PadMapper pagherà 1 milione di dollari a Craiglists Il famoso sito di annunci ha vinto la causa per violazione di copyright contro due servizi di mashup che utilizzavano i suoi dati

<span class="entry-title-primary">PadMapper pagherà 1 milione di dollari a Craiglists</span> <span class="entry-subtitle">Il famoso sito di annunci ha vinto la causa per violazione di copyright contro due servizi di mashup che utilizzavano i suoi dati</span>

PadMapper e 3taps sono due servizi online che, sfruttando i dati prodotti da Craiglist (cioè vari annunci online postati dagli utenti), li proponevano pubblicamente in veste più dinamica e comoda nelle proprie applicazioni. Tale operazione era stata eseguita senza il consenso del celebre sito, che ha fatto causa ai servizi e, dopo una lunga attesa, si è vista dare ragione in sede legale.

Secondo ArsTechnica, infatti, in seguito alla denuncia di Craiglists per concorrenza sleale, violazione di copyright, delle norme contrattuali e di marchio registrato, i due servizi in questione saranno costretti entrambi a chiudere. Le critiche sul potere monopolistico di Craiglists non sono mancate, per quanto effettivamente sembri difficile dare torto alla sentenza del giudice. Craigslist dovrà inoltre, secondo quanto stabilito in tribunale, donare tale somma alla Electronic Frontier Foundation, in misura di 100 mila dollari all’anno nei prossimi 10 anni.

Cosa sarebbe successo in Italia? Più che altro, da noi dobbiamo preoccuparci dei siti scraper che, in modo evidentemente più semplicistico e sbrigativo, copiano contenuti da siti altrui senza permesso: su trovalost.it è successo almeno un paio di volta dalla sua nascita, interi articoli venivano ricopiati senza avvisarmi (peraltro allo scopo di guadagnarci, visto che erano copiati in pagine con numerosi annunci pubblicitari). Nel caso di realizzazione di mashup che filtrino e selezionino i contenuti di un sito esterno, per la verità – il che si avvicina a quanto avvenuto nei fatti citati – ho sempre pensato che sia necessario fare delle distinzioni, soprattutto se i dati estrapolati sono pubblici e disponibili sul web. Resta tuttavia la questione annessa al diritto d’autore ed alla posizione monopolistica di una realtà del web, senza contare che quei dati erano più che altro di proprietà degli utenti: anche Facebook, ad esempio, ha recentemente riconosciuto la paternità degli autori di foto postate nel social network.

Certamente la questione in generale è controversa, e non mancherà di fare discutere nei prossimi giorni.

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