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Verizon Wireless forza le proprie pubblicità  mirate spiando le connessioni degli utenti

Verizon Wireless, la società  di telecomunicazioni più diffusa negli Stati Uniti, starebbe iniettando all’interno delle richieste WEB inoltrate sul proprio network dei token che servirebbero per profilare gli utenti, i loro interessi e le loro attività . Secondo quanto riportato da ArsTechnica l’identificazione degli utenti sarebbe inquadrata nel programma noto come Relevant Mobile Advertising service e servirebbe, in termini semplificati, a consentire la visualizzazione di pubblicità  mirate agli utenti della rete che sfruttano Verizon come provider di internet.

Jacob Hoffman-Andrews della Electronic Frontier Foundation ha subito ribadito l’emergenza privacy per gli utenti, che dovrebbero avere il diritto di sapere come le loro comunicazione vengano tracciate, e questo sia per evitare allarmismi eccessivi che per avere la piena consapevolezza del mezzo che si sta utilizzando. Molti utenti della rete, ancora oggi in effetti, non sembrano affatto consapevoli della diffusione spesso indiscriminata delle pubblicità  su internet,  I dispositivi degli utenti sarebbero tracciati mediante appositi Unique Identifier Header (UIDH), che a loro volta sarebbero messi all’asta, di fatta, in un apposito network di vendita di pubblicità  a cui i più importanti siti web americani possono partecipare ed inserire le proprie inserzioni mirate.

Verizon corre ai ripari e sostiene che i dati non vengono sfruttati per questo scopo (“Verizon Wireless does not use the UIDH to track where customers go on the Web. And information about Web browsing is not part of the relevant mobile advertising program.”) ma, al tempo stesso, sembra che il tutto si giochi sull’idea di privacy sostenuta: ovvero, non tanto evitare di intercettare dati, o di manipolare i pacchetti della rete, quanto di evitare di condividere con l’esterno queste informazioni. Cosa  a cui, francamente, non sembrerebbe troppo ovvio credere.

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