Cos’è un hosting? Lo strumento più importante a supporto dei webmaster, spiegato in parole semplici

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Un hosting web o servizio di hosting è un servizio online, gratuito o a pagamento, che permette di pubblicare (letteralmente “ospitare”) le pagine di un sito web; nello specifico, esso fornisce il software e l’hardware necessario per il funzionamento delle pagine web. In generale, quindi, un hosting è un’infrastruttura accessibile mediante internet, per la quale vengono fornite delle credenziali di accesso riservate al proprietario, in modo che possa gestire in piena autonomia servizi attivi, software, log di sistema, configurazione del dominio, database e file del sito. In definitiva, se avete bisogno di uno spazio per il vostro sito (di qualsiasi genere esso sia, come vedremo), avrete comunque bisogno di un servizio del genere.

In termini legali, secondo l’articolo 16 del decreto legge 70 del 2003, l’hosting possiede un ruolo “consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio“, ovvero fornisce supporto hardware e software per memorizzare (ma anche per gestire) i dati del sito, del servizio web e così via: ovvero, esattamente quanto abbiamo appena scritto.

Housing vs. hosting: cosa cambia?

Dobbiamo distinguere, fin da subito, lhousing (situazione in cui il server è allocato ed accessibile fisicamente dove ci troviamo noi: ad esempio se abbiamo una server farm o installiamo un server a casa nostra dopo averlo acquistato) dalla più comune modalità di hosting virtuale o virtual server (o, ancora, virtual host), che significa che la macchina è “da qualche parte” nella rete. L’hosting è quindi paragonabile ad un servizio di “noleggio” economico della macchina che useremo per i nostri siti, mentre l’housing è una modalità analoga ma più complessa, che viene incontro il più delle volte a necessità specifiche (come ad esempio implementazione di integrazioni software, esposizione di servizi web e così via).

A cosa serve (in due parole)?

L’hosting è necessario per:

  1. caricare fisicamente i file e i dati del nostro sito;
  2. disporre dei servizi hardware e software per farlo funzionare (server, email, database, ecc.);
  3. mettere il tutto a disposizione del web.

A cosa serve l’hosting (versione approfondita)?

Le potenzialità dei servizi di hosting sono molto numerose, e sarebbe molto difficile proporre in un singolo articolo una lista esaustiva dei vari servizi disponibili. Ad una primissima analisi, a seconda delle caratteristiche del server che sta funzionando, un hosting ha la possibilità di farvi ospitare (il verbo to host, in inglese, significa appunto “ospitare”):

  • un blog (WordPress, …);
  • un servizio di ricerca (motore di ricerca “verticale” o tematico);
  • un forum;
  • un portale (CMS);
  • un sito aziendale;
  • al limite, anche una singola pagina (la landing page della nostra attività);

La lista vista qui sopra non è certamente esaustiva, e serve semplicemente a far intuire quanto possano essere flessibili, in generale, i vari servizi di hosting. A parità di servizi offerti all’utente finale (che solitamente è il webmaster o il gestore dell’attività online) possono corrispondere, in generale, vari livelli di servizi di hosting e diversi tipi di tecnologie in ballo. Tutto dipende dalle tecnologie, dalle caratteristiche sottostanti o, se preferito, dal costo del servizio di hosting.

Non tutti gli hosting sono uguali

Ci sono due appunti che è necessario fare prima di procedere oltre: il primo riguarda il fatto che un servizio di hosting web non sempre è in grado di far funzionare qualsiasi cosa. Ad esempio, la tecnologia utilizzata da Google per far funzionare il suo famoso servizio Blogger (per citare uno dei più noti) è proprietaria, nel senso che non c’è modo, ad oggi, di potersi creare un “blogger personalizzato”; di fatto, gli hosting web solitamente lavorano con CMS, siti web e blog che siano tipicamente open source, o per i quali quantomeno sia disponibile il codice sorgente. Motivo per cui il binomio tra software open source è diventato particolarmente intrigante negli ultimi anni: da un lato, è possibile anche per noi creare una copia in WordPress del nostro sito web preferito realizzato col medesimo linguaggio. Dall’altro, l’open source e la sua filosofia estensiva permettono di realizzare eventualmente moduli, plugin, estensioni e così via per poterlo rendere più potente, efficente ed utile per gli utenti mediante personalizzazioni del software.

Hosting e CMS, l’accoppiata vincente

Il secondo appunto che bisogna fare è legato alla diffusione dei classici CMS per la gestione dei siti web, che ha di fatto eliminato (da quasi vent’anni, di fatto) la necessità di dover editare manualmente pagine statiche in HTML: il CMS (acronimo di Content Management System) genera tutto quello che serve in automatico, permette di pubblicare pagine ed articoli in men che non si dica, consente pure di cambiare la grafica del sito a piacere: l’hosting, in tutto questo, offre concretamente il supporto tecnologico, sia hardware che software come detto, per farlo funzionare. Come hardware offre specificatamente la macchina su cui dovrà funzionare il CMS (RAM, CPU, hard disk che rappresenterà lo spazio web e così via): come software da’ numerose opportunità pre-configurate, e ad alto livello, su cui anche l’utente meno esperto di informatica potrà agevolmente mettere mano: servizi come cPanel, Plesk, FTP e così via.

Hosting: “ospitare” non solo siti, ma anche servizi web

Il significato del termine hosting è, in generale, non necessariamente legato all’accezione legata ai siti web: quando ci si riferisce ad esso, in generale, si fa riferimento ad un dispositivo in rete che offre genericamente dei servizi agli utenti. Si noti come un hosting non metta a disposizione semplicemente le pagine web dei siti, ma anche:

  • elementi multimediali audio / video (podcast, Youtube);
  • applicazioni di vario tipo, editor di contenuti, mashup;
  • servizi web (i feed RSS sono il caso più semplice).

In questa piccola guida faremo riferimento, nello specifico, ad un hosting che può essere un singolo web server, un gruppo di essi oppure – nel caso più moderno ed attuale – un cloud hosting; quando si cerca un hosting, normalmente, lo si fa per disporre delle risorse necessarie, all’interno di una macchina remota, alla manutenzione e gestione di un servizio web come un sito, un portale, un blog o un servizio a carattere generale. In particolare esso gioca un ruolo determinante nell’ambito della creazione di un sito web e della determinazione delle sue prestazioni, come uptime, velocità di caricamento delle pagine, servizi software disponibili e così via.

Come funziona un hosting

Il web hosting, ovvero hosting annesso al web – la “Grande Rete Mondiale” di connessione – è tipicamente un servizio misurabile qualitativamente soltanto in modo empirico, ad esempio mediante i tempi di uptime medi: più sono alti, maggiore sarà la reperibilità media del server sul web, ma questo senza alcuna reale garanzia per il futuro (che non possiamo prevedere, ovviamente).

Tecnologie di hosting più diffuse per l’ hosting

Un hosting può, di solito, essere di due grandi “famiglie”:

  1. hosting condivisi (shared hosting), il tipo più diffuso e (di solito) economicamente conveniente: mediante il meccanismo della virtualizzazione permette che ad una singola macchina con un IP di rete assegnato siano associabili più di un indirizzo internet, ognuno indipendente dall’altro a livello di gestione, mentre a livello di prestazioni vi sono i limiti fisici della macchina stessa. Architettura storicamente molto diffusa per fornire hosting gratis (a volte senza pubblicità obbligatoria), viene offerte anche sui piani a pagamento solitamente molto economici. In Italia gli hosting gratuiti più diffusi sono Netsons, Il Bello e Altervista (vedi lista completa), mentre tra i migliori a pagamento ci sono SupportHost, Tophost, Bluehost, Noamweb e V-Hosting.
  2. hosting dedicati, VPS e cloud, che servono invece per utilizzi più avanzati, possiedono maggiori opzioni di configurazione e normalmente costano normalmente di più. Tra le soluzioni più comuni di questo tipo troviamo OVH e Keliweb.

In breve le differenze tra i tre elencati sono le seguenti, a livello architetturale:

  • dedicato: una macchina fisicamente singola, non utilizzata per altri scopi, molto costosa ma altrettanto efficente (ad un IP corrisponde un singolo sito, ad esempio);
  • VPS: server nei quali la macchina è solo una, ma mediante la virtualizzazione dei sistemi operativi ogni utente dispone del proprio sistema staccato dagli altri, come se ci fossero N macchine e massimizzando l’utilizzo di risorse. Soluzione molto complessa da gestire, in certi casi, ma anche efficente e veloce quanto un dedicato
  • cloud: architettura innovativa diffusa da qualche anno, consiste in un sistema scalabile di risorse, in modo da evitare sprechi. Il vantaggio per l’utente è che si paga in base alle prestazioni effettivamente fornite, ad es. mediante tariffa “a consumo”. Per approfondimenti vedi qui (open source per il cloud), qui (possibili problemi di sicurezza) e qui (generalità e caratteristiche).

Oltre a queste quattro, esistono anche soluzioni ibride molto diffuse nella pratica, che permettono di avere ottime prestazioni a prezzi contenuti. Alcuni esempi da me utilizzati con successo sono gli hosting semi-dedicati e gli hosting condivisi load balanced (ovvero con “bilanciamento di carico” effettuato al fine di far sfruttare al meglio le risorse disponibili ed evitare o limitare rallentamenti nel funzionamento).

Virtualizzazione” delle risorse dell’hosting

In molti casi la necessità di acquistare un hosting deriva da quella di disporre di risorse virtuali, cioè RAM, spazio su disco, processore che vengono quindi “virtualizzati” e resi disponibili in rete a diversi livelli, e mediante meccanismi di vario ordine e grado di affidabilità. L’utente non le “vede” materialmente (come avverrebbe con il computer che possiede in casa o in ufficio), ma può farne uso nello spazio messogli a disposizione dall’hosting stesso: soprattutto, ha la possibilità di accedervi mediante interne sfruttando dei canali riservati (tipicamente Plesk, cPanel e al limite un terminale remoto a cui inviare i comandi, detto SSH).

Un server – detto a volte “host”, in questo contesto –  altro non è se non un computer dedicato, connesso ad internet in banda larga, che permette con opportune politiche (anche di sicurezza) l’accesso alle pagine del sito.

Quali hosting scegliere?

Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, a cosa serve un hosting web e perchè è così importante per far funzionare il web stesso: lo scopo di un servizio di hosting (tra i più famosi in italia citiamo TopHost, Aruba e V-Hosting) è quello di mettere a disposizione una macchina server, a determinate condizioni (specificate dal suo “tipo”: condiviso, dedicato, ecc.), in modo tale che un webmaster o il gestore del sito possa usufruire di questa risorsa per il proprio blog, sito web, portale di ecommerce e così via.

Come accedere ai dati del proprio hosting?

I dati di accesso al nostro hosting sono distinti da quelli del CMS, nel senso che non corrispondono con la username e la password che useremo per modificare il sito (che faremo ad esempio in WordPress oppure in Joomla!). Si tratta di dati di accesso che ci vengono forniti via email all’attivazione del servizio, e mediante gli stessi potremo avere accesso alla macchina mediante quattro principali protocolli :

  1. FTP per accedere ai file, caricarne di noi, aggiornare gli esistenti, modificare directory e file (e relativi permessi di esecuzione/lettura/scrittura); disponibile su tutti gli hosting condivisi, dedicati, VPS, cloud, ibridi o semidedicati e così via.
  2. SSH per disporre di una console remota da cui sarà possibile installare da linea di comando servizi di vario tipo, ad esempio WordPress; disponibile SOLO su VPS e dedicati, di solito; assieme a FTP viene concesso in esclusiva solo ai gestori del sito, ovviamente.
  3. HTTP che consiste, solo in alcuni casi, in interfacce web per i nostri siti da cui poter accedere per modificare i contenuti, e che caratterizzano il cosiddetto “back-end”, disponibile in dipendenza della tipologia di sito e a prescindere dall’hosting usato. Questo protocollo è solitamente pubblico.
  4. HTTPS è l’analogo di HTTP con l’aggiunta di un certificato di autenticità (vedi qui) e di un meccanismo di crittografia dei dati, che cerca di renderlo più sicuro da attacchi informatici. Tale protocollo è riservato agli utenti che possiedano opportune credenziali, ad esempio dati sensibili, password e così via.

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