Storie di hacker: Max Headroom

Storie di hacker: Max Headroom

Quella che racconto qui è, dal punto di vista storico, uno dei casi di hacking più clamorosi e “spettacolari”, almeno per l’epoca, mai registrati. Max Headroom, pseudonimo dietro il quale si nasconde un individuo o organizzazione ignota, prende in prestito il proprio nome da un omonimo telefilm cyberpunk degli anni ottanta, caratterizzato da un tipico personaggio capace di muoversi attraverso i dispositivi elettronici.

Riuscì infatti, mediante strumentazione e tecniche mai chiarite del tutto, a comparire su ben due canali americani nazionali occupando abusivamente le frequenze TV di due canali per circa due minuti e mezzo complessivi.

I fatti sono questi: a Chicago, verso le 9 di sera del 22 novembre 1987, Max Headroom invade il canale 9 (WGN), mentre era in corso la trasmissione di un notiziario sportivo. Per circa un minuto, gli spettatori videro la sua figura, per qualche secondo, scuotere la testa ritmicamente ed accompagnata da strani rumori. L’imbarazzo del giornalista, inquadrato poco dopo, la dice lunga sul livello di sorpresa dell’emittente, trovatasi a fronteggiare uno dei primi casi di controllo remoto di un dispositivo della storia.

Un qualcosa che, con l’avvento di internet, è diventato quasi scontato da concepire, e che per l’epoca rasentò quasi l’incredibile, anche per via della strumentazione – parecchio costosa, secondo i giornalisti dell’epoca – di cui Headroom doveva essere dotato.

L’interferenza, in questo primo tentativo, durò solo qualche secondo.

Appena due ore dopo si ebbe il secondo attacco in broadcast:  Channel 11, durante la trasmissione di un episodio di Doctor Who, subì la medesima sorte. Questa volta Max Headroom, con il volto coperto dalla solita maschera, ebbe il tempo di urlare, ridere, mugolare, parodiare lo spot della Pepsi dell’epoca – cosa tutt’altro che casuale, dato che il Max della serie TV era portavoce della Coca-Cola – pronunciare un’infinità di frasi sconnesse e, per non farsi mancare nulla, farsi anche sculacciare in diretta.

Prima che l’emittente riuscisse a staccare il segnale e a riprendersi il controllo, trascorsero circa 90 secondi.

L’interferenza di Max Headroom fu senza dubbio un atto di pirateria televisiva senza precedenti, che turbò per molti anni l’immaginario collettivo e su cui l’emittente ironizzò anche nel seguito.

I media non la presero benissimo, il caso finì sulla scrivania dell’FBI e la cosa preoccupò, diede fastidio: l’Herald Tribute, ad esempio, ribattezzò il responsabile Max Jailroom (jail significa galera in inglese) e scrisse di un sofisticato pirata dell’etere, dal senso dell’umorismo decisamente grezzo.

Il responsabile dell’atto non è stato mai identificato, e questo ha probabilmente contribuito ad alimentarne la mitologia.

(fonti: textfiles, motherboard.vice.com)


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