Perchè l’emulazione è bella (e non è litigarella)

Perchè l’emulazione è bella (e non è litigarella)

Cosa sono gli emulatori?

In parole molto semplici gli emulatori sono dei software che permettono di far girare programmi di vecchie architetture su computer di nuova generazione; ad oggi l’emulazione permette, ad esempio, di far girare i vecchi videogame delle sale giochi anni 80 e 90 su dei comuni browser web.

Agli appassionati di retrogame più incalliti sarà certamente venuto in mente il progetto MAME, ad esempio, che consente di giocare i titoli del passato procurandosi i file delle rispettive ROM. Cosa dovrebbe esserci di male in tutto ciò?

Gli emulatori non piacciono ai produttori di videogame

A ben vedere, in un emulatore – di per sè un software che riproduce le caratteristiche di un altro, tipicamente su un sistema diverso dall’originario – non c’è nulla di malvagio o deprecabile: si tratta, anzi, di un prodotto che tende a dare una marcia in più all’interno dell’intricato scenario dei dispositivi, vecchi e nuovi, che ormai si affollano sui tavoli degli utenti. Esso, infatti, da’ la possibilità di provare l’ebbrezza di far funzionare software obsoleti e non più compatibili con nuovi hardware, oppure nel caso molto frequente di sistemi legacy (che usano a volte l’emulazione per consentirne lo sfuttamento anche dopo decenni).

i produttori di videogame, tuttavia, in  molti casi tendono a demonizzare gli emulatori per via di ovvie questioni legate al diritto d’autore – che spesso sono ovvie solo per loro e non da un punto di vista più generale, ad esempio dei consumatori senza i quali quei prodotti non avrebbero molto senso. Nell’industria dei videogame l’emulazione tende generalmente (ed è una tendenza difficile da contrastare, penso) ad essere vista come un fatto negativo: si lega al fenomeno della pirateria, dato che la maggioranza delle vecchie ROM di retrogame sono spesso disponibili gratuitamente in rete, e questo nonostante i diritti degli stessi siano ancora vivi e vegeti (il più delle volte, almeno, è così).

Il caso di Frank Cifaldi vs Sony

Un caso famoso a riguardo, ricordato dallo sviluppatore Frank Cifaldi in una recente conferenza sui videogiochi, riguarda la Connectix, che riuscì a guadagnare circa 3 milioni di dollari dalla commercializzazione di un emulatore di console Playstation: Sony gli fece causa, come c’era da aspettarsi, ma nonostante tutto la perse, sentenziando in qualche modo che il sostanziale reverse engineering effettuato dall’azienda per “ricostruire” una PS fosse del tutto lecito. La questione ricorda quella molto simile legata al diritto di remixare brani: se possiamo ammettere che un bravo DJ debba comunque pagare i diritti dei brani con cui crea playlist o podcast, lo stesso non potrebbe dirsi per esperimenti di mixaggio più raffinati, ad esempio campionare dei brani da film e canzoni diverse per ottenere un qualcosa di nuovo oartistico (i Ministry lo hanno fatto e continuano a farlo tuttora, ad esempio).

Giochiamo a Street Fighter 2 (Champions Editions, ovviamente)

La questione andrebbe vista, pertanto, in una maniera un po’ più ampia: l’emulazione nel campo dei videogame, di fatto, sembrerebbe essere la forma più sicura, economica e sostanzialmente migliore per ripubblicare vecchi giochi su hardware recenti, tanto esasperata da consentire, oggi, l’emulazione di vecchi titoli da sala giochi – quali il mitico Street Fighter 2 su un semplice browser (venuta voglia? Il link per giocare è sul sito della Kongregate).

In generale, comunque, bisognerebbe trovare un compromesso accettabile sia per i videogiocatori che per i produttori, ed è in effetti ciò che ha fatto (almeno in larga parte, un po’ con tutti i giochi vecchi e nuovi) la piattaforma Steam, per esempio. L’emulazione apre un mercato, in definitiva, che in pochi avevano considerato e che sarà certamente curioso seguire fino in fondo (fonte).

Photo by markomni

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