Open source e “nuvole”, un binomio intrigante

Open source e “nuvole”, un binomio intrigante

Le applicazioni open source hanno preso piede nel mondo desktop spesso senza che neanche ce ne accorgessimo: sulla stessa falsariga si sta muovendo il mondo del cloud hosting.

Alcuni diritti riservati a Meredith_Farmer

cloud è una parola che ricorre molto spesso nelle cronache multimediali in ambito tecnologico: dal punto di vista open-source si stanno sviluppando diverse soluzioni che permettono un utilizzo massimo, e senza bisogno di installare nulla, di applicazioni di general-purpose soprattutto, ma non solo, allo scopo di memorizzare grandi quantità di dati. Applicazioni di file storage così come e-mail alla Yahoo! e Gmail hanno il loro punto di forza in hosting ed applicazioni di tipo cloud, e Ubuntu Enterprise Cloud offre una piattaforma free ed open source per il deployment di applicazioni di questo tipo. Il problema della privacy dei dati diventa particolarmente sentito se si considera che il cliente non dispone più dell’accesso diretto ai propri dati come avviene nelle piattaforme tradizionali, e quindi che i suoi dati rimangono in mani perlomeno dubbie: in questi casi si potrebbe pensare di fare uso di soluzioni come ownCloud.

Obiettivo finale è quello realizzare applicazioni open, migliorabili costantemente in modo cooperativo e che possano essere utilizzate a scopo commerciale, “monetizzandole” mediante opportuni meccanismi che partono dai classici donationware ed advertising ed arriveranno chissà dove (si spera). Del resto il vantaggio delle architetture sui cloud hosting risiede nell’immensa semplicità del loro utilizzo, gestibile da un client 1) senza dover installare nulla 2) il più delle volte mediante una comune interefaccia web. Cosa di cui molti non sia accorgono, presi come sono dal vedere la questione in semplici di hosting dedicato / condiviso, una dicotomia talmente fuorviante che meriterebbe una disamina apposita.

I vantaggi del cloud sono stati da me elencati nel post su questo tipo di tecnologia, che trova quindi linfa vitale nelle applicazioni open source come:

  • applicazioni per la virtualizzazione delle risorse (OpenNebula);
  • supporto per Infrastructure-as-a-service come Globus;
  • soluzioni pensate per il file storage come Eucalyptus;
  • sistemi operativi Cloud come OpenStack.

Si smonta così il luogo comune che vorrebbe vedere l’open come un mondo per addetti ai lavori senza alcuna possibilità di guadagno, e che invece si presta ad una serie di personalizzazioni non da poco.

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