Servizi di hosting che ho usato: un nuovo test sul campo

Servizi di hosting che ho usato: un nuovo test sul campo

Per inaugurare degnamente il nuovo anno, propongo un’analisi di un campione di 10 hosting che ho avuto modo, variamente, di utilizzare in passato, e per i quali ho proposto un’analisi quantitativa basata su rilevazioni e, sostanzialmente, numeri che ne indichino le prestazioni. Quando si tratta di situazioni del genere, in effetti, il rischio principale è quello di proporre analisi parziali o fuorvianti: rischio che sono disposto a correre nella misura in cui i dati riportati hanno valenza prettamente statistica e, soprattutto, certe situazioni o criticità possono sempre evolvere in meglio, nel tempo. Almeno questo si augurano la maggioranza dei clienti degli hosting web…!

Mi ero riservato da qualche tempo di proporre sul sito un’analisi del genere, come dicevo all’inizio, ed in questo articolo analizzerò uno per uno tutti i servizi di hosting che sto utilizzando per i miei siti web, cercando di mettere in evidenza pregi e difetti di ogni e con la speranza che possano essere realmente utili a qualcuno di voi.

Criteri di massima adottati per il test sono stati i seguenti:

  1. ho utilizzato per fare i check (controllo uptime medio su base annuale, check del supporto ad HTTP/2 e TTFB ovvero Time To First Byte medio su 10 rilevazioni consecutive) dei siti “campione” che a) hosto sull’hosting in questione, oppure  b) in mancanza d’altro il sito web ufficiale dell’hosting, assumendo che il tutto sia un’approssimazione più che accettabile ai nostri scopi (capire quale hosting si è comportato meglio);
  2. ho cercato di basarmi su un campione di dati per l’uptime che fosse abbastanza significativo, oltre che relativo all’anno 2016 (dati che raccolgo dal 2011 mediante una mia app temporizzata, per la cronaca);
  3. gli IP sono stati rilevati dall’host, dove necessario, mediante IP finder;
  4. ho considerato un campione di 10 hostign tra i più popolari, certamente significato ma per forza di cose (ed inevitabilmente) parziale.

I risultati del test sono riassunti nella seguente tabella, e saranno di seguito commentati nel dettaglio.

Hosting Supporto HTTP/2.0 Uptime TTFB
Tophost 99.92% 0.29
V-Hosting 99.96% 0.28
OVH 99.72% 0.42
Ifastnet 99.84% 0.69
Keliweb No 99.96% 0.21
Bluehost 99.94% 0.11
SiteGround 99.97% 0.17
Noamweb 99.89% 0.24
HostingVirtuale No 99.63% 0.22
GoDaddy No 99.66% 0.12

Vediamo le singole caratteristiche (cioè le colonne della tabella) nel dettaglio: cliccando sulla prima riga avrete la possibilità di ordinare le offerte in base all’uptime (che più è vicino al 100%, meglio è), al TTFB (che più è basso meglio è) ed al supporto ad HTTP / 2 (che è meglio che ci sia in previsione di nuove tecnologie emergenti, soprattutto, ed una maggiore prestazione generale dei nostri siti e servizi web).

In breve, i risultati emersi sono i seguenti (non ho considerati volutamente i prezzi perchè lì, secondo me, bisognerebbe fare un discorso diverso che diventerebbe troppo dispersivo, a mio parere, in questa sede).

Supporto HTTP/2.0

HTTP/2 è forse una delle caratteristiche più interessanti recentemente introdotte in ambito hosting, ancora forse poco utilizzato e non troppo popolare, a quanto pare. Solo la metà del campione di hosting considerato, attualmente, ne fa uso e lo supporta, anche se quasi certamente – c’è da dire – dovrebbe essere possibile attivarlo su richiesta, specie sui piani di hosting più avanzati. HTTP/2 sostituisce il tradizionale protocollo di comunicazione HTTP/1.1, e dovrebbe consentire una crescita della velocità – a parità di altri fattori – davvero notevole per i siti ed i servizi web, oltre ad essere pienamente supportato dalla maggiorparte dei browser sia desktop che mobile (a parte Opera ed i vecchi browser Android, ad oggi).

In breve, e senza complicare troppo la questione, HTTP/2 utilizza un formato dati binario, anzichè testuale, e supporta una tecnologia detta fully multiplexed che permette di inviare richieste in parallelo, cioè in contemporanea, sulla medesima connessione TCP, velocizzando quindi sia l’invio che la ricezione dei dati. Riesce a ridurre il RTT delle connessioni (Round Trip Time), riduce la necessità di accodare richieste HTTP evitando di appensatire il server e, in certe circostanze, viene implementato con l’aggiunta dell’estensione ALPN, che fornisce supporto ulteriore per la crittografia della trasmissione e quindi per una maggiore sicurezza.

hosting che supportano HTTP/2: OVH, IFastnet, Bluehost, Siteground, Noamweb

Uptime

L’uptime rappresenta (come spiegato qui) indica il tempo di attività, o di funzionamento, calcolato in un intervallo di tempo predefinito (ad esempio un anno) e misura il tempo di funzionamento medio, a regime, di un sistema informatico o di un host web, nello specifico. Per un calcolo ragionato dell’uptime ho utilizzato un software che mediante un cron faccia ping periodicamente l’host(ing) in questione, questo su base giornaliera fino a 48 volte al giorno. Per quanto non sia una misura sempre affidabilissima, fornisce una percentuale tanto migliore quanto più prossima al 100%, valore sostanzialmente ideale – e che nella migliore delle ipotesi arriva al 99.99%. In questo modo viene raccolta nel database la risposta fornita: se positiva (codice server 200, ovvero tutto OK) viene considerata come una risposta pari ad 1, diversamente (in tutti gli altri casi, a prescindere dal problema effettivo per brevità: errore di rete, 500 ecc.) viene considerata una risposta pari a 0. Anche se è un criterio certamente rivedibile e se vogliamo approssimativo, sono dell’idea che vada a dare un’idea abbastanza solida di quella che è la responsività dell’hosting stesso; ovviamente questo è un concetto diverso da “qualità”, ma ne fornisce comunque un’immagine più o meno attendibile dal punto di vista del primo impatto.

Migliori hosting 2016 in termini di uptime: Siteground, Keliweb, V-Hosting

TTFB

Il Time To First Byte (come spiegato estesamente qui) misura il tempo che il client deve attendere tra l’invio della prima richiesta HTTP – quando chiediamo di vedere un certo sito, per capirci – e la ricezione della primissima risposta da parte del server: si tratta di una misura molto utilizzata e significativa per misurare le prestazioni di un servizio di hosting in generale. Per quanto si tratti di una misura orientativa, è forse più significativa dell’uptime in quanto, ad esempio, non risente delle eventuali diversità progettuali della pagina web, ma dipende quasi esclusivamente dall’hosting web.

Migliori hosting 2016 in termini di TTFB più veloce: Bluehost, GoDaddy e Siteground

A questo punto possiamo passare ad una sorta di classifica definitiva che tiene conto, per gli hosting più interessanti (i primi tre di ogni gruppo) e che a questo punto può riportare anche prezzi e caratteristiche dei servizi che vengono offerti “in media”. Questo ci aiuterà a definire una ennesima, nuova classifica dei migliori hosting per l’anno appena passato (2016), per cui potremmo pensare di avere un qualche occhio di riguardo come potenziali clienti. I prezzi che sono stati indicati sono una media dei prezzi rilevati di recente sul nostro comparatore di prezzi, e cercano di dare un’idea indicativa di quanto influisca il costo dell’hosting rispetto alle prestazioni calcolate in precedenza.

Offerta di hosting Caratteristiche Prezzo medio / anno (euro)
SiteGround Miglior uptime, Miglior TTFB 83.40
Noamweb Supporto HTTP/2.0 130.66
GoDaddy Miglior TTFB 73.08
Keliweb Miglior uptime 131.88
V-Hosting Miglior uptime 50.25
OVH Supporto HTTP/2.0 136.33
Bluehost Supporta HTTP/2, Miglior TTFB 128.09

(fonti: KeyCDN per i test, ComparatoreHosting.com per gli uptime, compatibilità con i browser, HTTP/2 RFC7540)

Ti piace questo articolo?

4 voti

Su Trovalost.it puntiamo sulla qualità dei contenuti da quando siamo nati: la tua sincera valutazione può aiutarci a migliorare ogni giorno.

Servizi di hosting che ho usato: un nuovo test sul campo

Votato 8 / 10, da 4 utenti