Monitorare le prestazioni del vostro sito (uptime/downtime)

Monitorare le prestazioni del vostro sito (uptime/downtime)
L’uptime fa usualmente riferimento all’intervallo di tempo in cui un dispositivo, entità o periferica di rete (es. un webserver) resta attivo e funzionante; il termine opposto, downtime, denota dualmente il periodo temporale in cui lo stato di sistema non è operativo. Si tratta di due misure fondamentali per misurare le prestazioni del proprio provider e webserver… La misurazione viene effettuata a volte mediante valori assoluti (ad esempio 2 settimane/anno per il downtime), o più di frequente in percentuale su base periodica (anche qui, ogni anno).
Quando un uptime è “buono”?
Corrispondenza tra uptime e tempo di inattività per anno (fonte)
Convenzionalmente si considera un buon uptime un valore maggiore o uguale al 99% durante un arco temporale abbastanza lungo (almeno un anno): tale range di tollerabilità, tuttavia, viene a volte ulteriormente ristretto per via di vincoli intrinsechi relativi al sistema osservato. Per fare un esempio concreto: molti webserver indicano il 99.9% di uptime – su alcuni piani di hosting, o in condizioni particolari – come media ottimale di attività annuale dei propri server: questo perchè, come è possibile vedere dalla tabella sopra riportata, molto può cambiare in termini di tempo di inattività anche variando di pochissimo il “percento”.
CAUSE TIPICHE DEL DOWNTIME
Svariate possono essere le ragioni del downtime di un sito web:
  • problemi di rete interni al provider
  • errori irreversibili in PHP o sul CMS che sta facendo girare il sito;
  • problematiche di sistema operativo annesse alla configurazione (es. Linux non parte)
  • problemi sul web-server (es. Apache deve essere riavviato)
  • rallentamenti sul database (es. MySql necessita di reindicizzazione, manutenzione o riavvio)

Esistono inoltre casi di “falsi positivi” dovuti alla relatività della misura di uptime/downtime: di fatto non tutti gli utenti “vedono” la rete allo stesso modo, ed è questo il motivo per il quale un sito aperto da due postazioni internet differenti (es. voi ed un vostro amico di un’altra città) può far rilevare prestazioni diverse (ad es. voi lo visualizzate all’istante mentre il vostro amico non riesce ad aprirlo). I meccanismi di routing della rete WAN di internet sono molto complessi, e la cosa che in pochi considerano è che la vicinanza geografica tra due nodi non coincide necessariamente con una rapidità maggiore, dato che i pacchetti vengono instradati seguendo logiche molto più complesse e poco intuitive. Questo aspetto tecnologico deve per forza essere tenuto in conto nella valutazione di un “alto uptime” o di un uptime scadente: quindi facciamo sempre attenzione a valutare questa misura che in definitiva:

  • è sempre relativa alla posizione del nodo osservatore (dipende da dove viene calcolata);
  • potrebbe non essere uguale per tutti i nodi della rete (non è detto che un basso uptime rilevato da una parte del mondo sia ugualmente scadente per noi, o viceversa);
  • è influenzata da fattori stocastici non eliminabili come da rumore di trasmissione e simili.
LIMITI DELLE MISURE DI UPTIME
Queste considerazioni ci portano a considerare in modo piuttosto limitato la portata di una qualsiasi misura di uptime: per quanto riguarda il vostro sito web, una percentuale di uptime accettabile potrebbe stimarsi orientativamente a partire dal 99.5% in poi: ovviamente si tratta soltanto di una valutazione “a spanne”, poichè comunque è un dato statistico che si può calcolare (e che sto calcolando da più di un anno su un campione di provider) e che – oltre alle precisazioni dei punti precedenti – non tiene conto di un aspetto fondamentale, ovvero le prestazioni del server nel breve periodo. Dal punto di vista dell’indice percentuale in questione, in altri termini, un uptime del 99.70% potrebbe coincidere con 26 ore consecutive come spalmate in un anno – e gli utenti, di fatto, potrebbero risentirne o meno a seconda dei casi. Si tratta quindi di una misura aleatoria ( o probabilistica) affetta da errore – come qualunque altra, del resto – che deve sempre essere considerata in quanto tale, e mai elevata a totem assoluto di riferimento per valutare la qualità del provider. Poichè non è banalissimo misurarlo da soli, potete cercare su comparatorehosting il vostro provider, oppure provare ad usufruire dei servizi gratuiti di calcolo dell’uptime per i vostri siti, nel lungo periodo, agli indirizzi:

Entrambi i servizi inviano automaticamente dei report via email e vi notificano quando, dal loro “punto di vista”, qualcosa non sta funzionando per il verso giusto.

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