Che cos’è un virtual server? Informazioni sui server virtuali: perchè si chiamano così, a cosa servono e dove si sfruttano

<span class="entry-title-primary">Che cos’è un virtual server?</span> <span class="entry-subtitle">Informazioni sui server virtuali: perchè si chiamano così, a cosa servono e dove si sfruttano</span>

La virtualizzazione è un meccanismo di implementazione delle risorse di un server web su cui si basa, con modalità differenti a seconda dell’hosting e del piano messo a disposizione dei cliente, la maggioranza dei pacchetti commerciali venduti usualmente agli utenti. Il termine si riferisce alla possibilità di astrarre le componenti hardware degli elaboratori al fine di renderle disponibili al software in forma di “risorsa virtuale”.
Un virtual server – da non confondersi con il VPS, che è una sua specifica caratterizzazione – corrisponde quindi all’allocazione di un server in termini di risorse fisiche della macchina: questo può avvenire di solito, in termini di server per il web, per Hard Disk, RAM, CPU. Negli hosting condivisi su usa basarsi su un’ipotesi di natura statistica: ovvero, se un gran numero di client accede alla stessa macchina, è molto raro che tutti possano utilizzarli allo stesso modo nello stesso momento, per cui si riesce a rendere sfruttabili poche risorse per molti utenti.Si da’ in questo modo ad ogni utente “l’illusione” di disporre di una macchina tutta per sè, senza interferirsi a vicenda.
Nella virtualizzazione degli hosting esiste anche una seconda possibilità, che corrisponde a quella secondo cui una singola macchina viene data completamente (e in esclusiva) ad un singolo user, con il vantaggio di massimizzare le risorse suddette e riservarle ad un singolo senza alcuna condivisione.
 Nella virtualizzazione dei server virtuali, uno strato (layer) software viene implementato su un server fisico (un host), e gestito da un “arbitro”: esso permette ad ogni cliente che sia presente sulla macchina (e che abbia un account cPanel, per esempio) di gestire autonomamente banda, spazio su disco, database e servizi aggiuntivi quali i cron-job, facendo in modo che nessuno si sovrapponga o “ostacoli” gli altri. In questo modo la macchina sarà sfruttabile, almeno in teoria, in modo adeguato da più entità distinte (siti web distinti). Un server virtual corrisponde dunque ad ognuna di queste singole istante, ovviamente sotto opportune condizioni che possono variare leggermente caso per caso.

Sulla base di questo è naturale pensare che se 100 siti stanno su una stessa macchina server solo una piccola parte si prenda la maggioranza delle risorse, in momenti diversi, mentre la maggiorparte dei siti sfrutti mediamente solo una piccola parte di esse. Questo deriva in parte dal principio di Pareto (noto dall’economia), che stabilisce che una misura vicina all’80% delle risorse sia sfruttata solo dal 20% degli “aventi diritto”.

Questo principio, per quanto non applicabile passivamente alla totalità dei casi, è quello che tiene in piedi moltissime realtà di hosting (specie quelle low-cost), che servono più client contemporaneamente:

  1. sulla stessa macchina (ad esempio VPS, mediante l’allocazione di più macchine virtuali);
  2. distrubuendo su più macchine distinte secondo varie politiche (cloud);
Ovviamente la virtualizzazione non è implementata sui server dedicati, bensì sui piani che stabiliscano l’allocazione condivisa di un “tetto massimo” di risorse per ogni singolo cliente: se tutte le risorse sono occupate in un certo momento si ricorre in certi casi ad un meccanismo di failover, ovvero “spostamento” o migrazione delle risorse su un’altra macchina (tipico non tanto dei condivisi, quanto dei pacchetti avanzati di hosting).


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