Come fare attività SEO su un sito web: guida completa

Come fare attività SEO su un sito web: guida completa

Con questo articolo vorrei proporre una guida base per le attività SEO che possa risultare utile per tutti coloro che vorrebbero intraprendere in proprio questa attività, ovvero senza dover andare in consulenza e ricorrendo ad una serie di piccoli accorgimenti che ho diviso, per comodità, in 5 step consequenziali.

Se hai un sito web, potresti essere interessato a renderlo visibile sui motori, a valorizzarne alcuni aspetti oppure ad esporre meglio le tue idee imprenditoriali: in questo la SEO può darti una grossa mano, se non certamente l’unica possibile una delle più durature ed efficaci nel tempo. Per chi non avesse ben presente, la SEO (Search Engine Optimization, o in italiano ottimizzazione per i motori di ricerc) riguarda (secondo la definizione di Wikipedia):

tutte le attività volte a migliorare la visibilità di un sito sui motori di ricerca (quali ad es. Google, Yahoo!, ecc.) al fine di migliorare (o mantenere) il posizionamento nelle pagine di risposta (SERP, o risultati di ricerca) alle interrogazioni degli utenti del web.

Vediamo subito nel dettaglio, a questo punto, di che si tratta.

Passo 1 – Messa a punto, realizzazione e verifica del sito web

Bisogna essere molto critici, spesso a costo di risultare sgradevoli, per approcciare in modo corretto alla SEO: molte tecnologie utilizzate anche oggi come Flash, ad esempio, non sono ideali per la corretta indicizzazione delle pagine. Al tempo stesso, altre strategie hanno ceduto il passo alle novità, e non dovrebbero essere più usate da nessuno come ad esempio i siti web statici, quelli con layout poco usabili e così via. Come prima cosa, quindi, se volete dedicarvi a fare attività SEO in modo serio, dovrete ovviamente disporre di un sito web adatto allo scopo: questo comporta una duplice verifica, che da un lato riguarda l’aspetto tecnico (come è stato realizzato il sito) e dall’altro interessa l’aspetto contenutistico (FAQ, articoli, landing page) ma anche funzionale (UX, tecnologia responsive) del sito stesso. Si possono affiancare, se è il caso, eventuali discorsi legati ad un restyling grafico, ad una ristrutturazione dei contenuti ed all’individuazione di ciò che funziona (che andrà valorizzato) e ciò che invece non funziona (che andrà radicalmente cambiato o rimosso). Ulteriori considerazioni si possono svolgere, in questa fase, andando a valutare il nome di dominio scelto per il sito, e su questo importante punto rimando al mio articolo sulla scelta di un buon nome di dominio internet. In linea generale, una buona scelta del dominio, del CMS, dei contenuti da promuovere e di eventuali funzionalità che rendano unico il vostro sito: in molti casi, infatti, riescono a posizionarsi molto bene sui motori i siti che offrano servizi molto richiesti in modo originale (esempio: Tripadvisor) piuttosto che siti che offrano sempre la solita solfa.

In questa fase sarà necessario annotare le eventuali criticità (un esempio tipico: contenuti scadenti, poco utili o thin), che andranno risolte durante il lavoro – o comunque nel minor tempo possibile. Anche se queste analisi non hanno diretta influenza sul posizionamento e sull’indicizzazione del sito, è bene tenerne nel giusto conto, questo soprattutto per evitare di complicare le attività da svolgersi in seguito.

Per fare buona SEO, bisogna quindi partire da un buon sito, anche se non sempre ci sono le condizioni per poter cambiare le cose, e sarà quindi necessario adattarsi.

Passo 2 – Individuazione dei topic (argomenti) da ottimizzare

Lo scopo delle attività SEO è quello di portare traffico dai motori di ricerca per finalizzare degli obiettivi (conversioni, vendite, lead, click ecc.), ovvero persone che cerchino su Google e riescano a trovare agevolmente il nostro sito web per un insieme di ricerche (di solito concordato all’inizio, ed affinato in corsa). La classica keyword research che si usava fare in passato, a questo punto, sembra aver ceduto il passo ad un approccio ancora più flessibile: si stabiliscono, si analizzano e si annotano degli argomenti generali, che possono corrispondere a settori di mercato, gruppi di ricerche pertinenti e così, e si inizia ad ottimizzare partendo dalla “coda lunga”. Di fatto, take long tail corrisponde con un gruppo di specificità – in concreto, un gruppo molto popoloso di parole chiave, frasi di ricerca ecc. – tipiche che il sito è in grado di offrire, che vengano incontro alle effettive richieste del mercato (o almeno delle ricerche più comuni). Ovvio che tali argomenti andranno trattati nel sito con modalità, tempistiche e strumenti da stabilire caso per caso: un blog tematico, un sito di ecommerce con descrizioni molto ricche, una serie di FAQ (risposte alle domande poste più di frequente) e così via.

In linea di massima, poi, le frasi lunghe della coda lunga sono il modo più soft per approcciare al discorso SEO, anche se non bisognerebbe mai fissarsi su poche parole chiave da ottimizzare ossessivamente, e sarebbe più opportuno mantenere il discorso molto flessibile (cioè variarle a seconda delle necessità, delle opportunità e così via). Un errore che spesso si commette in questa fase, in effetti, corrisponde nel cercare di forzare la presenza delle parole chiave nel testo del sito, così come all’inizio del title e così via: se è vero che questa tecnica a volte funziona (spesso in modo indiretto), è una strategia che tende a “cristallizzare” il sito, e a renderlo poco sfruttabile.

Dopo aver passato più o meno indenni il punto 1 ed il 2, si cerca di attraversare un fase intermedia, in cui:

  1. si cerca di capire – punto davvero fondamentale per le attività SEO – cosa cercano gli utenti che potrebbero essere interessati al nostro sito (ai suoi servizi, ai suoi prodotti, ai suoi contenuti); qui si può ricorrere a strumenti automatici di keyword research, ma anche il confronto con gli esperti del settore (coi commercianti, coi tecnici ecc.) in questione può essere prezioso;
  2. si cerca di integrare, correggere o ricreare i contenuti del sito in modo che provino a rispondere alle “domande” poste dal punto precedente: questo può comportare ulteriore lavoro da effettuare, che può andare dalla rielaborazione alla riscrittura ex novo di articoli e contenuti di qualità, alla stesura di un gruppo di FAQ tematiche fino ad arrivare alla determinazione di infografiche, app e servizi pubblicamente disponibili (ad esempio: motori di ricerca verticali) che possano rendere il nostro sito web unico e distinguibile dalla concorrenza.

Passo 3 – Ottimizzazione onpage

La fase di ottimizzazione sulle singole pagine passa per un check o audit SEO, che tipicamente si può eseguire con degli strumenti gratuiti disponibili in rete: per assistere a questa fase, ci sono anche strumenti a pagamento o utilizzabili gratis almeno nelle prime fasi.

Quello che bisogna controllare, se non per tutte le pagine del nostro sito almeno per quelle più orientate agli obiettivi dello stesso (conversioni, vendite, iscrizioni ecc.), è che i seguenti elementi siano coerenti:

  • i tag title siano ben scritti, abbastanza chiari e significativi rispetto al contenuto della pagina;
  • le meta description siano presenti su tutte le pagine;
  • le pagine siano correttamente indicizzabili (ovvero si possano scaricare per intero senza errori ed abbiano sia l’attributo robots che il file robots.txt ben scritti);
  • i contenuti delle pagine siano sufficentemente utili, chiari e concisi rispetto al pubblico di riferimento (o meglio, a quello che si aspetta di trovare il profilo del “cercatore medio” identificato in precedenza);
  • le immagini, se possibile, siano provviste di tag alt contenente una descrizione dell’immagine;
  • si evitino di utilizzare immagini al posto del testo (ad esempio nel menù o nel logo del sito), in modo da facilitarne l’identificabilità da parte di Google.

Quando consideriamo i link testuali interni (deep link), in particolare, dobbiamo poi ricordarci che sono un modo per “dire” indirettamente a Google di cosa parla una pagina, come avviene nel caso del prossimo link che parla dell’estensione di dominio .cloud: il testo àncora (anchor text), in questo caso, è indicativo/descrittivo di cosa contiene il collegamento destinazione. Non tutti i link dovranno essere necessariamente così mirati, ovviamente (un esempio che tende ad essere così in modo naturale, ad esempio, è il menù principale del nostro sito), perchè altrimenti andremo in sovraottimizzazione, ed in generale è bene sapere possono esistere vari tipi di testi ancora per i link: con anchor text anonima, casuale, brandizzata, mirata ad una determinata ricerca e così via. In ottica SEO, per dirla in modo semplice, serve in genere un’amalgama di tutti questi elementi per ottenere risultati stabili nel tempo.

Mentre controlliamo questi elementi, cosa che andrà fatta sia adesso sia eventualmente in itinere (se aggiungiamo contenuti o se modifichiamo gli obiettivi del sito), può essere molto utili iscrivere il proprio sito alla Search Console ed a Google Analytics.

Passo 4 – Ottimizzazione offpage

Questa quarta fase è forse una delle più impegnative, ma senza questa difficilmente sarà possibile ottenere dei risultati concreti; l’ottimizzazione esterna di un sito passa per attività che vanno dai canali di promozione tradizionali (pubblicità) fino alle classiche attività di link building. Google da’ molta importanza all’aspetto link in ingresso verso il nostro sito, e tende a conferire maggiore attenzione a chi viene più spesso “citato” o riferito da altri siti web. Si possono costruire backlink verso il nostro sito sia chiedendoli (e questo significherà pagarli, a volte) che cercando di instaurare relazioni (attività di PR) che mediante partneship commerciali, attività di guest post, attività sui forum di settore, sui blog e sulle web directory. Una particolare attenzione, in modo se possibile ancora più marcato rispetto al passo precedente, va data agli attributi dei backlink in ingresso (che dovrebbero essere in modo equilibrato sia con rel=”nofollow” che senza) sia alla qualità dei siti linkanti (meglio pochi siti che ci linkano, ma sempre di buona o ottima qualità) che al contesto in cui ci linkano (idealmente dovranno linkarci siti del nostro settore, non a casaccio) che al modo in cui ci linkano: anche qui, dunque, con anchor text anonima, casuale, brandizzata, mirata ad una determinata ricerca e così via.

Questa fase può essere molto lunga ed impegnativa, e può durare in media almeno 6-8 mesi prima che si possano iniziare a vedere dei risultati. Anche in questa fase la cosa davvero difficile è riuscire non solo a raggiungere, ma anche a mantenere i risultati: più pulite ed efficaci saranno le nostre strategie, in genere, più sarà semplice riuscire a raggiungere e mantenere negli anni le prime posizioni per il nostro sito.

Passo 5 – Monitoraggio e manutenzione SEO

Normalmente i vantaggi derivanti dalle attività SEO saranno ben visibili solo nel lungo periodo: l’effetto benefico più tipico è legato, infatti, ad un incremento del traffico di ricerca al nostro sito (visibile sia mediante i dati della Search Console che Analytics), ovvero più visitatori che arrivano al nostro sito mediante Google, Bing ed eventualmente altri motori specifici. Del resto, che ciò comporti necessariamente un miglioramento della visibilità per le ricerche esatte che ci aspettavamo non è sempre vero, anzi: in molti casi il pubblico (cioè chi fa le ricerche su Google o Bing) “spinge” in una direzione differente, ma altrettanto interessante e commercialmente sfruttabile, rispetto a quella che ci eravamo prefissi. La cosa essenziale in questa fase è legata, oltre alla misurazione dei risultati, alla valutazione della portata finanziaria degli stessi: non tutti i posizionamenti in prima pagina portano un rientro o meglio ancora una redditività / ROI (Return On Investment), anzi molti di essi tendono ad essere farlocchi e poco utili all’azienda. La cosa complessa, come detto più volte in questo articolo, è legata anche al mantenimento dei risultati, tanto che sembrerebbe paradossalmente alla portata di tutti riuscire a portare un sito in prima pagina (sfruttando tecniche illecite, black hat, acquisto di link e così via), ma poi bisogna vedere quanto tempo riusciremo a mantenerli e con quali costi aggiuntivi, senza contare il rischio di penalizzazioni che farebbero sparire in tutto o in parte il nostro lavoro dall’indice di Google.

Certo tutto questo lavoro va monitorato costantemente, e questo possiamo farlo con i tantissimi tool che sono disponibili sul mercato, a cominciare da quelli di Google ma senza trascurare quelli commerciali come Majestic SEO o Ahrefs, che permettono di scoprire – anche se in modo non sempre troppo preciso – molte più informazioni utili di quanto permetta di fare Google stessa: sui backlink, sulle anchor text in ingresso, sul numero e tipo di domini che ci linkano, su come sta lavorando la concorrenza e tanto altro.

Ti piace questo articolo?

2 voti

Su Trovalost.it puntiamo sulla qualità dei contenuti da quando siamo nati: la tua sincera valutazione può aiutarci a migliorare ogni giorno.

Come fare attività SEO su un sito web: guida completa

Con questo articolo vorrei proporre una guida base per le …
1 2 utenti hanno votato questa pagina

Ti potrebbero interessare (Guide per webmaster):

Cerca altro nel sito

Clicca sul box, e scegli la sezione per vederne i contenuti.

Come fare attività SEO su un sito web: guida completa

Con questo articolo vorrei proporre una guida base per le …
1 2 utenti hanno votato questa pagina