10 “ranking factor” che non dovresti sottovalutare nel 2015

10 “ranking factor” che non dovresti sottovalutare nel 2015

Ecco i dieci aspetti legati alla SEO che non dovremmo, secondo me, mai sottovalutare quando facciamo una consulenza.

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  1. Testi lunghi, ferri corti. No, non posso crederci: ancora leggo in giro, soprattutto su forum e blog in inglese, considerazioni sulla lunghezza ideale dei testi delle pagine, sul numero ideale di volte in cui dovresti ripetere la tua parola chiave, sul SEO copywriting che è quanto di più insensato possa esserci. Il problema di fondo è un altro, secondo me: se scrivi un testo lungo, aumenti ad ogni riga la possibilità di annoiare il lettore, se invece ne scrivi uno corto di solito… no. Very simple, secondo me. Al di là di questo, la distinzione andrebbe fatta tra testi scritti bene che possano interessare un certo target di ricerche, e testi scritti alla meno peggio tanto per mettere nero su bianco. In molti casi leggiamo testi di web marketing scritti bene di cui non frega niente a nessuno.
  2. La prepotenza di Google. Come notato da Giorgio Tave in occasione del clamoroso 1-5 con cui l’Olanda ha battuto la Spagna ai Mondiali, esiste un problema di sovraproduzione di informazioni generate dallo stesso motore di ricerca, che rendono decisamente critiche alcune ricerche. Se oggi cerchi “olanda“, suggerisce Giorgio, ti esce fuori una pagina interamente generata dal motore in cui i risultati indicizzati sono presenti solo in basso, invisibili o quasi, a momenti a scoraggiare l’utente dal cliccarci. Del resto la presenza di rich snippets come Google Places per alberghi, località, B&B e così via, inoltre, rende l’inserimento di un sito nella prima pagina davvero difficile se non impossibile: per cui occhio a promettere “prime posizioni” ai clienti su query di ricerca che possono presentare questo genere di problematiche, se non dopo aver stabilito che ci si possa inserire, sperabilmente, sistemando i rich snippet all’interno del sito da ottimizzare.
  3. Le apparenze ingannano. Proviamo ad immaginare un nostro vecchio compagno di avventure, un amico, nonchè single di ferro, che, dopo tanti mesi che non lo vediamo in giro appaia senza preavviso nel nostro pub preferito. Non è solo: è in compagnia di una donna mai vista prima, decisamente attraente. Dentro di noi, a quel punto – specie se crediamo di conoscerlo bene – scatta un cortocircuito che tende ad associare immediatamente una relazione sentimentale tra i due, tra occhiolini, “auguri e figli maschi” ed ammicamenti più o meno discreti: è molto facile convincersi della cosa, perchè il nostro amico (metafora di molti ranking factor) è, per l’appunto, un amico, gli vogliamo bene e vogliamo ardentemente il suo bene. Tuttavia, è altrettanto facile prendere un abbaglio perchè, ad esempio, si tratta di una sua parente che non vedeva da vent’anni, o magari di una sua amica che – mai e poi mai -lo prenderebbe in considerazione come compagno. Per quanto, quindi, a moltissimi piaccia trovare sottosignificati, letture colte, strutture, pattern ricorrenti, personalmente trovo l’approccio “occhiolino” alla SEO, tipico di chi crede di conoscerla meglio degli altri, molto improprio e, nella maggioranza dei casi, fuorviante. Faccio un esempio che ho a portata di mano, senza personalismi s’intende: l’articolo sulla SEO di Aranzulla, popolarissimo nel nostro ambiente in questi giorni, rischia di generare spiacevoli equivoci perchè prova – in buonafede, s’intende – a dare un ordine razionale ad un qualcosa di molto difficile da capire che, dall’esterno, si presta ad interpretazioni intuitive, che non vuol dire affatto “corrette”, quanto completamente fuori bersaglio. Io credo, in tutta onestà, che se davvero esistesse un modo per scrivere testi che si posizionano facilmente in prima pagina, qualche smanettone lo avrebbe da tempo scoperto e divulgato ai quattro venti. Lo stesso che accade con le falle informatiche di wordpress o quelle di un bancomat, ad esempio: troppo facile cedere alla tentazione, presto o tardi, di dirlo a qualcuno, piuttosto che tenere il segreto per sè per sempre. Dubito anche, con massimo rispetto per tutti s’intende, che in giro ci siano così tanti esperti di semantica e linguistica, competenze davvero necessarie per un approccio del genere.
  4. Ti sei chiesto “cosa sta cercando chi vuole trovare il sito“? Un sito come questo, ad esempio, viene cercato primariamente da chi cerchi hosting di un certo tipo, per cui il mio target sono essenzialmente webmaster ed informatici (e neanche tutti): poi il resto, almeno in teoria, viene come conseguenza. Ma questo presupposto, per moltissime startup online (specialmente se editoriali), viene sottovalutato o del tutto ignorato. Sapere chi ci visiterà, saper accontentare le loro esigenze con pagine specifiche è fondamentale per il successo. Se la risposta a questa domanda è tipo “che minchia ne so“, oppure non sapete dare una risposta troppo netta, può darsi che sia necessario rivedere drasticamente topic ed organizzazione del sito.
  5. La cinica importanza dei trend. Alcune ricerche su Google sono cicliche, e vivono dei periodi particolarmente “felici” in alcuni periodi dell’anno: un esempio potrebbero essere le ricerche di regali a dicembre, la caccia alla migliore offerta di creme abbronzanti d’estate e così via. Siamo nel periodo dei Mondiali, del resto, e moltissime ricerche, piaccia o meno, sono orientate sia sugli aspetti relativi alla competizione (formazioni, indiscrezioni, belle foto inedite o curiosità come lo spray per delimitare la barriera utilizzato da quest’anno durante le gare). Molti siti, da anni, in queste situazioni arrivano a forzare la propria natura, arrivando a pubblicare news che sono spesso distanti dal piano editoriale che possiedono durante il resto dell’anno: il bello, o il brutto, è che questo tipo di approccio (sotto certe condizioni) funziona bene, e riesce a procurare visite da Google spesso senza fare nient’altro. Tuffarsi nel vivo dei trend mediante hashtag popolari, ricerche molto comuni in brevi periodi e via dicendo è una strategia vincente: tuttavia lo è solo se si riesca a conciliare con la coerenza interna del sito. Il rischio, in effetti, è quello di procurarsi visite extra in gran numero ma totalmente disintessate al nostro sito (per cui, di fatto, inutili o “sprecate”).
  6. Pensare al modello di business. Quando facciamo SEO su un sito è bene preoccuparsi fin da subito della validità e della coerenza del suo modello di business: questo è il primo passo verso il successo, senza eccezioni. Se ignoriamo questo aspetto e ci concentriamo su pratiche tecniche della SEO (scrivere sui forum, partecipare alle community, fare link building alla meno peggio) rischiamo di andare fuori rotta e che, a lungo andare, il nostro lavoro si riveli inutile. I comparatori di prezzo, ad esempio, sono partnership spesso vincenti per promuovere i prodotti di un e-commerce, per quanto spesso non sia banale riuscire ad esserne coinvolti gratuitamente (link a pagamento, in the most of the cases).
  7. Valorizza i link. E senza pensare subito a link esterni (forum, blog, e così via), pensiamo anzitutto ad ottimizzare il nostro sito in termini di anchor text interne, in modo da collegare per bene tutti i post del nostro sito. Se usato per bene (e con criterio), si può sfruttare un plugin di inserimento di HTML nei vostri articoli WP come ad esempio AdInjection oppure SEO AutoLinks. La cosa essenziale è che i link, interni o esterni che siano, siano in qualche modo significativi per l’utente e lo aiutino, in definitiva, a trovare quello che sta cercando (vedi punto 4).
  8. Se la SEO non va, puoi ripiegare sui social. Almeno temporaneamente, o giusto per dare l’idea al cliente che qualcosa sta cambiando, lentamente (in termini di visite al sito, quantomeno), puoi inventarti una campagna social in attesa di risalire per le chiavi di ricerca prestabilite. Tante sono le possibilità, ma un occhio a strumenti come Tribble (autopost del feed di un blog su Twitter) oppure twuffer (un canale che uso spessissimo per programmare tweet strategici) o i vari Hootsuite e simili, certamente va dato. Non tutti sono d’accordo sull’opportunità di usare strumenti automatici per le campagne social, ed in effetti in certi casi funziona tutto molto meglio organizzando le promozioni giorno dopo giorno.
  9. Prepara un pool (privato) di siti affidabili, e sfruttalo per ogni consulenza. Per quanto io sia il primo a non farlo, ho riempito agende e file di appunti, siti web che danno backlink “seri”, opportunità di backlinking e così via. Per la verità molto tendo a pubblicarlo sul blog, per quanto in altri casi eviti di fare più che altro per contrastare l’emulazione incontrollata di certi fenomeni. È bene, quindi, che anche voi abbiate una lista di siti di fiducia che possano darvi backlink di qualità ogni volta che ne abbiate bisogno, a rotazione. Non tutti i backlink si adattano per tutti i siti, ovviamente, quindi in caso preparate più liste.
  10. Finally: fissate sempre una metrica di riferimento, che non deve essere per forza il ranking su Google, ma può essere un mix di fattori tra conversioni (sempre essenziali) del sito, numero di visite, numero di ricerche per il sito rilevate dal WMT, numero di fonti di traffico differenti e via dicendo. Non farlo significa affidarsi letteralmente al caso.

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