Web Hosting: 7 caratteristiche da conoscere prima della scelta ette caratteristiche fondamentali, spesso trascurate o malintese, che andrebbero correttamente presentate (ed analizzate dall'acquirente) nella scelta di un web hosting

<span class="entry-title-primary">Web Hosting: 7 caratteristiche da conoscere prima della scelta</span> <span class="entry-subtitle">ette caratteristiche fondamentali, spesso trascurate o malintese, che andrebbero correttamente presentate (ed analizzate dall'acquirente) nella scelta di un web hosting</span>

Ogni provider presente sul mercato fa pubblicità di caratteristiche differenti, e questo rende spesso difficoltoso per l’utente riuscire a rendersi conto delle differenze e delle reali qualità. Il tutto a maggior ragione del fatto che, inoltre, ognuno presenta le cose a modo proprio, e non sembra esistere una lista di feature di hosting universalmente accettata. Eppure ci sono almeno sette caratteristiche fondamentali, spesso trascurate o malintese, che andrebbero correttamente presentate (ed analizzate dall’acquirente) nella scelta di un web hosting. Alla fine, a mio avviso, non è neanche discorso di capire “chi offre cosa” e a quale prezzo: a riguardo i webmaster sono piuttosto smaliziati sull’argomento, e sanno riconoscere quando si paga per qualità reale o per benefici farlocchi a seconda dei casi. Il vero problema è che non esiste alcuna uniformità nel tipo di presentazione delle offerte, che spesso – di fatto – propongono caratteristiche e sostanza del tutto differenti tra loro, e quindi non paragonabili.

Per esempio: c’è chi scrive “hosting condiviso” e confonde la larghezza di banda con il traffico disponibile(la prima misura una “velocità” in Mbps, la seconda invece la quantità di dati massimi transitabili sul server in Mega); c’è chi non indica se il consumo di traffico è mensile o annuale, e chi addirittura crede di non dover specificare chiaramente se la soluzione è shared o dedicata. Una confusione che personalmente a me piace molto poco, ed è peraltro la considerazione da cui ero partito, a suo tempo, per realizzare un motore di ricerca specifico per hosting che permettesse, tra le altre cose, di mettere più chiaramente a confronto le caratteristiche fondamentali delle offerte, in modo da orientare il webmaster.

Per mancanza di dati in molte circostanze, quindi, sono arrivato a concepire la seguente lista di caratteristiche che in un hosting dovrebbero essere messe in primo piano, per i benefici degli utenti che le leggeranno e – una volta che ci siamo – anche per eventuali aggregatori. Questo si tradurrebbe – a mio avviso – in un sostanziale incremento del traffico verso i siti delle offerte, con aumento possibile delle conversioni.

Vediamo quindi quali sono le caratteristiche che in un’offerta di hosting non dovrebbero mai mancare, aiuterebbero i webmaster a comprendere cosa stanno acquistando e si prestano ad essere presentati in forma composta in modo piuttosto naturale (che si tratti di tabelle HTML oppure di liste semanticamente strutturate).

  1. La tipologia di hosting: punto trascuratissimo e spesso dato per scontato. In molte offerte presenti sul web non è sufficentemente chiara la tecnologia sottostante, ovvero se si tratta di un condiviso, dedicato, VPS. Non è un dato essenziale per chi vuole semplicemente mettere su un sito e “chi si è visto”, ma sarebbe importante saperlo e denoterebbe maggiore professionalità. Il problema, in altri termini, si traduce nel fatto che ogni provider utilizza convenzioni proprie e tende a riportare in modi diversi – o non riportare affatto – la tecnologia usata, che può in certi casi essere dedotta esclusivamente dal prezzo (ad esempio 4 € al mese può denotare un servizio condiviso). hosting condiviso, alla fine cosa costa scriverlo chiaramente?
  2. I linguaggi supportati: va bene che l’accoppiata MySQL / PHP è ormai uno standard nella quasi totalità dei casi, al tempo stesso sono dell’idea che sia necessario indicare tutti i linguaggi lato server supportati, comprensivi del numero di versione (esempio: PHP 5.3) e, a questo punto, indicare anche la versione dell’application server (es. Apache 2.2) e del DBMS (es. MySQL 4.1). C’è chi usa il linguaggi Perl o Phyton, ad esempio, che trova poco immediato trovare macchine che supportino questi linguaggi, e questo si traduce – per quanto in misura non eccessiva, per la verità – in un minor numero di conversioni.
  3. Il prezzo: andrebbe sempre indicato IVA inclusa, in modo che si sappia da subito quanto si paga per il servizio, evitando di fare come alcuni che riportano il costo al netto della tassa per sembrare “più economici”. Tatticismi di mercato un po’ subdoli che, a mio umile parere, lasciano il tempo che trovano: a questo punto, inoltre, tanto varrebbe indicare la cadenza di pagamento ed il prezzo annuale, senza costringere l’utente a farsi i conti da soli. Prezzi più chiari, quindi, è una delle più grandi priorità che possano esistere in questo settore.
  4. Le modalità di assistenza: basterebbe indicare semplicemente se esssa avviene via e-mail, sistema di ticket o telefono; al limite, se si vuole, non sarebbe male dare un’indicazione orientativa sui tempi di risposta medi delle richieste (Supporthost è uno dei pochi che utilizzo che lo scrive chiaramente), visto che in generale trovo inaccettabile che a volte passino diversi giorni prima di ottenere una risposta. In alcuni casi non ho trovato indicazioni specifiche sull’assistenza, a parte il solito 24/7/365 che finisce per lasciare il tempo che trova.
  5. Le condizioni di uso: basta con le TOS chilometriche che non legge mai nessuno, molto meglio una sintesi riassuntiva che riporti brevemente, preferibilmente in pochi punti, cosa mi viene offerto, cosa posso fare con l’hosting (contenuti ammessi e con esempi concreti: adult, diritti d’autore, e via dicendo), le responsabilità dell’hoster (ammesso che ci siano…), le condizioni da rispettare, gli script che non è eventualmente consentito usare e la gestione dei backup, annoso problema che sarebbe opportuno gestire con più chiarezza dall’inizio (capire se sono a carico dell’utente, se non ci sono, se sono automatici e se si pagano a parte).
  6. Le garanzie espresse in modo più chiaro: non pretendiamo certo che i nostri dati siano curati dal provider, ma un minimo di sicurezze sarebbe il caso di averle visto che poi i dati li mettiamo fisicamente su quelle macchine. Un punto strettamente collegato al precedente, alla fine, e basterebbe scriverlo chiaramente nell’offerta per evitare poi le eventuali lamentele successive.
  7. Le risorse “illimitate”: utilizz molto spesso in modo improprio tale terminologia, pero’ bisogna ammettere che promettere banda e spazio su disco “senza limiti” è un banale paravento per la deprecabile pratica dell’overselling (cioè vendere più di quanto si disponga, basandosi sull’assunto statistico che la maggioranza dei webmaster non utilizzerà mai le funzionalità al 100%). Questa parola andrebbe – a dirla tutta – evitata completamente, se non fosse che “tira” molto dal punto di vista del marketing. Magari è noioso o poco accattivante dire che la banda è limitata mensilmente, senza contare che molti la vedono come una vera e propria limitazione: ma siamo davvero sicuri – e mi rivolgo ai colleghi – che consumeremo così tanto traffico da esaurirlo? Ad esempio io utilizzo banda limitata su tutti i miei siti e, finora, ho dovuto fare soltanto uno o due upgrade per estendere la disponibilità. Il problema qui – e lo dico per completezza – è che molti webmaster purtroppo sopravvalutano la propria capacità di generare traffico sui siti che realizzano, cosa forse sgradevole da ammettere ma mediamente veritiera. Da parte loro i provider di web hosting, nel frattempo, potrebbero evitare di promettere quello che – molto semplicemente – non possono mantenere, neanche nelle soluzioni più avanzate (i limiti fisici della macchina ci sono sempre). Altro conto è da intendersi, ovviamente, se ad essere illimitati sono ad esempio i sottodomini, cosa più realistica a confronto: ma anche qui, a chi serve davvero?
Tophost
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