Google: stretta su siti porno affiliati e foto private su Blogger Il colosso del web vieta, oltre all'hosting di contenuti per adulti di natura commerciale, il leak di foto e video privati

<span class="entry-title-primary">Google: stretta su siti porno affiliati e foto private su Blogger</span> <span class="entry-subtitle">Il colosso del web vieta, oltre all'hosting di contenuti per adulti di natura commerciale, il leak di foto e video privati</span>

Su Blogger non è più possibile già dal 2013 postare contenuti per adulti a scopo commerciale: a questo si aggiunge il recente divieto di postare foto private di cui non si detengano legalmente i diritti.

Contraddicendo una delle più note condizioni d’uso di Blogger (il fatto di essere molto “liberale” sui contenuti per adulti, a patto di taggarli adeguatamente in modo che i visitatori vedano un avviso prima di procedere), l’azienda ha nuovamente cambiato rotta – sulla falsariga di ciò che Reddit ha dichiarato in merito giorni fa – bandendo sia il porno di natura commerciale (banner pay per click, per per sale, ecc.) che quello di foto amatoriali postate senza il permesso dei soggetti rappresentati.

Magari è alquanto grottesco accorgersi “ufficialmente” del problema giusto dopo il furto di scatti privati di varie attrici ed attori famosi – e non ad esempio quando moltissimi altri anonimi hanno subito violazioni altrettanto pesanti – ma il problema sollevato è certamente importante.

A ben vedere, in effetti, le condizioni d’uso effettive di Blogger – spesso fraintese come un lasciapassare per fare gratis quello che si vuole – erano molto meno “free” di quanto si potesse credere:

Contenuti per adulti: consentiamo la pubblicazione di contenuti per adulti, inclusi video o immagini che contengano nudità esplicite o attività sessuale. Se il vostro blog rientra in questa tipologia per favore segnalatelo come “adult” dall’interfaccia di Blogger […]

Esistono alcune eccezioni a questa regola:

  • Non utilizzare Blogger come metodo per fare soldi online con il porno, ad esempio mediante blog che contengano link o pubblicità a siti porno a pagamento.
  • Non postare contenuti illegali […]
  • Non postare o distribuire foto private senza il consenso dei soggetti rappresentati, ed in caso di abusi segnalarlo qui.

Inizialmente era stato pianificato (cosa poi ritrattata) di bandire del tutto i contenuti per adulti, a meno che non offrissero “pubblico beneficio, ad esempio in un contesto artistico, educativo, documentaristico o scientifico“, di fatto – in altri termini – ad arbitrio di Google. La decisione avrebbe pero’ provocato una reazione negativa da parte degli utenti, alchè è seguita una seconda dichiarazione ufficiale sul forum di Blogger (la traduzione è mia):

Abbiamo ricevuto moltissimi feedback a riguardo, in particolare sull’introduzione di un cambiamento “retroattivo” (anche su account che esistono da più di 10 anni), ed anche sull’impatto negativo che provoca su alcuni individui il “leak” di foto private. Piuttosto che implementare il cambiamento, abbiamo deciso di rendere più rigide le nostre regole proibendo il porno di natura commerciale.

I proprietari di blog continueranno a dover segnalare i propri contenuti come “per adulti”, in modo che appaia un warning prima di visualizzarli.

All’inizio l’idea sembrava anche quella di escludere dai risultati di ricerca i contenuti di siti adult su Blogger: a riguardo Zoe Margolis osservava che la decisione di obbligare questi blog ad essere privati sembrava una gigantesca forzatura. Questo non solo perchè violava la libertà di espressione, di fatto, ma anche perchè rischiava di far assomigliare Blogger ad un gigantesco “walled garden“, un “giardino artificiale” isolato dal resto del mondo (i siti privati sono visibili solo a chi vuole seguirli, e soprattutto non sono visibili su Google). Non è successo quanto paventato per quanto, di fatto, le regole su Blogger siano diventate molto più restrittive, favorendo così indirettamente i colossi del porno (che possono permettersi hosting, stipendi ad attori ed eventuali spese legali), adeguando in altri termini il mercato alle loro regole.

Certo è che esiste un altro problema, ovvero quello dei contenuti privati postati senza il consenso dei soggetti, ed è un problema di cui internet, e non solo Google, deve prendersi carico: questo atteggiamento dell’azienda di Mountain View sembrerebbe peraltro sintomatico di qualcosa che bolle in pentola. L’impressione, di fatto, è che a Google possa interessare l’hosting di contenuti per adulti come settore commerciale, il che spiegherebbe in modo plausibile il “fastidio” che prova per gli ads a pagamento.

Del resto, c’è anche da considerare che da una ricerca su Google di siti adult hostati su Blogger, sembra che molti di essi offrano spesso contenuti illegali (come ad esempio password rubate per siti a pagamento come Brazzers o Bangbros.), a volte addirittura in prima posizione nei risultati. Probabilmente il vero problema è legato a siti di questo tipo, oppure a quelli che pubblicano le foto di leak privati (il fappening dell’anno scorso), non tanto ai piccoli webmaster che provano a monetizzare mediante banner o white-label, che saranno comunque costretti a migrare i propri DNS altrove.

A chi possono rivogersi i webmaster di siti adult? Tumblr offre una buona alternativa a riguardo, attualmente, per quanto vieti i siti di spam (che sono quasi sempre esclusi dai risultati di ricerca) e le limitazioni sembrino legate a chi non sappia creare valore aggiunto con un blog, a prescindere dalla sua natura (o meno) commerciale:

nel tentativo di scoraggiare alcune persone non troppo carine (not-so-nice people, nell’originale, ndt) dall’usare Tumblr come hosting gratuito per siti porno commerciali di scarsa qualità, abbiamo iniziato a rimuovere dai risultati di ricerca di Google questo piccolo sottoinsieme di blog.

Inizialmente, del resto, Tumblr tendeva a deindicizzare i contenuti adult da Google, secondo modalità piuttosto caotiche: successivamente ha ritrattato e, in linea di massima, i siti per adulti sono solitamente inclusi nell’indice dei motori di ricerca. L’idea migliore, comunque, per i webmaster adult sembra quella di sfruttare un hosting adult a pagamento (se ne trovano alcuni a prezzi ragionevoli, come Arvixe) in modo da non rischiare di perdere tutto senza preavviso, fermo restando il rispetto delle regole su privacy e copyright.

Fonti: TheGuardian, TheGuardian, ArsTechnica

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