Housing: l’hosting fai-da-te, per le casalinghe più audaci

Housing: l’hosting fai-da-te, per le casalinghe più audaci

Per il gusto di dare una risposta breve potremmo rispondere che sì, è possibile fare hosting a casa propria, predisponendo un computer server ed una buona connessione ad internet. Il modello di mercato è ben noto e molto comune tra i più comuni rivenditori di servizi di hosting condiviso oppure hosting virtuale, ovvero: prendiamo una macchina, la rendiamo configurabile per vari account mediante ad esempio WHM e poi rivendiamo al prezzo che desideriamo ai webmaster.

In un certo senso, quindi, l’housing è un hosting “fatto in casa” e gestito ivi, in altri più realistici casi viene gestito mediante colocation a determinate condizioni da servizi di hosting idonei.

Come fare housing

L’housing o colocation si traduce in una locazione ad un cliente di uno spazio fisico, generalmente all’interno di appositi rack, nei quali l’hardware non è virtualizzato come nel caso dell’hosting bensì di proprietà del cliente stesso. Tipicamente i server vengono ospitati in webfarm o Data center in cui si garantisce una particolare gestione degli aspetti hardware, software ed infrastrutturali, quasi sempre mediante personale specializzato. Mediante un servizio di housingil proprietario della macchina fisica trasferisce il tutto presso il fornitore che svolgerà le classiche attività sistemistiche facenti parte del datacenter.

Perchè non fare housing

Quanto spiegato avviene in casi particolari e solo raramente per i classici siti o servizi web, soprattutto da quando l’avvento del cloud è diventata una soluzione a basso costo ed altissime prestazioni. In molti casi pratici non sembra conveniente fare housing per una serie di ragioni e di problematiche/limitazioni tecnologiche.

Il problema a mio avviso è prevalentemente di ordine pratico, e passa per almeno i seguenti punti:

  1. le connessioni ad internet in Italia non sempre sono all’altezza delle premesse, perchè pensate per uso domestico o aziendale e perchè comunque ancora molta strada c’è da percorrere nel settore, almeno in Italia. I vari provider come Aruba, Vhosting e tutti gli altri,  in effetti, con alcune piccole differenze di fondo riescono a garantire una banda che, per le usuali connessioni domestiche, a volte non supera i 20 mega. Troppo poco per un sito che sarà molto affollato di visitatori, per intenderci: ad esempio sto utilizzando dal mio studio Tiscali ADSL Professional che mantiene esattamente questo standard, ma resta comunque il problema di un upload decisamente limitato e di limitazioni varie che rendono difficile, o impossibile, mettere in pratica il nostro obiettivo.
  2. se impostiamo il nostro web server con Apache, IIS o altri, dovremo installare tutto quello che ci serve acquistando materialmente un server da installare a casa nostra, e potremo farne uso anche per memorizzare file o effettuare condivisione ed accesso remoto alle risorse in questione (su Amazon trovate micro-server utilizzabili a scopo di test o su utenze limitate come HP Proliant N40L 658553-421 Desktop Computer a circa 500 euro ciascuno).
  3. Tutta la sicurezza dei siti che offriremo in reselling deve essere curata da noi o, molto preferibilmente, da un sistemista esperto che curi aggiornamento e manutenzione delle macchine, sia in locale che in remoto mediante una connessione SSH.

In genere, quindi l’hosting domestico (se non affidato a professionisti, ovviamente) rischierà di essere piuttosto lento e non sempre all’altezza delle aspettative per l’uso come web server, ma va comunque molto bene – anzi, è una soluzione desiderabile e comoda – in ambito di sviluppo e test dei siti e dei servizi internet che andremo, solo in un secondo momento, a mettere online.

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