Ci risiamo: WhatsApp chiederà (ancora) di accettare i termini di servizio

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Pubblicato il: 24-04-2021 23:39 , Ultimo aggiornamento: 29-04-2021 15:32

Neanche un mese dopo quell’approvazione forzosa che tanto aveva fatto discutere, WhatsApp sta nuovamente chiedendo di accettare i termini di servizio, ancora una volta rinnovati. Ma quali sono le conseguenze per la privacy? Gli utenti arriveranno a non usare più Whatsapp, passando ad esempio a Telegram o Signal? Dubitiamo, onestamente, che un’azione del genere possa arrivare a questo: vale comunque la pena, pero’, approfondire meglio la questione.

Che cosa sta per cambiare in WhatsApp

Stanno per cambiare, con i più recenti update di versione di WhatsApp, i Termini di servizio che ogni utente accetta per fare uso della celebre app di messaggistica istantanea: già gli utenti della versione beta 2.21.9.5 hanno avuto modo di vedere questa nuova schermata, a quanto sappiamo, ed essa apparirà non solo su Android ma anche su iOS. L’aggiornamento dovrebbe partire a giorni, e già il prossimo update potrebbe prevedere questa nuova schermata da accettare non appena si aprirà l’app.

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Cosa dice l’avviso di WhatsApp

Stiamo aggiornando le nostre policy e termini di servizio: molto semplicemente, WhatsApp presenta così la questione, mettendo in primo piano che nessuno (al di fuori di voi e delle persone con cui chattate) potrà mai leggere le vostre conversazioni private, essendo protette da un’autenticazione forte ormai divenuta standard e che, ovviamente, non saranno queste condizioni a cambiare. Cambia qualcosa nelle modalità di interazione di WhatsApp Business, anche se non è un cambio obbligatorio e dovrebbe rendere più facile realizzare (forse) dei chatbot, visto che si parla apertamente di poter fare domande e ricevere risposte da parte dei commercianti più velocemente. L’aggiornamento presenta poi un cambiamento nel modo in cui gli utenti business, ancora una volta, avranno la possibilità di interagire con i clienti, senza pero’ specificare troppo chiaramente in cosa consisteranno queste modifiche.

Le condizioni saranno formalmente attive dal 15 maggio 2021 ed entro quella data, presumibilmente, sarà necessario accettarle, pena non poter utilizzare a pieno l’app e poter ricevere solo le notifiche ed un insieme limitato di funzionalità.

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Che rischi ci sono per la privacy?

Rispondere ad una domanda del genere non è banale, e soprattutto potrebbe rivelarsi parzialmente completa, la nostra risposta: dobbiamo per forza basarci su quello che sappiamo – e che, al momento, sono poco più che indiscrezioni. Se la preoccupazione principale è che Facebook possa vedere il contenuto delle nostre chat, questo è fuori questione: non c’è questo problema, infatti, perchè WhatsApp fa uso di autenticazione forte, nata e concepita perchè solo mittente e destinatario della comunicazione possano leggerne il contenuto (testo, video, audio, foto).

Diverso sembra essere, invece, il discorso per quello che riguarda le chat tra account ordinari ed account business: pensiamo ad esempio a noi che contattiamo un negoziante su WhatsApp. In questo particolare scenario le nuove condizioni d’uso di Whatsapp ci dicono che, a partire dal 15 maggio 2021, Facebook si potrebbe affidare ad account di terze parti per gestire e memorizzare le nostre chat. Se è vero, come ci è sembrato di capire, che saranno introdotti dei chatbot, e che saranno gestiti e configurati con software di terze parti, è possibile che i contenuti delle chat “commerciali” siano effettivamente condivise con terzi. Al tempo stesso, stando alla privacy policy degli account business, solo questo particolare tipo di chat potrebbe essere condivisa con Facebook Ads, al fine quindi di generare pubblicità mirate (ovvero per consentire la creazione di campagne Facebook mirate da parte di chi volesse farle). La cosa che dicono le condizioni d’uso, di fatto, è che queste chat vengono contrassegnate in modo chiaro, in modo che l’utente possa distinguerle dalle altre.

Come facciamo a sapere se un commerciante sta usando terze parti per gestire la propria chat? WhatsApp ce lo dice chiaramente, mostrando una schermata di presentazione in cui viene specificato che, nonostante la protezione con crittografia forte di cui sopra, è possibile che terze parti siano demandate alla gestione della chat. Anche qui sarebbe il caso di capire che cosa si intende, in effetti: gestione della chat può significare, ad esempio, più che mero spionaggio, il fatto che i nostri messaggi vengano inviati al loro server perchè sia consentita l’elaborazione di una risposta (ciò che fa un chatbot). Sembra anche logico, ma non ci sono prove certe a riguardo, visto che non sembrano esserci riferimenti a tecnologie del genere – per quanto è difficile immaginare un uso diverso da quelli indicati.

Sul resto si possono fare varie considerazioni, che possono essere semplici illazioni o fake news: difficile dirlo, ma la cautela rimane d’obbligo. WhatsApp viene usato attivamente da molti utenti, spesso anche per lavoro o per necessità, ed è improbabile pensare ad un abbandono in massa della piattaforma (anche se, ovviamente, ci riserviamo la possibilità di perdere questa scommessa).

Non è chiaro ad esempio perchè chiedano a tutti gli utenti di approvare condizioni che rigaurdano solo gli account business: ma qui la risposta è già scritta nella domanda, in effetti, perchè le chat si svolgono sempre tra due soggetti ed è altamente probabile che se uno dei due sia un account business, l’altro sia un account ordinario. Sembra anche che Facebook Shop sia un monitor estremamente attivo e partecipe di questo nuovo processo, dato che andrà a verificare cosa guardate negli store, con cosa interagite e tutto il classico bagaglio di analytics che vengono usati a scopo di marketing, scelte e preferenze che poi potrebbero riflettersi negli specifici annunci Facebook Ads che vedrete (tutto qui, nessuno verrà a spiarvi a casa per aver accettato le condizioni d’uso di WhatsApp – almeno, vogliamo sperarlo).

Qualcuno ha anche temuto, a questo punto, che il catalogo di WhatsApp Business possa essere condiviso con quello di Facebook Shop, ma non c’è dubbio (o quasi) che le cose siano e rimangano ben distinte e non comunicanti tra di loro. Gli esperti suggeriscono anche, inoltre, che indirizzo IP nè posizione geografica via GPS saranno coinvolte in questo processo, anche perchè sia Android che iOS di Apple sono sempre più attente a questi aspetti – soprattutto dopo qualche incidente informatico avvenuto qualche tempo fa.

C’è anche da dire che l’utente finale ha scelta, in qualche modo, dato che molti cambiamenti sono facoltativi: può non accettare di fare uso di terze parti e/o di FAcebook Shop.

Foto di copertina: elaborazione del fotogramma del videogame Grand Theft Auto: San Andreas, Rockstar Games

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