Come gestire siti web multilingua

Come gestire siti web multilingua

In questo articolo parlerò di come sia possibile gestire siti multilingua, e di quali siano le difficoltà a cui si può andare incontro nel gestirli.

Premetto che è davvero difficile riassumere tutto quello che c’è da sapere in un singolo articolo, perchè le variabili in gioco sono davvero tante ed è per questo che mi permetto di aggiungere una cosa: gestire un sito multilingua è un lavoro da (veri) professionisti. Tante sono le variabili in gioco, i possibili scenari, le opportunità offerte dalla tecnologie che diventa davvero complesso rispondere a tutte le domande in modo esaustivo.

Se vuoi sapere come creare un sito multilingua leggi qui.

Da dove partire?

Un buon modo per iniziare potrebbe essere: perchè voglio un sito multilingua? Più che rispondere frettolosamente “per allargare la mia clientela” (e fare tanti $$$, non so bene come, ma vabbè…), direi che una risposta migliore potrebbe essere “perchè ho necessità di averne uno, devo pubblicare – ad esempio – degli articoli in inglese per le mie attività“. L’analisi del modus operandi passa necessariamente prima per il “perchè” fare una certa cosa, e non bisognerebbe mai perdere di vista questo aspetto.

Quando si gestisce un sito web multilingua – per semplicità pensate ad un blog in italiano ed in inglese, ma il discorso potrebbe estendersi ad i lingue differenti – i principali problemi da affrontare sono due:

  • anzitutto dovrete decidere una corrispondenza uno ad uno tra contenuti in italiano (quindi articoli del blog, elementi del menu, pagine,  widget e così via) e contenuti tradotti;
  • ogni pagina, sia in italiano che in inglese, deve essere mantenuta separata, ovvero dovrebbe possedere un URL univoco.

I plugin per effettuare questo genere di upgrade non sono pochi: alcuni esempi possono essere WPML (per WordPress) Internationalization e Falang (per Joomla!), per cui le scelte non sono sicuramente poche. Vanno pero’ valutate con grande attenzione, in linea di massima con il seguente criterio: se non siete programmatori PHP / WordPress con un minimo di esperienza, vi conviene optare per soluzioni come WPML anche se a pagamento, vista la complessità del tema da un punto di vista più generale possibile.

Attenzione, comunque, che se andate ad installare sul vostro sito plugin e/o componenti aggiuntivi come e così via,  il numero di pagine su cui lavorare andrà a raddoppiare: per cui, se state effettuando il sito su commessa, dovrete indubbiamente far presente la cosa, e regolarvi di conseguenza. Sembra una banalità, ma vi garantisco che aiuta moltissimo tenere subito conto di questo aspetto in fase di progettazione del sito. Molte altre indicazioni utili, per la cronaca, sono riportate sulla pagina di Google dedicata a Siti multiregionali e multilingue, che vi suggerisco di leggere successivamente.

A cosa serve mantenere separati gli URL italiano/inglese?

Si diceva di URL univoci qualche riga fa: quando penso a questo mi riferisco a cose tipo miosito.com/qualcosa accoppiato con miosito.com/en/something, tanto per dire, oppure (se volete far splendere le vostre capacità di configurare un DNS) en.miosito.com/something il che è equivalente al caso precedente. Questa logica sdoppiata deve essere un punto di riferimento per il vostro sito per evitare che, tanto per dire, un utente in inglese arrivi sulla pagina in italiano o non sappia come tradurre quella pagina.

In realtà si può anche utilizzare un meccanismo di “mascheramento” e compressione degli URL, del tipo miosito.com/qualcosa e miosito.com/something, ma questo secondo me può arrecare parecchia confusione sia al (povero) webmaster che ai (poveri) visitatori, che faranno fatica a capire la struttura del vostro sito. Meglio, quindi, che in prima istanza si mantengano italiano ed inglese staccati (pagine distinte e con parametri dinamici tipo ?lang=en annessi, se possibile) e ben distinguibili (en nell’URL, che è la traduzione SEO-friendly dei parametri appena citati).

Cosa non fare…

Anzitutto eviterei di utilizzare soluzioni come quelle, secondo me scellerate, proposte dai widget di Google Translate e simili: a parte che affidare la traduzione ad un traduttore automatico è da pigri e produce testi di scarsa qualità, oltre a provocare una serie di problematiche non da poco (tipo: non è possibile controllare adeguatamente i contenuti tradotti e farli indicizzare a dovere). Del resto i siti in white label soffrono di problematiche di questo genere: molti webmaster tendono a ricopiare i contenuti “grezzamente” di quei siti, tipicamente dating e siti per adulti, provocando una massa di spam nei risultati di ricerca ricopiati, mal tradotti e quindi incomprensibili che giova a pochissimi e rischia di far crollare il business non appena Google se ne accorgerà.

Giusto per aggiungerne un’altra, è anche una pessima idea tradurre le pagine con translate e copia-incollarle, perchè il testo che ne risulta sarà di bassa qualità e, da alcuni esperimenti sul campo, sembra che si tratti di quei casi in cui Google non ritiene di dover indicizzare quel contenuto. Attenzione, quindi, a sottovalutare l’importanza di un traduttore professionista: ha un costo, chiaramente, ma credo anche sia finito il tempo in cui ci si improvvisava esperti del web e ci mettevamo a fare qualsiasi cosa senza saperla fare.

Cosa fare, invece?

Bisogna chiarire subito un aspetto: per fare in modo che il sito riconosca la provenienza del visitatore, ci sono dei meccanismi interni ai linguaggi server side che vanno a fare un po’ di check.

Nello specifico, bisogna sapere che è possibile determinare dinamicamente la lingua del visitatore, per quanto ciò avvenga con una certa approssimazione in alcuni casi:

  1. si può controllare un certo campo nel browser che sta utilizzando;
  2. si può fare un check dell’indirizzo IP per tentare di geolocalizzarlo;
  3. ci si può basare su un cookie in modo che nelle visite successive il sito “sappia” che lingua desidera l’utente.

Le modalità con cui questo avviene nella pratica possono variare di parecchio a seconda dei casi, per cui vi lascio analizzare singolarmente ogni CMS per capire al meglio come procedere nel vostro caso. Non c’è nulla di meglio che la pratica in questi casi, e di una cosa sono sicuro: un sito multilingua è un qualcosa di professionale che non tutti riusciranno a fare al meglio, ma che è fortemente qualificante per la vostra attività di webmaster.

Photo by geralt (Pixabay)

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