Virtual server, a cosa servono?

Virtual server, a cosa servono?

L’hosting virtuale è un metodo usato sui server web per ospitare il sito web per più di un nome di dominio sullo stesso server, talvolta sullo stesso indirizzo IP.Bisogna premettere che la possibilità di configurare un hosting virtuale è legata alla versione di HTTP utilizzata (che può essere 1.0, oppure 1.1) oltre che alla possibilità di utilizzo di HTTPS (Secure HTTP). Le offerte commerciali di hosting virtuale, solitamente, sono legate essenzialmente alla possibilità di mappare più risorse a parità di hardware, eventualmente bilanciando il carico in modo dinamico (scalabilità) e adattandosi in generale alle condizioni come nei cloud. I virtual server sono alla base dell’implementazione delle configurazioni più avanzate di hosting e, nello specifico, dei Virtual Private Server (VPS). Vediamo quindi come vengono configurate questo tipo di risorse secondo le modalità più diffuse.

Tecniche di virtualizzazione

hosting virtuale IP-based. Richiede HTTP/1.0 oppure HTTPS, e permette di assegnare più indirizzi IP ad un server mediante un DNS. La scelta del contenuto da servire al cliente valuta sostanzialmente la richiesta TCP e si basa sull’indirizzo numerico della macchina (del tipo xxx.yyy.zzz.kkk). Ovviamente ciò comporta una difficoltà di fondo, legata al fatto che ogni sito richiede un IP dedicato, cosa che può essere desiderabile in certi casi – è obbligatoria se si vuole usare SSL, ad esempio – ma certamente più costosa.

hosting virtuale port-based. Si cerca qui di ovviare la necessità di avere più indirizzi IP distinti mappando i siti su varie porte TCP: il problema di questi siti è che l’utente è costretto a redirezionarsi su porte non standard, quindi ad accedere al sito come “http://www.miosito.com:8011“. Questa soluzione viene utilizzata ancora oggi per alcune vetuste soluzioni di siti istituzionali o ad accesso limitato/interno.

hosting virtuale name-based. Richiede obbligatoriamente HTTP/1.1: esiste in questo caso un solo indirizzo IP a cui sono associati più di un nome di sito mediante DNS. L’hostname richiesto da ogni client viene “letto” all’interno della richiesta stessa e così ogni visitatore ha l’illusione di avere un sito tutto per sè. Questa soluzione viene utilizzata dalle più comuni soluzioni di hosting condiviso e anche semi-dedicato (con una limitazione massimo al numero di siti per singolo IP). Per visualizzare tutti i siti su un singolo IP è possibile sfruttare l’operatore “ip” di Bing.

hosting virtuale name-based con HTTPS. Solitamente questa tecnica non viene utilizzata per il fatto che il certificato che il server dovrebbe presentare al client per garantire la propria identità, e questo rende complicato comprendere quale sito nello specifico ne abbia bisogno. Se invece è possibile presentare un certificato che sia accettabile per tutti i siti HTTPS ospitati, mediante l’uso di certificati con DN wildcard (*.miodominio.com) e/o di nomi alternativi nel certificato.


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