SEO, la strategia definitiva per vincere tutto Un articolo sull'ottimizzazione dei motori di ricerca che punta al click baiting come se fosse antani

<span class="entry-title-primary">SEO, la strategia definitiva per vincere tutto</span> <span class="entry-subtitle">Un articolo sull'ottimizzazione dei motori di ricerca che punta al click baiting come se fosse antani</span>

Boh!

Scherzavo.

Forse se sei arrivato fin qui… ti potrebbe essere utile leggere questi punti.

  1. La regola fondamentale di ogni consulenza SEO è che ogni sito fa storia a sè: non esistono ricette universali, mentre gli unici veri automatismi sono quelli che offrono gli strumenti di manutenzione (disavow tool, scansione pagine ecc.). Questo, ovviamente, non significa che un minimo di attività promozionale non si possa programmare ed automatizzare mediante cron-job, ad esempio: tutto dipende dal contesto, sempre.
  2. I SEO lavorano su modelli predefiniti di natura intuitiva, markettara, tecnologico-statistica o (molto spesso) un mix di esse; i più bravi riescono a tarare i parametri un po’ alla volta, anche in corso d’opera e con l’esperienza. La verità di fondo, pero’, è che nessuno sa nulla su come funziona Google e siamo bravissimi a dimenticarcene, soprattutto. Chiaro, ci sono community ufficiali molto interessanti – questa, ad esempio – ma il valore delle affermazioni riportate deve comunque essere ponderato con attenzione. Un’affermazione, per quanto corretta sia, potrebbe non fare al caso nostro.
  3. L’errore più comune che fanno anche i migliori SEO è legato proprio al farsi condizionare da ciò che leggono, da quello che ha detto Google e dalla leggiadra capacità di generalizzare qualsiasi affermazione (Google dice di non fare link building, Google dice di usare il nofollow, Google dice di usare HTTPS, Google dice di lanciarsi da un dirupo) o, peggio, da quello che ha scritto il loro guru preferito. Gli spunti di Rand Fishkin, ad esempio, sono particolarmente emblematici di questo fenomeno, per quanto i suoi whiteboard friday sempre quasi sempre utili, stimolanti e costruttivi.
  4. Siamo stracolmi di SEO-fuffari, di gente si alza la mattina e si auto-definisce SEO-specialist senza uno straccio di esperienza e di qualifica. L’habitat naturale di questa singolare specie, probabilmente protetta dal WWF, sono proprio i social network: motivo per cui evito ormai da anni, nei limiti del possibile, di frequentare questi ambienti e di esprimere pareri/consulenze/contraddire le numerose scempiaggini che mi capita di leggere. Quindi, nei limiti, evitate di farlo anche voi perchè si perde solo tempo (“giocare a scacchi con un piccione” rende l’idea). Molto meglio sperimentare varie tecniche – gli spunti sui blog SEO non mancano, in effetti – e darsi da fare su casi concreti ogni giorno. Anche perchè, considerate pure, c’è un problema di fondo che esprimerò nel prossimo punto.
  5. Molta SEO si definisce sui forum e nelle community – e questo può essere bello, utile e costruttivo – ma porta all’idea distorta che le consulenze SEO siano sempre gratis o si debba pagare quattro soldi il ragazzetto che ti butta già due cazzate su WordPress. Se in un forum Pinco Pallo mi dettaglia quello che, secondo lui, devo fare per risolvere i miei problemi di SEO, e ne esce una discussione kilometrica sull’argmento, passerà in 4 clienti su 5 l’idea malata che ogni altra consulenza sia comunque free of charge. Attenzione quindi a non cadere in questo subdolo tranello: soprattutto, se volete fare le cose seriamente diffidate dalle proposte SEO troppo spudoratamente low cost. Circa l’80% delle consulenze che ho fatto fino ad oggi, del resto, avevano un fattore comune: il cliente, in passato, aveva affidato la Search Engine Optimization del proprio sito a ragazzini sottopagati e cialtroni vari, che – per varie ragioni – hanno solo saputo fare danni.
  6. La totalità del discredito che molta gente pone nei confronti della SEO è un mix di ignoranza e di sostanziale sottovalutazione del problema. Se hai aperto un portale “giusto per”, per fare invidia ai tuoi amici o perchè “bisogna” avere un sito, sei fuori strada dall’inizio ed è inutile, in questi casi, fare SEO a qualsiasi livello. Liberarsi della mentalità provinciale e pensare un po’ più in grande è uno step necessario per un approccio quantomeno accettabile al problema.
  7. La SEO non si fa solo “scrivendo articoli”: ci sono moltissime altre cose che bisogna saper fare, e si tratta di skill tecnici non alla portata di tutti, in molti casi. Riconoscere gli status di un server, valutare ed ottimizzare i tempi di risposta di un server, linkare i contenuti in modo coerente, favorire l’usabilità del sito.
  8. La parte contenutistica degli articoli, nello specifico, andrebbe quasi sempre delegata ad un copywriter qualificato sull’argomento. Se sono specializzato in filosofia orientale non puoi chiedermi l’articolo di web marketing turistico o sui motori di grossa cilindrata o sui nani da giardino. La SEO non è solo contenuti, ovviamente, e richiede la capacità ulteriore di prendere contatti giusti, vedere i link come opportunità e conoscere un minimo il marketing: cosa che, a mio avviso, può derivare solo da un’analisi approfondita e paziente del contesto.

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