Frequenza di rimbalzo: tutto quello che devi sapere

Frequenza di rimbalzo: tutto quello che devi sapere

La frequenza di rimbalzo, detta anche bounce rate, è un parametro molto importante per misurare le prestazioni di un sito, più utile e concretamente comprensibile di altri puramente numerici come il PageRank o il numero di visitatori. Sul web si trovano numerose informazioni sulla frequenza di rimbalzo, spesso corrette ma in certi casi mandano un po’ fuori strada, per cui mi sembra opportuno mettere in chiaro un po’ di cose sull’argomento. La frequenza di rimbalzo è difficile da definire, in realtà, e l’interpretazione che se ne da’ è il più delle volte molto semplicistica, quindi sbagliata.

Definizione di frequenza di rimablzo

In breve la frequenza di rimbalzo rappresenta, rispetto ad ogni visitatore del tuo sito, il grado (da 0 a 100) di cattiva interazione dell’utente rispetto alla tua pagina web; per fare un esempio banale, se il visitatore si fa coinvolgere dal contenuto della pagina e fa quello per cui è stata pensata, il rimbalzo sarà piccolo, diversamente sarà grande. Le varie gradazioni di percentuale, da 0 a 100, fanno in modo di misurare un fatto ancora più preciso: la percentuale di visitatori che visita solo una pagina e poi va via. Questo succede ad esempio perchè il vostro sito non li ha soddisfatti, nel qual caso “rimbalzeranno via senza tornare; diversamente, saranno degli utenti coinvolti attivamente a leggere il vostro articolo, a inviare richieste di informazioni, ad interagire con i contenuti e così via.

Google ha aggiornato la definizione di frequenza di rimbalzo a partire dal 2016; se infatti inizialmente l’aveva definita così:

la frequenza di rimbalzo è la percentuale di sessioni di una sola pagina (ovvero le sessioni in cui gli utenti abbandonano il sito dalla pagina da cui sono entrati, senza interagirvi)

in seguito ha aggiornato la definizione in un modo più complesso

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Un rimbalzo è una sessione di una sola pagina sul tuo sito. In Analytics, un rimbalzo è calcolato in modo specifico come una sessione che attiva una sola richiesta al server Analytics, ad esempio quando un utente apre una singola pagina sul tuo sito ed esce senza attivare altre richieste al server Analytics durante la sessione. La frequenza di rimbalzo è il rapporto tra le sessioni di una sola pagina divise per tutte le sessioni o la percentuale di tutte le sessioni sul tuo sito nelle quali gli utenti hanno visualizzato solo una pagina e hanno attivato una sola richiesta al server Analytics.

Purtroppo per come l’hanno posta non è molto comprensibile (del resto, che ci stiamo a fare noialtri :-) ): può aiutare la comprensione considerare i due casi limite (100% di rimbalzo e 0% di rimbalzo), in modo da capire meglio di cosa stiamo discutendo.

Cosa vuol dire sessione di Google Analytics

Quando parliamo di sessione di Google Analytics (come spiegato qui) ci riferiamo al primo accesso (più o meno un “visitatore unico”) ad una pagina del nostro sito (ovvero “le sessioni vengono incrementate con il primo hit di una sessione, indipendentemente dal tipo di hit“), il che è differente dagli accessi (le impressioni o numero di visualizzazioni) che, appunto, “vengono incrementati con il primo hit di visualizzazione di pagina o visualizzazione di schermata relativi a una sessione“.

Capire la frequenza di rimbalzo

Può sembrare una cosa contorta – e per come la definisce Google non è troppo chiaro, in effetti – ma qui viene il bello: se tutti gli utenti (100% di rimbalzo) abbandonano il sito in cui sono arrivati senza interagire, di fatto, è sicuramente un fatto negativo per le prestazioni del nostro sito (e probabilmente un ranking factor non esaltante lato SEO), il contrario si può invece dire di nessun visitatore (0% di rimbalzo, caso ideale) che non interagisce con il nostro web (cioè sono tutti visitatori attivi).

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La percentuale di rimbalzo va ridotta in ogni caso?

Si usa pensare che la percentuale di rimbalzo si debba per forza ridurre: questo è vero solo in alcuni casi, in particolare per le pagine pensate per convertire, quelle in cui ci aspettiamo una action dell’utente come un acquisto, un semplice click o l’iscrizione ad una newsletter.

L’agio, la buona UX (User eXperience) che prova l’utente nel sito sembrerebbe, quindi, legato ad una percentuale di rimbalzo ottimale per lo stesso. Molte altre pagine, di fatto, possiedono una percentuale di rimbalzo che risulta essere irrilevante e che può fuorviare il focus dell’analisi. Tante pagine web, in altri termini, servono solo come canali per arrivare alla sezione di interesse per il visitatore, ammesso che sappia già come muoversi e gli venga naturale farlo.

Dipende sempre dal sito!

Un caso pratico di percentuale di rimbalzo

Casi pratici da me analizzati parlano di un rimbalzo che tende a rimanere costante, e che potrebbe subire drastiche riduzioni in prossimità di ottimizzazioni specifiche del sito, come nel caso seguente.

In questo caso sto considerando indistintamente il rimbalzo su un intero sito web.

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Messa così sembra quasi scoraggiante, visto che la percentuale di rimbalzo è assestata globalmente sull’85%, a parte quell’unica “valle” in mezzo e considerando che si tratta di un blog per cui sono interessato a mantenere al minimo il rimbalzo, favorendo per quanto possibile click ed interazioni dei visitatori.

Se a questo punto limitassi l’analisi solo alle pagine più visitate, ad esempio, sempre nello stesso periodo temporale otterrei risultati leggermente diversi e più complessi, ma anche più rispondenti alla realtà. Si notano in particolare dei picchi in basso piuttosto frequenti e pagine che, in media, rispondono meglio di quanto sembri alle esigenze dell’utente, ma questo considerando che si tratta di tutorial e guide da seguire passo-passo.

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Come si cambia la percentuale di rimbalzo a nostro vantaggio?

Di fatto il rimbalzo migliore/peggiore/desiderato non è legato ad un intervento specifico che per magia lo fa cambiare: un rimbalzo prossimo al 100% può essere indice di pagine web scadenti, problemi di usabilità del sito, grafica non adatta, scarsa qualità dei contenuti senza contare casi limite di falsi negativi, del tipo landing page o siti volutamente poco interattivi (che andrebbero analizzati con strumenti ad hoc come gli eventi di Analytics).

Tutto dipende dal sito, dagli interventi fatti, dal comportamento medio degli utenti e (forse) da ciò che si aspettano di fare in condizioni ideali, in particolare.

Perchè può essere utile ridurre la frequenza di rimbalzo?

Uno dei motivi per cui si tende ad abbassare la frequenza di rimbalzo è legato essenzialmente ai tempi di permanenza sulle pagine da parte dei nostri visitatori: tendenzialmente, infatti, questo indice esprime un “tasso di fuga” di chi finisce nel nostro sito, ovvero arriva nella pagina e chiude subito la stessa, magari perchè si rende conto di essere capitato nella pagina sbagliata.

Valori ottimali della percentuale rimbalzo, per quanto si tratti di numeri molto orientativi, possono aggirarsi tra il 20% ed il 60% in media.

Si tratta di una metrica molto interessante in ambito analytics e, indirettamente, influenza anche la SEO del sito, anche se non esiste alcuna relazione (al massimo correlazioni statistiche) diretta o dimostrabile tra ranking alti e frequenza di rimbalzo bassa. Di sicuro per quanto riguarda i blog, ad esempio, una frequenza di rimbalzo molto alta – del tipo prossima al 90% o oltre – tende ad essere associata ad un CTR molto basso o nullo sugli annunci che abbiamo inserito per monetizzare il sito, mentre se riusciamo a tenere il visitatore “incollato” alle nostre pagine sarà decisamente più probabile riuscire ad aumentare tale CTR.

Per un blog, e nella mia esperienza lavorativa, percentuali di rimbalzo ottimali si possono aggirare sul 70%, e possono corrispondere di solito (ma non è una regola da seguire passivamente o prendere come direttiva) ad un CTR medio sugli annunci di circa il 2% (in casi ottimali fino al 4%).

Perchè la frequenza di rimbalzo è utile?

Perchè è una metrica molto realistica ed indicativa della qualità del sito, in molti casi. Se infatti i valori SEO di DA o di ZA possono essere anche molto alti, ma derivare da cause esterne artificiose (link malevoli, script automatici) e poi, se si va a vedere, corrispondere ad un ROI basso o nullo (puoi anche avere PageRank 10 e 10,000 visitatori al mese, ed avere un sito che non serve comunque a nulla o converte poco), il rimbalzo è un parametro un po’ più legato alla realtà pratica di ogni giorno, e non serve essere degli esperti per valutarne l’impatto. La cosa essenziale è come ho spiegato capire davvero a quello che serve.

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Informazioni sull'autore

Salvatore Capolupo

Consulente SEO, ingegnere informatico e fondatore di Trovalost.it, Pagare.online, Lipercubo.it e tanti altri. Di solito passo inosservato e non ne approfitto.
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