Come scegliere i domini per la link building

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Pubblicato il: 08-02-2021 15:28

Se stai facendo SEO per il tuo sito e ti occupi, nello specifico, della parte di link building, sono tante le perplessità che potrebbero accompagnarti. Avviando una campagna di link building mille dubbi possono assalirti, della serie:

questo link servirà davvero alla mia SEO?

E se poi non serve a niente?

… e se venissi penalizzato?

Per rispondere a questi lecitissimi dilemmi, che spesso offuscano le menti di molti clienti, imprenditori e SEO anche molto esperti (a volte), è opportuno fare un passo indietro.

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I backlink che acquisisci, quale che sia il metodo (“guadagno” di link o link earning, backlink da te creati o acquistati e via dicendo) sono una parte imprescindibile del percorso SEO del tuo sito: in un certo senso, pertanto, non è molto corretto porsi nell’ottica “questo link serve / questo link non serve“. Chiaro, la mentalità deve generalmente essere selettiva (non dobbiamo prendere link spam, o comunque non dobbiamo farlo volutamente!), ma non troppo: se escludi troppi domini, alla lunga tenderai a pensare che tutti i domini facciano “male”. I backlink compongono il “profilo” del nostro sito, che poi viene valutato (a mano, o grazie ad alcuni tool come quelli di SEMRush) sempre nel suo insieme; purtroppo l’analisi dei singoli link in ingresso al sito non sempre corrisponde con quella dei singoli contributi. Vale, piuttosto, nel suo insieme per tutti i link che compongono il profilo, quindi porsi troppi problemi sui singoli spesso non è utile. Bisogna a volte assumersi un minimo di rischio d’impresa, ovviamente rivolgersi ai link builder seri lasciando perdere le offerte raffazzonate che si trovano, fin troppo spesso, in giro.

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Distinguere in base al tipo di dominio

Come fare a decidere se un dominio va bene per noi? Un criterio generale – nell’ottica di incrementare i backlink al proprio sito – è legato alla link difficulty, ovvero: quanto è difficile farsi linkare da un certo sito?

I siti dei quotidiani, ad esempio, hanno una link difficulty generalmente alta, ad esempio, e per questo sono molto ambìti (e costano altrettanto): a differenza del blog di un collega o di un conoscente o amico, sul quale possiamo farci pubblicare un articolo con link anche su richiesta, sui giornali non funziona così e questo spesso e volentieri porta a sentirsi fare prezzi quasi improponibili.

I forum tematici, poi, hanno link difficulty generalmente bassa (chiunque può registrarsi ed inserire un link, per quanto poi le netiquette dei forum siano spesso un aspetto da tenere in considerazione) e per questo valgono “un po’ meno”, da questo punto di vista, mentre i blog hanno una link difficulty che dipende da molti fattori (se accettano guest post, se fanno pubblicare link nei commenti e via dicendo).

Bisogna comunque puntare ad un profilo di link che, nel suo insieme, sia uniforme, e preveda backlink di ogni tipo provenienti dalle fonti più svariate, ovviamente considerando anche il profilo che già possiedono i competitor.

I backlink valgono nel loro insieme

Se valesse quello che infatti, in altri ambiti, si chiama “principio di soprapposizione degli effetti“, ogni link varrebbe banalmente un punto (ad esempio -3, oppure +5), e la somma di questo punteggio sarebbe poi il ranking ottenuto sui motori di ricerca. Purtroppo nella SEO le cose non sono così semplici: la sovrapposizione degli effetti non vale, per cui ogni link può avere un effetto che può essere imprevedibilmente:

  • positivo
  • neutro
  • negativo per il ranking.

In altri termini, piaccia o meno, è impossibile stabilire se un link singolo abbia un effetto benefico sul sito oppure no, tant’è che (ad esempio) tool come quelli di SEOZoom non considerano i backlink per calcolare la ZA (giustamente, direi) proprio perchè nessuno sa quanto valgano i singoli link, e sarebbe azzardato proporre una metrica sulla base di ciò su cui non sappiamo nulla.

Chi non rischia, non vince

Chiarito questo, c’è un altro aspetto da considerare, che è il cosiddetto “rischio d’impresa”: sì, facendo link building potremmo tutti essere penalizzati, indistintamente. Google non guarda in faccia nessuno, e dice chiaramente che ci sono condizioni specifiche perchè questo avvenga: si aspetta anche che tale processo avvenga in modo naturale, senza forzature e senza frenesia di prendere backlink “comunque vada” (ad esempio farsi linkare un sito di gioielli da uno di trattori, giusto perchè il sito di trattori ha un’eccellente ZA).

Questa mentalità frenetica, del resto, sembra guidare alcuni siti nel posizionamento all’interno delle rispettive nicchie: per cui, in altri termini, bisognerebbe essere disposti a rischiare un po’. La SEO è senza garanzie di posizionamento di alcun genere, e questo vale anche per la link building – forse a maggior ragione.

Conclusioni

Quello che è certo è che senza link building, di fatto, o quantomeno senza neanche valutare le proprie link opportunies (ogni sito ha le proprie, alla fine), sarà difficile che si riesca ad ottenere un buon posizionamento. Un’idea possibile che proponiamo spesso, a riguardo, è la seguente: un dominio linkante che sia dello stesso argomento del tuo sito. Ad esempio: se hai un sito sulla finanza online, offriamo un piano editoriale su un dominio da noi curato che si occupa di finanza online. Se rivendi hosting per conto terzi, un sito di tecnologia o focalizzato addirittura sugli hosting. Se vendi sex toys, un sito per adulti è l’ideale per te e così via.

E per finire, un po’ di numeri: in genere gli effetti di una campagna di link building si notano solo nel medio lungo periodo, se possibile se affiancati da una buona attività di SEO onsite sul sito destinazione dei link, e (in media, per le nicchie su cui ho lavorato in questi anni) non prima di 6 o 8 mesi a partire dall’inizio delle attività.

La link building è solo una parte della SEO, ovviamente, ma non deve assolutamente essere presa sottogamba.

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Come scegliere i domini per la link building (Guide, Zona Marketing)

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