Come scrivere un curriculum vitae, secondo me

Come scrivere un curriculum vitae, secondo me

Come scrivere il curriculum vitae per proporre le tue competenze? Sul web spopolano articoli, risorse e tutorial inerenti questo argomento, che evidentemente possiede, ancora per molte persone, svariati punti oscuri. Con questo articolo, ed alla luce delle mie esperienze, mi piacerebbe condividere con voi gli aspetti fondamentali relativi alla presentazione di un curriculum come si deve.

Come presentarsi? Cosa scrivere? Facciamo prima di tutto i conti con le nostre ambizioni e le nostre competenze, e poi mettiamoci al lavoro magari partendo da un modello preimpostato (ad esempio questo in formato europeo, oppure questo). Ovviamente ci toccherà adattarlo come si deve alle nostre esigenze, ma una volta scritto potremo poi progressivamente aggiornarlo, anche sulla base delle nostre esperienze lavorative successive.

Ma quali sono i punti più importanti da rispettare? Vediamone dieci, fermo restando che saranno utili soprattutto per chi cerca lavoro come: webmaster, SEO, consulente informatico o programmatore (le attività che ho svolto in questi anni). Con qualche adattamento, potrà essere un decalogo da seguire anche per chi fa lavori leggermente diversi, ad esempio in ambito web (copywriter, social manager ecc.).

  1. Anzitutto, impariamo a contestualizzare: presentare un CV ad un’azienda privata di informatica è diverso dal farlo presso un’ente pubblico. In molti casi (quando ero all’università, ad esempio) mi è capitato di sentire di invio di curriculum dispersivi, o comunque fuori bersaglio (con effetti involontariamente comici, a volte) rispetto alle indicazioni necessarie: se il posto è per programmatori PHP, ad esempio, non ha senso inviare un curriculum riportando tra l’altro “esperienza di impaginazione in Publisher”. Non è vero, quindi, che “tutto fa brodo”, come molti tendono a pensare: sempre meglio essere concisi, diretti e soprattutto sinceri.
  2. Chi ci legge ha poco tempo per noi, come per qualunque altro candidato – soprattutto se il posto è molto ambito: impariamo a rispettare in modo scrupoloso le indicazioni che ci vengono fornite, ed atteniamoci ad esse. Nella mia esperienza, la sintesi è preferibile alle lungaggini, a meno che ovviamente non dobbiate scrivere per esteso esperienze, titoli e competenze specifiche e/o mirate per l’incarico che dovreste ricevere. Attenzione che, in molti casi, c’è il rischio di non farsi capire: per cui ad esempio fate leggere a qualcun altro, possibilmente del settore, il CV prima di inviarlo. I problemi di comunicazione sono spesso infidi e difficili da rilevare, confrontandosi sempre e soli col proprio metro di giudizio.
  3. Attenzione a non diventare autoreferenziali: l’idea di fondo del CV (esposizione della carriera, del percorso professionale, fonte) non dovrebbe essere fraintesa con un’autocelebrazione spudorata delle proprie capacità. Al giorno d’oggi, in ambito web ed informatico almeno, noto due cose: si cercano più l’affidabilità (o la fedeltà aziendale incondizionata, ad essere più maliziosi) che la competenza effettiva di per sè, in primis. In secondo luogo, chi si autocelebra tende, sempre secondo me, a mettere in secondo luogo la realizzazione degli obiettivi aziendali, che sono, o dovrebbero essere, prioritari su tutto. Bisognerebbe discutere di queste cose per molto a lungo, in effetti, ma non voglio perdere di vista l’obiettivo: spesso un buon CV passa per un gioco di equilibri tra ciò che sappiamo fare meglio ed il modo in cui riusciamo a presentare “bene” le nostre competenze alle azienda.
  4. Non formalizziamoci: il formato europeo è richiesto da moltissime aziende, ma non deve essere un limite, nè un ostacolo, per valorizzare le nostre competenze. Il fatto di farne uso non dovrebbe mai farci dimenticare, in altri termini, che è uno strumento nelle nostre mani, non un “di troppo” che ci impedisca di valorizzarci a dovere. Nella mia esperienza, ad esempio, non sempre è realmente indispensabile, e tanto vale una lista essenziale di competenze che salti subito all’occhio. Ovviamente prima di fare la scelta assicuratevi che… possiate davvero farla, leggendo bene l’annuncio. Ma non fatevi limitare o penalizzare dal formato richiesto, in nessun caso.
  5. Imparare a scrivere un CV è anche questione di “allenamento”, e questo l’ho capito confrontando miei vecchi CV del 2008 con quelli che ho proposto di recente. Più si controllano, si verificano, si fanno leggere a persone o amici affidabili, si limano e si riscrivono, meglio è.
  6. Il curriculum vitae è quasi sempre, direi, finalizzato all’azienda presso cui ci si propone: questo significa che non bisogna diluire il contenuto di quelle pagine, ed è inutile – sempre nella mia esperienza – vantare competenze di sviluppo videogiochi (ad es.) presso chi si occupa di sistemi di controllo in ambito idraulico.
  7. Il punto precedente non dovrebbe comunque farci dimenticare, ovviamente, che ci sono esperienze e competenze collaterali – nel senso di “non direttamente correlate alle attività primarie dell’azienda” – che potrebbero comunque interessare l’azienda in questione: una web agency potrebbe cercare, ad esempio, webmaster che sappiano sviluppare browser game in Phaser. Faccio questo esempio specifico a simbolo di molti altri che potrebbero essere poco ovvi, a prima vista, ma che finiscono per essere molto significativi in alcuni casi.
  8. Scriviamo sempre un CV che faccia capire, possibilmente a prima vista, il nostro profilo lavorativo: proviamo a finirlo oggi, controlliamolo dopo qualche giorno per verificare che ciò che deve passare… passi sul serio, si noti subito, ad un primo sguardo del documento.
  9. Non confiniamo, inoltre, l’uso dei CV al nostro sito e alle classiche email: sono importanti, certamente, ma anche avere un buon profilo su Linkedin lo è. Su Linkedin, nella mia esperienza, i recruiter sono spesso alla ricerca di persone da assumere, o da far lavorare a vari livelli e condizioni.
  10. È anche importante capire sul serio la realtà aziendale presso cui ci si propone, ad esempio consultando il sito ufficiale o leggendo su Google a riguardo prima di mandare il CV, ed è una cosa che faccio sempre e che trovo fondamentale. Questo aiuta a sintonizzarci meglio, fin dall’inizio, con quella realtà, oltre ad evitare di incontrare aziende magari poco affidabili.

Non è tutto, non è un libro sacro e non sono regole assolute: sono soltanto le esperienze che ho avuto in questi anni a suggerirmi tutto questo.

Spero davvero che possano esservi utili: in bocca al lupo per la vostra ricerca!

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