Chiude il servizio online che pubblicava foto private senza il consenso dei soggetti Il creatore di UGotPosted.com è stato condannato a diversi anni di carcere, mentre il sito è stato dismesso da tempo

<span class="entry-title-primary">Chiude il servizio online che pubblicava foto private senza il consenso dei soggetti</span> <span class="entry-subtitle">Il creatore di UGotPosted.com è stato condannato a diversi anni di carcere, mentre il sito è stato dismesso da tempo</span>

Tra i tantissimi siti per adulti UGotPosted.com (che attualmente non esiste più) occupava un posto davvero particolare: offriva infatti foto private di persone ordinarie, scatti rubati o consegnati direttamente da chi aveva sottratto loro quei momenti intimi, e si faceva pagare (come se non bastasse) per togliere di mezzo ogni riferimento. Cosa peraltro – come già detto in proposito del caso del fappeningvirtualmente impossibile, perchè le foto che finiscono online difficilmete si riescono ad eliminare del tutto: ad ogni modo, grazie alle numerose denunce delle vittime per questo sito sembra essere finita, almeno in questa circostanza. Già Reddit e Blogger, a tal proposito, hanno inserito delle clausole rinnovate e molto più rigide (non è consentito pubblicare foto altrui senza il loro permesso) per il cosiddetto “porno involontario“.

Non solo UGotPosted ospitava foto private di persone senza il loro consenso e chiedeva un vero e proprio riscatto per togliere di mezzo i file: pubblicava anche i recapiti delle singole persone, contatti Facebook inclusi, rendendo la vita delle vittime davvero molto difficile. Per fortuna il servizio è stato dismesso, il creatore del sito arrestato e condannato a 28 anni di carcere, terminando così una delle più spaventose storie di revenge porn mai circolate in rete.

Il dominio UGotPosted.com che ospitava il tutto è attualmente dismesso, ed è stato attualmente parcheggiato da gandi.net: c’è da sperare che non si voglia speculare anche su questo nome a dominio, magari sfruttandone nuovamente la popolarità, nella speranza che il precedente legale possa creare un concreto deterrente per chiunque volesse portare avanti idee del genere.

Photo by Gwydion M. Williams

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