Nuove estensioni di dominio: Google chiarisce alcuni punti (anche sulla SEO) Non daranno vantaggi in termini di posizionamento, le keyword nel nome non servono e saranno trattati esattamente come gli altri domini

<span class="entry-title-primary">Nuove estensioni di dominio: Google chiarisce alcuni punti (anche sulla SEO)</span> <span class="entry-subtitle">Non daranno vantaggi in termini di posizionamento, le keyword nel nome non servono e saranno trattati esattamente come gli altri domini</span>

Con un nuovo post sul sito ufficiale, Google ha chiarito alcuni punti relativi ai TLD (Top Level Domains o volgarmente estensioni di dominio), in particolare le nuove che si stanno diffondendo da qualche anno a questa parte (.guru, .how, ecc. – ecco la lista completa). I punti trattati riguardano, in breve:

  • l’influenza in termini di SEO di questi domini (che è confermato essere nulla: la scelta del nome di dominio è una considerazione di brand, non di SEO), anche in presenza di una chiave di ricerca nel nome;
  • la confermata capacità di scansionare correttamente estensioni in caratteri non Unicode, come .みんな;
  • il fatto che i domini .Brand (tipo .apple, ad esempio) vengano trattati in modo equivalente a tutti gli altri, senza “favoritismi” di sorta;
  • il fatto che le estensioni geografiche o ccTLD (tipo .uk o .it) aiutino ad identificare in modo automatico il paese target di un sito web (tale impostazione si può modificare via Search Console / Webmaster Tools, di norma;
  • le estensioni relative ad una città (.london e così via) sono trattate in modo equivalente, sulla carta, ai ccTLD;
  • il cambio di dominio in modalità safe per i motori di ricerca avviene comunque mediante redirect 301.

Purtroppo ci saranno sempre i “complottisti” pronti a giurare che non sia così, basandosi sia sulla classica correlazione ingannevole “vedo una chiave nei nomi di domini in prima pagina” => “bisogna usare domini con la chiave di ricerca nel nome per arrivarci“. Si tratta in effetti di un caso di correlazione spuria, dove bisogna ricordare che la correlazione non implica causalità, simile a quella documentata su tylervigen.com. Questo aspetto, del resto, serve primariamente ad alimentare il mercato dei domini internet, che in questo sito – per inciso – segue una logica basata sullo storico del nome e non, per dire, su criteri parziali e lacunosi come il PageRank o altri indici arbitrari.

Sinceramente è piuttosto difficile convincere una persona comune che non possa davvero essere così, anche perchè si tratta di un concetto di statistica non intuitivo ed ingannevole anche in altri ambiti. Eppure, basterebbe considerare i tanti esempi di correlazioni assurde per capire che quello dei domini a chiave esatta non è un caso diverso, e che porta ad un modo errato di lavorare e di approcciare in ambito SEO. (fonte: GWC)

 

Photo by The Booklight


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