Intervista ad una quality rater di Google (2012)

Intervista ad una quality rater di Google (2012)

Cosa fanno i quality rater di Google?

I quality rater sono figure lavorative che si occupano di supervisionare i risultati di ricerca, in modo da evitare spam o risultati troppo faziosi o scorretti. Sono il “lato umano” di Google: servono almeno in parte a limitare i risultati di ricerca di bassa qualità, anche se il loro ruolo effettivo è molto discusso ancora oggi tra i consulenti SEO.

Intervista ad una quality rater di Google

Quality rating, questo sconosciuto: certamente sottovalutato da molti consulenti SEO (specie quelli che ricorrono a strategie black hat per far crescere le proprie pagine) ma pur sempre uno dei processi più importanti all’interno di Google, l’azienda che fornisce gratuitamente risultati di ricerca sempre di miglior livello (…almeno sulla carta). In questo nuovo articolo ho realizzato un’intervista ad uno degli addetti italiano al quality rating per conto di Google: si tratta di una residente all’estero che ha risposto via email, molto gentilmente, a tutte le mie curiosità in merito. Il processo di revisione umana dei risultati di ricerca è l’arma in più, di fatto, per contrastare il dilagare di webspam, che è stato definito attraverso linee guida apposite, variabili nel tempo e concentrate ogni volta su obiettivi differenti. Ma come avviene il processo di valutazione? Sulla base di cosa si caratterizza? In quali ambiti esercita una maggiore influenza? Prima di presentare l’intervista esclusiva ad una quality rater italiana con cui sono entrato in contatto, vorrei premettere che si è trattato di una chiacchierata senza entrare nel merito di indiscrezioni clamorose che, come mi ha premesso via chat, non avrebbe comunque potuto fornirmi per ovvie ragioni. Ho quindi deciso di improntare le domande senza sconfinare in uno scomodo “campo minato” e cercando, nel contempo, di rendere più chiaro cosa fanno i rater italiani.

Il tutto, quindi, direi soprattutto senza il sensazionalismo tanto di moda nei blog italiani (con il quale, per inciso, avrei potuto barare fin dal titolo), senza domande da Capitan Ovvio alla “Come si fa ad essere primi su Google” – e nonostante non sia un guru del web (e mi guardi bene dal volerlo diventare). “Solo” innumerevoli spunti di approfondimento sul quality rating, provenienti da una professionista del settore e che dovrebbero spingerci ad investire con sempre maggior forza sul content marketing puro. Ecco a voi l’intervista che Loredana (nome di fantasia per tutelare la privacy), quality rater per Google, mi ha gentilmente concesso l’altro giorno (era il 2012, ndr).

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D. Ciao e grazie della tua disponibilità. La cosa che mi viene naturale chiederti in primis è la seguente: come si fa a diventare quality rater in Italia? Puoi darmi inoltre qualche indicazione sui requisiti richiesti (conoscenze di un certo tipo, precedenti esperienze ecc.)?

R. Proporsi come candidato non è difficile, basta visitare uno dei siti delle società che lavorano per Google (come Leapforce o Butler Hill) e controllare la disponibilità per la figura ricercata! La parte difficile è riuscire ad entrare! Personalmente credo che il primo requisito indispensabile è indubbiamente un’ineccepibile conoscenza dell’inglese, perché anche se si lavora per l’Italia le comunicazioni con i responsabili avvengono solo in inglese, la piattaforma con la quale si lavora è in inglese, il lavoro stesso è in inglese (anche quando si valutano siti italiani). Inoltre è indispensabile risiedere nel Paese per il quale ci si candida da almeno 5 anni poiché bisogna avere un’ottima conoscenza delle dinamiche politiche, culturali, ecc. Non di meno è importante conoscere i computer e possibilmente nozioni SEO. Io scrivo per un sito che si occupa di internet e software, ho lavorato come hostess di volo ed ho vissuto molto all’estero (tutt’ora non vivo in Italia), forse per questo sono stata chiamata immediatamente.

Per avviare questa attività hai dovuto sostenere delle prove selettive, un colloquio ordinario o altro?

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R. Ho dovuto sostenere due prove d’esame, nessun colloquio. Mi hanno inviato del materiale da studiare (le famose Linee Guida) ed io ho avuto tempo tre giorni per riuscire a sostenere entrambe le prove. Una teorica ed una pratica. Superando il test teorico si accede a quello pratico ed ogni test può essere fatto una sola volta, senza seconde possibilità.

Orientativamente sai dirmi quanti quality rater lavorano specificatamente sui risultati italiani?

R. Sinceramente non ne ho idea, non ho contatti con gli altri rater, ma so che nel mondo siamo circa 4500.

L’idea di un team umano che vada a validare algoritmi sempre più evoluti è molto affascinante, ma al tempo stesso mi è parso di capire che la vostra attività non sia specificatamente rivolta ai criteri di rank veri e propri (i famosi “200 fattori” che ossessionano i SEO), quanto a piccoli miglioramenti – peraltro ormai pubblici – che vengono effettuati rispetto al processo generale. Puoi confermare questo aspetto?

R. Parlarne in breve è molto difficile, diciamo che dipende dal tipo di lavoro che ci viene richiesto di fare. Ci occupiamo dell’individuazione delle pagine spam, del miglioramento dei risultati di ricerca, del controllo delle mappe di Google e di molto altro ancora. Il nostro lavoro è molto esteso ed è rivolto anche al ranking.

È corretto sostenere che effettuate i test in modo cieco, ovvero senza mai sapere in anticipo che effetto debba avere ogni update?

R. Assolutamente vero. Anche perché il nostro lavoro è sottoposto a severi controlli incrociati.

Mi pare indiscutibile che ancora troppo spesso ci siano risultati di ricerca scadenti, anche per l’Italia, specie su alcune query. Vorrei chiederti se ti è capitato di notato qualche difetto molto diffuso all’interno dei risultati che valuti solitamente come scarsi (ad esempio keyword stuffing, ma anche altro). Ovviamente lo chiedo perché ciò faccia da deterrente a coloro i quali, ancora oggi, usano trucchetti piuttosto ingenui per farsi credere quello che non sono…

R. E’ per questo che è nata la figura del rater, per individuare i “furbi”. Diciamo che non posso aggiungere altro ;)

Come si svolge per grandi linee la tua attività lavorativa, potresti spiegarlo?

R. Come ho già accennato non è semplice parlarne in breve è un lavoro molto complesso e vario. Ogni giorno ci vengono proposti obbiettivi nuovi, ogni settimana facciamo webinar di aggiornamento.

Con quale periodicità siete soliti “entrare in azione”?

R. Siamo liberi di gestire autonomamente il nostro lavoro, quando vogliamo e dove vogliamo. Io personalmente lavoro tutti i giorni, almeno 4 ore al giorno ;)

Un quality rater inglese ha raccontato (link: SearchEngineLand) che gli vengono sottoposte una serie di query da valutare in forma di tripla (query, lingua, URL): è lo stesso anche per voi?

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R. Il lavoro è lo stesso in tutto il mondo, solo che cambia il Paese di referenza. La query in genere non viene valutata, ma viene valutato un determinato risultato sempre in relazione ad una specifica query.

Una cosa che mi ha sempre lasciato perplesso è che un sito di una certa nicchia possa essere valutato come falso positivo (o falso negativo) da una persona che, in totale buonafede magari, non sia esperta del campo. Penso ad esempio ad un rater iper-tecnologico che si trovi a valutare un sito di ricette o uno di news sportive… di contro, avere tanti rater numerosi ed iper-specializzati mi sembra egualmente improbabile. Come si equilibra la cosa? Ti capita di valutare risultati di query su cui può essere troppo difficile dire “bene” o “male”?

R. Certo, può capitare … per questo i nostri risultati sono “incrociati”. Se una query appartiene ad un campo troppo specifico, che non è di nostra competenza, ci viene espressamente richiesto di “rilasciarla”, di non valutarla.

D. Una domanda finale legata non necessariamente alla tua professione: come definiresti la qualità dei contenuti web, anche in base alla tua diretta esperienza?

R. Da quando faccio questo lavoro, navigo costantemente e scopro migliaia di pagine nuove ogni giorno. Disgraziatamente, in media, i contenuti sono copiati e mai originali. Per il momento c’è poca qualità, solo quantità!

Riassumendo…!

I punti più interessanti che emergono sono i seguenti:

  1. il rater si occupa di svariati aspetti dei risultati in modo apparentemente multi-disciplinare – quindi senza necessariamente conoscere la SEO, requisito non indispensabile per quanto gradito;
  2. sembra che il processo di rating abbia un’influenza potenziale sul ranking dei risultati e sull’individuazione di webspam;
  3. gli interventi di correzione del rating avvengono senza periodicità prefissata e mediante controlli incrociati che ne garantiscano la qualità;
  4. la cadenza di aggiornamento delle attività dei rater è, invece, orientativamente settimanale (webinar);
  5. i contenuti duplicati dovrebbero essere considerati tutt’altro che una priorità secondaria;
  6. ultimo ma non ultimo come importanza, chiunque può candidarsi a fare il quality rater a patto che conosca l’inglese e sia abbastanza informato sul paese che lo circonda.

Se da un lato è dunque importante che le nostre fonti siano linkabili e collegate solidamente alla rete – questo senza dubbio – non bisogna fare l’errore di considerare un singolo aspetto del problema SEO (i backlink, ad esempio) trascurando tutti gli altri. I quality rater italiani esistono e sono attivi anche da noi, per cui è ragionevole dimenticare al più presto logiche troppo focalizzate sul “fregare” i motori perchè tanto, a conti fatti, presto o tardi un rater potrebbe “farci fuori” ugualmente. Le informazioni contenute su questa intervista andrebbero lette ed interpretate in logica meramente white hat, anche perchè se è vero che il team che si occupa di webspam è differente da quello che ho intervistato qui, al tempo stesso l’idea di essere valutati da un team umano dovrebbe motivarci – quantomeno, aggiungerei – a fare sempre meglio.

Vecchia, vecchissima intervista (ero ancora ad appena tre-quattri anni di attività SEO) in cui contattavo ed intervistavo una quality rater di Google. Feci un sacco di visite all’epoca e si parlò molto dell’articolo, che peraltro avevo smarrito e che ho recuperato in copia originale su Archive.org (qui).

 

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