Guida pratica alla marca temporale

Guida pratica alla marca temporale

La marcatura temporale serve a validare la data di un documento digitale, ad esempio un file PDF, in modo che sia accertabile legalmente la data di pubblicazione o di invio del documento stesso. Si tratta di un servizio informatico molto utilizzato dalle PA e dagli enti, oltre che dagli studi legali.

Cos’è la marca temporale

La marca temporale o marcatura temporale viene applicata a vari tipi di documenti, in genere ufficiali o burocratici, per poterne garantire l’effettiva data di pubblicazione; a livello tecnico, si tratta di una specifica sequenza di caratteri che rappresentano una data e un’ora, riferiti all’accertamento effettivo di un determinato evento. La data/ora è rappresentata in un formato standardizzato prefissato, in modo tale che si possa facilmente confrontare con altre e stabilire la sequenza temporale corretta.

Nella pratica, un file che abbia una marca temporale conterrà, al proprio interno, il documento del quale si è chiesta la validazione temporale, e la marca digitale emessa dall’Ente Certificatore. La marca temporale consiste pertanto in una sequenza di caratteri univoca, che viene generata da un processo informatico standard che viene chiamato TSA (Time Stamping Authority), di terze parti. La marcatura temporale può avvenire sincronizzandosi con i server di appositi servizi che forniscano data ed ora esatte, ad esempio, ed è regolamentata per legge dall’articolo 1, Comma 1, Lettera bb CAD – Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

Esempio di marca temporale

Un esempio di marca temporale potrebbe essere:

2020-04-25 T 10:45 UTC

oppure

2020-04-25 T 11:20 UTC

sempre secondo lo standard UTC (fuso orario di base del Tempo universale coordinato) oppure, ancora:

Sat Apr 25 02:16:57 2020

Si tratta quindi di una data rappresentata come anno-mese-giorno + una T + un orario oppure, a seconda dei casi, giorno della settimana + mese + giorno del mese + orario + anno.

Chi rilascia la marca temporale

Si tratta di un servizio a pagamento che è possibile acquistare da vari provider del servizio, tra cui ad esempio Aruba e Infocert.

Come funziona la marcatura temporale

La marca temporale rientra nei processi di cosiddetta “dematerializzazione” che sono stati avviati da anni anche in Italia, sebbene con un certo ritardo e a volte una scarsa consapevolezza dei mezzi. Di fatto, i documenti cartacei potrebbero essere sostituiti nella loro totalità da documenti digitali, che pero’ devo subire un processo di validazione e rispondere a determinati standard per poter essere utilizzati.

Altri aspetti interessanti a riguardo, in effetti, si legano alle tecnologie di firma digitale e fatturazione elettronica.

Nello specifico, la marca temporale funziona in 5 passi:

  1. un client effettua una richiesta di marcatura temporale, utilizzando un software specifico;
  2. la richiesta viene firmata digitalmente, come prima cosa;
  3. il software inoltra la richiesta ad un’autorità di temporizzazione (Time Stamping Authority), che può lavorare in concomitanza con istituti metereologici e GPS;
  4. avviene la procedura di apposizione ufficiale della data sul documento;
  5. viene inviata al client una ricevuta che attesta l’avvenuta apposizione della data.

Formati dei file della marca temporale

Il documento con data avrà estensione .TSD (Time Stamped Data) e sarà già integrato di data con il PDF all’interno; in altri casi possiamo decidere di avere due file separati, che avranno estensione .TST (TimeStamp Token, in questo caso) oppure .TSR (TimeStamp Response).

Si può apporre una marca digitale su un file che non sia firmato digitalmente?

In genere sì, è possibile farlo.

Si può apporre una marca digitale su un file che sia firmato digitalmente?

Sì, è possibile farlo.

Quali informazioni sono contenute nella marca temporale?

All’interno della marca sono contenute le informazioni sulla data e sull’ora in cui è avvenuta l’apposizione della stessa, ed inoltre:

  • un identificativo dell’emittente;
  • un numero di serie della marca temporale;
  • un algoritmo di sottoscrizione della marca temporale;
  • un identificativo del certificato relativo alla chiave di verifica de la marca temporale;
  • un un riferimento temporale della generazione della marca temporale;
  • un identificativo della funzione di hash utilizzata per generare il fingerprint temporale;
  • un valore dell’impronta dell’evidenza informatica.

Quando è utile ricorrere alla marcatura temporale di un documento elettronico?

CI sono vari casi in cui è necessario o utile farlo, e molti esempi derivano dalla burocrazia di ogni giorno. Ad esempio è utile la marca temporale nel caso di richieste di emissione di credito, richieste di finanziamenti, valutazione rischi e via dicendo.

Foto di Kerstin Herrmann da Pixabay

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Informazioni sull'autore

Salvatore Capolupo

Consulente SEO, ingegnere informatico e fondatore di Trovalost.it, Pagare.online, Lipercubo.it e tanti altri. Di solito passo inosservato e non ne approfitto.