Vibratori “smart” fallati, una class action risarcisce gli acquirenti Un altro dispositivo dell'"internet delle cose" subisce un duro colpo in fatto di sicurezza informatica

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Il sex toy dal nome suggestivo We-Vibe, in grado di funzionare sia mediante blutooth che remotamente via internet, è un prodotto di fabbricazione canadese di discreto successo sul web. Venduto a 190 dollari su internet, era in grado di venire incontro alle esigenze delle coppie che vivono a distanza, e si candidava ad essere uno dei più suggestivi giocattoli sessuali mai prodotti.

Peccato che una falla informatica abbia portato ad una sostanziale retromarcia da parte dell’azienda produttrice: dopo la recente conferenza (agosto 2016) Def Con sono infatti emerse alcune falle di sicurezza informatica sul dispositivo. Prima di tutto, il sex toy in questione era attivabile da qualsiasi estraneo riuscisse a violarne l’accesso sicuro (a quanto pare, piuttosto facilmente). Oltre a questo, condivideva i dati personali dell’utente con l’azienda produttrice, e non era troppo sicuro da possibili attacchi esterni da parte di sconosciuti.

Il video mostra lo spezzone di conferenza dedicata all’argomento, in cui vengono discusse le falle informatiche relative ai sex toys smart, ovvero connessi ad internet. Il talk spiega chiaramente – per chi avesse tempo e voglia di approfondire – eventuali possibilità di exfiltration (furto di dati dell’app) relativi a temperatura ed intensità di uso, oltre all’aspetto più controverso legato ad una violazione informatica di un sex toy: non tanto l’hack in sè, che di suo potrebbe limitarsi ad uno scherzo confinato alla sfera del singolo, quanto la possibilità di accedere al backend, tracciare geograficamente gli utenti che ne fanno uso, ricattare il produttore o rivendere il know-how della falla sul mercato.

Il modello in questione è il We-Vibe 4 Plus, per quanto risulta acquistato da circa 2 milioni di persone al mondo, e tutti gli acquirenti americani sono stati risarciti grazie al successo di una class-action. L’azienda, di suo, ha dovuto pagare circa 3 milioni di dollari di multa per risarcire gli acquirenti.

(fonte)

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