Garanzie sugli uptime? Non servono Quando un hosting pubblicizza un uptime del 99.9% non è detto che tutti i nostri problemi risiedano lì

<span class="entry-title-primary">Garanzie sugli uptime? Non servono</span> <span class="entry-subtitle">Quando un hosting pubblicizza un uptime del 99.9% non è detto che tutti i nostri problemi risiedano lì</span>

Avete mai letto “garanzie di uptime” su offerte di hosting? Il discorso è piuttosto complesso perchè, in termini tecnici esatti, non è affatto una garanzia di servizio di qualità anche se, a posteriori, fornisce una buona misura su come il server si sia comportato in passato (e non, come alcuni pensano, su come si comporterà). In alcuni casi l’uptime viene inserito addirittura nelle SLA (Service Level Agreement), e questo secondo me è ancora più fuorviante – quando, ad esempio, sarebbe più utile e corretto dare la garanzia che il servizio condiviso (ad esempio) che acquisteremo non sarà usato da più di X webmaster, come avviene nel caso di V-Hosting o di SupportHost (semi-dedicati).

Qualsiasi garanzia in termini di “uptime garantito” è molto relativa per almeno due ragioni:

  • anzitutto, perchè gli uptime fanno riferimento sempre al passato (ad esempio: abbiamo avuto un uptime del 99.96%);
  • in secondo luogo, per il non trascurabile inconveniente che è impossibile prevedere il futuro.

Una qualsiasi “garanzia” di uptime non ha senso almeno quanto ritenere che si abbiano più possibilità di vincere una partita di calcio, tanto per dire, “perchè” sono state vinte tutte le precedenti: è un fattore da considerare ma l’imprevisto può sempre capitare – in un campo come nell’altro. L’uptime deve essere interpretato nel modo corretto: è una misura della responsività media di un provider, misurato su un indirizzo IP che peraltro potrebbe essere diverso da quello che utilizzerete per il vostro web service o sito, ed è soggetto ad errori come qualsiasi altra misura.

Un uptime del 99.5%, ad esempio, sta a significare che in un periodo di tempo limitato (ad esempio un anno), nel 99.5% dei casi il ping è andato a buon fine (quindi il servizio avrebbe risposto), e nel restante 0.5% dei casi invece si è verificato un problema. In termini di giorni, significa che 363 giorni il server ha risposto correttamente e nel rimanente giorno e mezzo no, ovviamente non si considerano per forza distribuzioni contigue di giorni perchè la “frammentazione” è più correttamente da considerarsi su base oraria. Quindi, ad esempio, quel giorno e mezzo di disservizio può essere frammentato in due ore il 2 marzo, altre 3 il 7 aprile e così via.

Chiaro che, alla luce di questo, una garanzia di uptime (“uptime garantito“, si legge su molte pubblicità di hosting) non ha troppo senso se non, almeno in termini concreti, per dare un’idea di quanto le macchine che si usano siano responsive, efficenti e ben mantenute. Da un punto di vista dello storico dell’uptime, invece, il discorso può avere più senso: su comparatorehosting.com ho allestito un servizio gratuito (che funziona ormai dal 2011) che misura gli uptime medi di vari provider. Non avete idea di quante volte abbia dovuto checkare e modificare gli indirizzi IP destinatari del ping, e questo per mantenere una misurazione efficente e precisa al massimo (PS se siete provider di hosting potete richiedermi l’inserimento via email, ma ricordatevi di segnalarmi l’IP numerico da pingare – la richiesta, diversamente, sarà ignorata).

Photo by Trevor Manternach

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