I chatbot sono “perzone falze”

I chatbot sono “perzone falze”

Le perzone falze da tempo inondano le bacheche di molti dei nostri contatti, e questo soprattutto con riferimento a memi fatti solitamente non benissimo, e pieni di riferimenti “non detti” a presunte ingiustizie subite dagli “altri” , in un vortice di populismo di quelli che solo i social network sono in grado di alimentare. Tutto questo mi fornisce un’ottima scusa per parlarvi dei bot, in particolare i chat bot che molte aziende come TIM e vari servizi di hosting stanno utilizzando come assistenza ai vari servizi. Le persone falze di cui parleremo qui, comunque, non sono altro che persone virtuali, cioè programmi realizzati in modo tale da sembrare, almeno per quello che serve, veri e propri esseri umani, in grado non tanto di provare sentimenti quanto di rispondere alle necessità o assolvere determinati compiti.

Per passare alla fibra TIM, tanto per farvi un esempio concreto, oggi ho fatto uso di un vero e proprio chatbot virtuale, che mi ha fissato un appuntamento con il tecnico per l’installazione, e che funzionava come una chat ordinare nella quale, per intenderci, non esiste un operatore umano ma soltanto uno virtuale. Il bot era in grado di farmi delle domande tipo, ad esempio, “conferma di volere attivare l’offerta” oppure “a che ora desidera che passi il tecnico per l’appuntamento”, e questo grazie a tecnologie particolarmente sviluppate su piattaforme come Telegram (che offre un ambiente per creare dei chatbot interattivi abbastanza potente).

In sostanza, quindi, un chatbot è un operatore virtuale che funziona via chat, e che è in grado di assolvere dei compiti in automatico, ponendo domande mirate e “comprendendo” parte dei nostri discorsi.

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