Hosting, 7 errori da non commettere quando ne compriamo uno

Hosting, 7 errori da non commettere quando ne compriamo uno

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Come fare a scegliere il miglior hosting? Difficile rispondere a questa domanda, eppure alcune considerazioni decisamente poco comuni possono riguardare i sette punti elencati di seguito.

  1. Banda/spazio web illimitati: troppi scivoloni sono stati segnalati da parte di clienti che, in totale buonafede, non hanno chiaro che una risorse “senza limiti” in termini fisici e di hardware non esiste. I provider dovrebbero essere parecchio più onesti nei confronti dei propri amati clienti, senza cedere alle lusinghe del marketing facile. Specie se poi le persone rimangono perennemente insoddisfatte… Bisogna quindi saper scegliere l’hosting ottimale senza aver paura di spendere qualcosina in più, ovviamente se avete intenzioni serie e pensate realisticamente di dover far fronte a grossi quantitativi di traffico. Una possibile soluzione potrebbe essere, ad esempio, quella di far fronte alle richieste più esose di risorse mediante hosting con VPS e cloud contemporaneamente, come quella offerta da Keliweb SRL.
  2. Gli hardware sono il vero collo di bottiglia dei provider. A parte il fatto che ormai quasi tutto dipende dalla configurazione che viene offerta il vero collo di bottiglia delle soluzioni shared (in particolare), in realtà, sono gli abusi/incompetenza da parte degli utenti: se qualcuno inizia a fare streaming video (qualora non sia consentito dalle policy) oppure lancia slow queries in SQL o più semplicemente fa pagine di web-spam potrebbe compromettere l’efficenza di tutti gli altri.
  3. Managed hosting: a volte, erroneamente, viene considerato come equivalente ad un hosting dedicato, ma dovrebbe significare invece la disponibilità di un un sistemista che risponda alle vostre specifiche richieste di configurazione (installare plugin di sistema, sistemi operativi, ecc.) senza che dobbiate fare nulla a livello di configurazione hardware (quella software di solito si paga a parte).
  4. I server dedicati sono i migliori. Piuttosto è vero che si tratta dei servizi di hosting attualmente più dispendiosi in assoluto: prezzi che possono arrivare a costarvi qualcosa come 1000/1200 euro all’anno, e che rischiano in molti casi di rimanere inutilizzati se non vi siete fatti i conti come si deve. Per quanto in certi casi sia indispensabile disporre dei servizi che solitamente prevedono (ad esempio un IP dedicato per poter implementare SSL sui siti di e-commerce), molte soluzioni cloud hosting e/o VPS cloud sono un’ottima alternativa per fronteggiare grossi flussi di visitatori senza buttare un capitale dalla finestra.
  5. Il ping è un indice di qualità dell’hosting. Questo tipo di approccio molti non considerano essere molto approssimativo per quanto, nella pratica, venga utilizzato molto spesso. il webmaster più smanettone in molti casi tende a testare i tempi di risposta del ping sul sito dell’hosting che vorrebbe valutare: ammesso che la macchina sia stata configurata per rispondervi, bisogna specificare che si tratta di una misura influenzata dalla velocità di rete e dal traffico del momento, senza considerare che il vostro sito non è affatto detto che venga ospitato sulla stessa macchina. Avrebbe forse più senso effettuare il test su un pool di IP forniti da ogni hoster, ma questa operazione verrà mai resa pubblica da qualcuno dei provider, con tutti i problemi di sicurezza che ne conseguirebbero)?
  6. L’uptime al 99,9% vantato da quasi tutti gli hosting provider (italiani e non) è basato, come pochi sanno, su una rilevazione statistica del fenomeno, e deve solitamente essere ridotto di alcuni punti percentuali. La maggiorparte dei down-time che sono usualmente rilevati sono causati da una minoranza di utenti che sfruttano eccessivamente le risorse del server, causando un degrado di prestazioni; questo pero’ non impedisce di rilevare un uptime medio molto vicino al 100%.
  7. Le soluzioni low-cost sono tassativamente da evitare. Questo è un altro terribile luogo comune dettato dallo snobismo di alcuni webmaster: in realtà, nonostante ci siano provider davvero poco professionali e con poche/nessuna garanzia, gli hosting web a costo minimo non vanno affatto evitati a priori. Secondo una statistica personale sui siti con cui ho avuto a che fare, ad esempio, tenendo conto degli usi tipici giornalieri e del traffico, le soluzioni low cost vanno bene per la maggioranza dei blog, visto che solo una minoranza di essi riceve un flusso medio-alto di visite. La scelta dell’hosting si misura poi – sempre e comunque – con il tipo di sito, con le sue richieste tecnologiche e con la previsione di accessi che lo stesso potrebbe fare.
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