Amazon Turk, il crowdfunding di Amazon: opportunità o sfruttamento?

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Pubblicato il: 28-07-2021 16:47

Amazon Mechanical Turk è un servizio che la nota piattaforma di e-commerce ha messo a disposizione degli utenti che necessitino di personale che svolga compiti di machine learning con cui, appunto, insegnare ai computer compiti che non sarebbero in grado di fare da soli e di sostituzione dei PC per le operazioni che questi non sono in grado di svolgere. Il servizio è online dal 2005 ma intorno alla sua gestione non sono pochi gli interrogativi etici che la comunità informatica si sta ponendo poichè alcuni vedono in esso lo spettro dello sfruttamento del lavoro sottopagato. 

Il Turco Meccanico

Il Turco Meccanico era un geniale macchinario finto inventato nel 1796 da Wolfgang von Kempelen, per intrattenere l’imperatrice Maria Teresa D’Austria e i suoi ospiti. Quello che veniva spacciato come un automa in grado di giocare a scacchi contro uno sfidante umano, in realtà non era altro che un macchinario costituito da una grossa scatola con una scacchiera sulla parte superiore, collegata ad un manichino con le fattezze di un uomo vestito alla mediorientale (da cui il nome Turco) con il braccio sinistro snodabile.

All’interno della scatola, ben nascosto, era celata la presenza di un uomo di corporatura esile in grado di padroneggiare il gioco degli scacchi ed era proprio lui, a muovere dall’interno il braccio del manichino in legno dopo aver visto la mossa dello sfidante umano tramite dei magneti segnaposto posizionati sotto la scacchiera e visibili solo dall’interno della scatola. Gli ignari ospiti dell’Imperatrice (forse plagiata a sua volta dall’inventore) rimanevano stupiti dalle partite che l’automa era in grado di sostenere, e il macchinario fece molto parlare di sé all’epoca, prima di essere distrutto da un incendio.

Il legame tra il Turco Meccanico e l’informatica sta nel fatto che se all’epoca fossero stati disponibili processori e schede di memoria, il macchinario, memorizzando mosse e contromosse di gioco che il suo manovratore nascosto e lo sfidante (entrambi in carne e ossa) si scambiavano, dopo un certo numero di partite, avrebbe potuto imparare a giocare a scacchi come un essere umano.

Il Machine Learning

Questa fase di “trasferimento di insegnamenti” dall’uomo alla macchina in informatica prende il nome di Machine Learning e trova grande diffusione ancora oggi, in un’epoca in cui si è portati a credere che siano i computer a dover insegnare sempre di più agli esseri umani.

Senza voler scendere troppo in dettagli specialistici in cui non vogliamo addentrarci in questa sede, per spiegare cosa sia il Machine Learning vi riportiamo la definizione più utilizzata dalla comunità scientifica:

Si dice che un programma apprende dall’esperienza E con riferimento a alcune classi di compiti T e con misurazione della performance P, se le sue performance nel compito T, come misurato da P, migliorano con l’esperienza E.” (Mitchell, T. (1997). Machine Learning. McGraw Hill)

Potremmo riassumere il concetto in questo modo:

Ogni qual volta sia dimostrato che le prestazioni di una macchina nello svolgere un dato compito siano migliorate in virtù di un miglioramento della sua conoscenza del fenomeno sottopostogli avvenuto tramite l’esperienza conseguita, si parla di Machine Learning.

Per fare un esempio concreto possiamo immaginare un’azienda che assegna ad un suo dipendente il compito di “insegnare” al computer a leggere una fattura in modo tale che, successivamente, la macchina possa svolgere questo lavoro in autonomia. In questo caso, il dipendente, tramite programmi dedicati procederà a scannerizzare le fatture e ad insegnare alla macchina a riconoscere all’interno delle stesse i campi che contraddistinguono il nome di colui che ha emesso la fattura, di chi ne è il beneficiario, dell’importo, delle ritenute fiscali ecc.. Dopo un certo lasso di tempo, il computer imparerà a volgere il compito in autonomia e la figura dell’insegnante umano diventerà presto superflua.

Ma ci sono dei compiti che i computer non sono ancora in grado di fare e per ottenere comunque dei risultati utilizzabili in informatica, i programmatori o i fornitori di servizi devono affidare in toto il lavoro ad operatori umani che poi trasferiscano il risultato del loro lavoro ai computer (per lo più sotto forme di database). In questo caso, i lavoratori che si occupano della compilazione dei dati vengono ironicamente (ma neanche troppo) chiamati Turchi, proprio come quelli nascosti nel macchinario costruito per l’Imperatrice d’Austria e il paragone è subito spiegato dal fatto che, proprio mentre nessuno sapeva che le mosse del Turco Meccanico erano in realtà eseguite da un umano, anche i risultati della ricerca restituita da un processore sono stati computati da “operatori umani nascosti dietro la macchina“.

Un utilizzo classico dei “Turchi” si ha, ad esempio, nella scrittura delle informazioni relative ad un prodotto venduto in un e-store (Amazon per esempio).

Foto di mohamed Hassan da Pixabay

I turchi di Amazon

Da qui nasce l’intuizione dello staff commerciale di Amazon di mettere in collegamento i “turchi” in cerca di lavoro e coloro che hanno necessità di manodopera che si occupi di compiti compilativi.

Negli anni i “Turchi” sono stati utilizzati in una miriade di modi, dalla sopra citata scrittura delle caratteristiche di un prodotto da mettere in vendita alla risposta a questionari e sondaggi o anche ad operazioni di vero e proprio machine learning tramite il quale “imbottire” alcuni computer di informazioni da apprendere.

Piano con gli entusiasmi però: letta così questa può sembrare un’ottima occasione di lavoro da svolgere comodamente da casa senza muoversi dalla propria scrivania e dal proprio PC ma in realtà i fatti non stanno esattamente così.

Questa proposta occupazionale si sta rivelando essere l’ennesima occasione di sfruttamento di manodopera a bassissimo costo poichè coloro che offrono l’impiego (ovviamente limitato ad un solo compito da eseguire per volta) pagano giusto una manciata di centesimi di dollaro per ogni operazione eseguita e il compenso, il più delle volte, è utilizzabile solo per fare acquisti sul portale Amazon stesso e, per giunta, tramite il sito americano per cui noi europei andremmo a dover pagare anche le spese doganali.

Non è un caso quindi se il servizio è svolto principalmente da lavoratori residenti in paesi del Terzo Mondo con una discreta conoscenza dell’utilizzo del PC e dell’inglese (quasi tutti i servizi vengono offerti in inglese, lingua utilizzata anche con il team manager che coordina il lavoro) a cui anche un’introito di poche decine di dollari mensili può cambiare la vita.

Per gli occidentali che cercano lavoro, anche solo per arrotondare, questa non sembra essere al momento una soluzione consigliabile poichè, a fronte del monte orario richiesto, la paga è davvero misera.

In ultimo sottolineiamo che non è possibile in questa fase dirvi quale sia il pagamento medio per svolgere un lavoro da “Turco” poichè questo, pur restando sempre nell’ordine dei centesimi per ogni singola operazione conclusa, varia di molto da offerta ad offerta. Ma, traendo le somme da quanto dichiarato nelle recensioni rilasciate su diversi siti internet italiani e stranieri dai lavoratori che hanno svolto questo servizio, con molta costanza e dedizione si andrebbero a guadagnare al massimo un centinaio di euro.

Per carità, nel momento di bisogno “tutto fa brodo” ma questa a noi sembra solo “acqua di rubinetto”.

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Grazie per aver letto Amazon Turk, il crowdfunding di Amazon: opportunità o sfruttamento? di Saverio Chiodo su Trovalost.it
Amazon Turk, il crowdfunding di Amazon: opportunità o sfruttamento? (Guide, Fuori dalle righe)

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