Negli ultimi dieci anni, i progressi tecnologici hanno dato vita a un fenomeno noto come convergence, ovvero la progressiva fusione dei confini tra il settore dei videogiochi e quello del gioco d’azzardo. Guidata dall’espansione della connettività online, dall’integrazione con le piattaforme di social network, dalla monetizzazione dei beni virtuali e dalla capillare diffusione degli smartphone come principale piattaforma di gioco, questa tendenza sta modificando la percezione e la fruizione di entrambe le attività.
Il Morgan Stanley Research Report ha identificato diverse tipologie di convergenza, tra cui l’introduzione di elementi d’azzardo nei giochi sui social media e il marketing incrociato tra siti di gioco simulato e piattaforme di gambling con denaro reale. La linea di demarcazione, un tempo netta, è oggi sempre più sfumata, aprendo a nuove opportunità commerciali ma anche a importanti interrogativi.
Le ragioni alla base della convergenza
Un punto centrale di questa convergenza è rappresentato dai cosiddetti “giochi di simulazione” o social casinò. Titoli come Zynga Poker, Slotomania e Big Fish Casino replicano l’estetica e le meccaniche dei giochi da casinò tradizionali, ma si basano su valuta virtuale. Sebbene non implichino direttamente scommesse con denaro reale, il loro impatto non è trascurabile.
Un autorevole studio australiano, parte del progetto Growing Up in Australia, ha rivelato un legame significativo: i giovani che a 16-17 anni giocavano a titoli di gioco simulato mostravano, una volta diventati maggiorenni (18-19 anni), una probabilità superiore di 40 punti percentuali di spendere denaro reale nel gioco d’azzardo. La ricerca ha dettagliato questo aumento di probabilità per specifiche categorie: 29 punti percentuali per le scommesse su corse di cavalli o cani, 26 punti percentuali per i giochi da tavolo da casinò e 21 punti percentuali per le scommesse sportive.
Le ragioni di questo effetto “ponte” sono sia strutturali che psicologiche. I social casinò sono spesso inizialmente gratuiti e, secondo ricerche come quella di Hollingshead et al. (2016), possono aumentare il desiderio di giocare d’azzardo tra le persone con problematiche pregresse. Essi creano un ambiente in cui il giocatore non sperimenta l’avversione alla perdita di denaro, normalizzando l’atto del gioco e mantenendo alto il coinvolgimento con tassi di vincita spesso irrealistici.
Secondo studiosi come Derevensky & Gainsbury (2016), questi giochi possono agire come un vero e proprio “gateway” o “campo di allenamento” per il gioco d’azzardo vero e proprio. A destare preoccupazione è anche la mancanza di stringenti limiti di età; un esempio storico è Casino Challenge per PlayStation 2, che riportava un’età consigliata di 3+. Queste piattaforme possono quindi facilitare un ingresso precoce in un mondo che imita da vicino quello del gambling.
L’incidenza delle meccaniche di monetizzazione e competizione
Oltre ai social casinò, altre meccaniche di monetizzazione rafforzano la convergenza. Le valute in-game, che possono essere acquistate con denaro reale per poi essere spese all’interno del gioco, funzionano in modo simile alle fiches di un casinò. Come evidenziato da studi come quello di Zendle et al. (2020), gli individui tendono a spendere di più quando utilizzano una valuta intermediaria piuttosto che contanti. Un altro fenomeno rilevante è quello delle loot box: l’acquisto di “chiavi” o “forzieri” virtuali per ottenere premi casuali.
La somiglianza strutturale e psicologica con il gioco d’azzardo è evidente, dal momento che il risultato è determinato dal caso e l’attività può generare un forte assorbimento. Non a caso, diverse ricerche hanno associato il loro uso a comportamenti di gioco problematico, specialmente tra adolescenti e giovani adulti. Il dibattito normativo è acceso: mentre giurisdizioni come Belgio e Paesi Bassi le hanno dichiarate illegali, la Gambling Commission britannica non le considera gioco d’azzardo, creando un vuoto normativo che lascia poca protezione ai consumatori più vulnerabili.
Anche il mondo degli eSports, i videogiochi competitivi, rappresenta un ulteriore terreno di convergenza. Con un fatturato che ha superato gli 1,1 miliardi di dollari e un pubblico di oltre 450 milioni di spettatori nel 2019, gli eSports hanno attirato l’attenzione degli studiosi. Il ricercatore Griffiths ha tracciato significativi parallelismi tra i videogiocatori professionisti e i giocatori d’azzardo professionisti, come quelli di poker. Le somiglianze riguardano il tempo eccessivo dedicato all’attività, la gestione psicologica delle “quasi vincite”, l’impatto di grafiche e suoni sofisticati e la percezione che l’abilità giochi un ruolo determinante sul risultato, elementi comuni a entrambe le discipline.
Da gioco a gambling: un passaggio possibile ma non automatico
Questo complesso intreccio di meccaniche e abitudini può abbassare la soglia psicologica verso il gioco con denaro reale. La familiarità con le dinamiche del gioco simulato, la gestione di valute virtuali e l’esposizione a risultati basati sulla fortuna potrebbero rendere alcuni giocatori più propensi a cercare online i migliori casinò o semplicemente piazzare una scommessa sportiva.
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che questa transizione non è automatica né inevitabile. Come evidenziato dallo stesso studio australiano, altri fattori di rischio giocano un ruolo cruciale; tra questi figurano il gioco d’azzardo dei genitori e un elevato consumo di alcol. La ricerca ha inoltre notato che gli effetti dei giochi di simulazione sembrano avere un impatto maggiore sui giovani di sesso maschile.
In sintesi, la convergenza tra videogiochi e gioco d’azzardo è un fenomeno reale, trainato da strategie commerciali e innovazioni tecnologiche che fondono intrattenimento ludico e meccaniche tipiche del gambling. Ma sebbene le correlazioni siano significative, non esiste un rapporto di causa-effetto diretto e deterministico.
I dati che mostrano un aumento della percentuale di giovani a rischio di sviluppare problemi legati al gioco devono però farci riflettere sull’urgenza di una maggiore consapevolezza da parte di giocatori e genitori. Nonché sulla necessità di un quadro normativo più chiaro per garantire un’adeguata protezione dei consumatori, specialmente delle fasce più giovani e vulnerabili.
