L’hosting è un fatto soggettivo I pareri che si leggono in rete sugli hosting sono, in molti casi, forniti da troll e copywriter pagati

<span class="entry-title-primary">L’hosting è un fatto soggettivo</span> <span class="entry-subtitle">I pareri che si leggono in rete sugli hosting sono, in molti casi, forniti da troll e copywriter pagati</span>

Se consultiamo forum di settore, gruppi Facebook e commenti in giro su blog e social è facile convincersi che la scelta dell’hosting sia condizionata, il più delle volte, da fattori soggettivi. La questione è complicata e, in proposito, scrivo sempre che il vero fattore che fa la differenza per un hosting – dal mio punto di vista, ovviamente – è la qualità dell’assistenza: questo perchè, secondo me, è ciò a cui badano la maggioranza degli utenti.

I problemi con l’hosting X, spesso, derivano dal fatto che una buona assistenza che sa vendere fumo vale più, alla prova dei fatti, di una poco reperibile che vende servizi di qualità.

La cosa paradossale è che, così facendo, la qualità effettiva passa in secondo piano, un po’ come accade per altri fattori di presunto valore i quali, presi singolarmente, valgono poco o nulla. A nulla serve, infatti, che io possa “parlare bene” dell’hosting X – ammesso, per semplicità, che lo faccia sempre e comunque in buonafede – se poi quel servizio non ha neanche configurato decentemente il firewall, oppure tende a scaricare la colpa di qualsiasi problema sempre e comunque sul cliente.

Quando scrivo che hosting è un fatto soggettivo, quindi, mi riferisco esattamente a questo: leggere il consiglio di un webmaster esperto che si è trovato benissimo con SiteGround (che è uno dei trend del momento, in fatto di hosting) piuttosto che con GoDaddy (come vado ripetendo da qualche mese) posso dargli credito e, a certe condizioni, credere alla sua parola. Nonostante tutto, pero’, quegli stessi servizi me li avrebbe dati anche un altro provider, come Bluehost o Pop.it, per cui ci troveremmo ad un certo punto a valutare in maniera sempre soggettiva questi servizi. Se poi mettiamo in mezzo la possibile presenza di articolisti pagati per parlare bene di un servizio o troll che parlano male di tutto sempre e comunque, la faccenda si complica ancora di più.

Basarsi sull’esperienza di altri utenti è piuttosto indicativo e, al tempo stesso, rassicurante: ma tutto dipende dalle competenze in materia che avevano quei clienti. Per usare un hosting serve quantomeno capire la differenza tra FTP e MySQL, diversamente tanto vale fare altro nella vita. Non tutti lo capisco, eppure giudicano lo stesso presi come sono dall’enfasi e dall’esaltazione che fornisce il commento che puoi postare su Facebook, su un blog o magari su un forum in semi-anonimato.

Ad esempio, molti webmaster valutano lo storico dell’uptime dell’hosting: ma questo è un dato che tende a rimanere parziale, dato che è indicativo di una rilevazione statistica che, per natura, può essere falsata, fuorviante per non dire manipolata ad arte. L’uptime è indicativo della qualità dell’hardware e della rete a cui si appoggia il provider, ma il più delle volte non riflette l’effettiva qualità del servizio: questo perchè dipende sempre dagli script che facciamo girare, dai CMS che pretendiamo di tenere in piedi e così via.

In un certo senso, la qualità dell’hosting è correlata alla capacità di scripting ed alle competenze tecnologiche del webmaster: anch’io mi accorgo, da addetto ai lavori, di come tenda a iper-valutare soluzioni di hosting che altri troverebbero difficili da usare o inefficenti, svalutando istintivamente il low-cost troppo marcato.

Molte opinioni che si leggono in giro sugli hosting, inoltre, sono espresse da testimonial improvvisati di quell’hosting: una popolarissima ricerca in italiano, ad esempio, relativa agli hosting per CMS, porta in prima pagina di Google l’articolo di un testimonial di un hosting. Non voglio dire che sia uno scandalo perchè figuriamoci, pero’ non credo sia una pagina di qualità al 100% (per come viene intesa da Google sulla carta). Nè voglio insinuare che sia stato fatto in malafede – ed evito di riportare riferimenti espliciti alla cosa, visto che queste persone diventano piuttosto permalose quando commenti i loro blog leggermente “fuori dalle righe” – pero’ anche qui abbiamo la prova che la qualità sia un fattore soggettivo.

Si arriva quindi al paradosso finale: se uso un hosting pessimo e non ho alcun problema col mio sito, perchè sono fortunato o perchè per me 100 visite al giorno sono una marea di visitatori, dirò in perfetta buonafede che quell’hosting è buono. Col rischio di essere “accusato” di essere in malafede!

Leggere e confrontare offerte su siti come questo, quindi, da’ secondo me una mano consistente, ma non è tutto: il criterio di confronto stesso è soggettivo, e potremmo trovarne molti altri validi quanto quelli utilizzati qui. Ogni buon trovaprezzo sul mercato, in effetti, tende a proporre il proprio. La cosa importante, secondo me, è non confondere l’enfasi con la concretezza di ciò che si dice, cercando di mostrare che, nel 90% dei casi, il ventaglio di opzioni tra cui poter scegliere un hosting è davvero molto ampio.

Photo by meshmar2

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