Consulenti su Facebook come se fosse antani Perchè non dovreste fare scarica-barile lavorativi su Facebook, e perchè il cliente NON ha sempre ragione

<span class="entry-title-primary">Consulenti su Facebook come se fosse antani</span> <span class="entry-subtitle">Perchè non dovreste fare scarica-barile lavorativi su Facebook, e perchè il cliente NON ha sempre ragione</span>

Un vecchio video diventato virale alcuni anni fa faceva un parallelismo tra un idraulico ed un creativo, sottolineando quanto fosse assurdo pretendere di pagare il primo quanto il secondo “in visibilità”; ad oggi, si sta verificando una cosa molto poco carina abbastanza su questa falsariga, che è diventata una prassi dei vari gruppi Facebook su hosting web, siti web, usabilità, WordPress, SEO e così via.

Mi riferisco a cose del genere (ovviamente cito solo stralci di frasi ed oscuro i riferimenti alle persone, perchè non è mia intenzione aggredire o diffamare nessuno: è la forma mentis che contesto):

Pochi occhi sgranati, please: ad ogni persona che pensi che non ci sia nulla di male, faccio candidamente notare che sì, ok, non c’è nulla di male a discutere di una soluzione A o B, a capire quale soluzioni offra più vantaggi o confrontare le proprie esperienza: i social quello fanno, è ok ed è il loro compito. C’è parecchio di male, invece, se (come vedo succedere molto spesso) una persona faccia scarica-barile dei propri dubbi professionali chiedendo a “chi capita” di risolvere i propri problemi: deresponsabilizzazione, pressappochismo e superficialità in un colpo solo. Una tripletta niente male, e speriamo che nessuna di queste persone sia mai eletto presidente di qualche nazione, verrebbe da dire (e potrebbe avere qualche possibilità di diventarlo, con una sana campagna di web marketing, paradossalmente).

Quel che è peggio, vedo molto colleghi o presunti tali chiedere aiuto su loro consulenze (!) perchè il cliente gli ha chiesto una cosa che non sanno fare, per intenderci. Ovviamente è lecito chiedere e scambiarsi pareri, ma (a parte che esiste Google per risolvere il 90% dei problemi tecnici) il dubbio che possiate essere meno competenti di quello che vorreste sembrare, quantomeno, io l’avrei.

Questa persona, ad esempio, dovrebbe fare una consulenza per cui non ha idea di quanto / come debba essere pagato.

Scusatemi, ma questo non è normale anche se potrebbe sembrarlo; infatti resta un problema di fondo! E sapete quale? La privacy. La tua immagine di professionista o presunto tale.

Il tuo nome che gira su Facebook o in pubblico associato ad uan richiesta del genere (pensate se non avessi oscurato i riferimenti, tanto per dire).

  • Ma questo che ha mandato il CV come consulente è lo stesso che postava sul gruppo Pinco Pallo e non aveva idea di quanto e come dovesse pagarsi?
  • Sì, è lui! Ah ah ah
  • Wow, profilo ideale insomma
  • E capirai, gli diamo 30 euro e si accontenta

Questa per me è svalutazione in pubblica piazza, perchè autorizza implicitamente chiunque legge, anche in buonafede, che sia robetta da poco, e che il prezzo possa essere deciso in base alla semplice auto-coscienza del cliente. Che poi, tra l’altro, siamo dopati da sempre dalla storia del cliente che ha sempre ragione, vecchio adagio del primo Novecento (in Italia il romantico passatismo per qualsiasi cosa, inclusi i gabinetti anni ’90, è un’arte raffinatissima) attribuito al magnate americano Selfrige, ma in realtà già smentito qualche anno dopo: si disse, per inciso, che – lascio in inglese perchè è molto espressivo ed è importante conoscerlo, in questo lavoro – this view ignores that customers can be dishonest, have unrealistic expectations, and/or try to misuse a product in ways that void the guarantee and states “if we adopt the policy of admitting whatever claims the customer makes to be proper, and if we always settle them at face value, we shall be subjected to inevitable losses” – lo ha detto Farrington, per la cronaca.

Altro esempio di uso a mio umile avviso inopportuno dei social  e dei gruppi sul web (nota a margine: se un componente grafico arriva ad essere bloccato da Google, devi togliere di mezzo quel componente al 99%, e se ti poni questa domanda o sei un tecnico poco aggiornato o non dovresti essere lì ad occuparti del problema):

Altro esempio vagamente opportunistico:

E ancora (mia risposta: se devi davvero fare una cosa del genere devi chiamare un professionista e pagarlo benino, I’m sorry):

ed insisto con un altro esempio (gli serve qualcosa: non so precisamente,  un amico programmatore o un software?):

E per finire, uno dei classici di ogni tempo:

per cui mi chiedo, ammesso che sia vero (la richiesta è archetipica, quindi non ha importanza che lo sia) e con il massimo rispetto possibile per la persona che l’ha chiesto in un gruppo per “professionisti del web”: ma questo tuo cliente lo sa che non hai la idea di come risolvere il problema di un sito lento, e che ti affidi ad un forum pubblico per provare a risolvere “a culo”?

Troviamo in ognuno di questi gruppi gente che chiede aiuto alla folla come se fossimo al mercato (lo siamo, nulla di troppo anomalo in questo per la verità), chi mi fa questo, chi sa fare SEO, chi sa farvi un preventivo per un sito così: io francamente sono stanco di vedere questo fenomeno. La cosa davvero incredibile, per me, è guardare una quantità immane di gente che si sbraccia per risolvere i problemi tecnici altrui rigorosamente gratis., probabilmente per un mix di vanità, esibizionismo, sfoggio di supercazzole tecnocratiche e sano passatempo social.

Ok, facciamoci conoscere, viva il volontariato e facciamo tanto bella esperienza, ma a tutto c’è un limite:  questa dispersione di informazioni sui social è fine a se stessa, e fa passare l’idea che sia lecito chiedere le cose gratis a chi campa di questo mestiere. Se leggere certi paradossi è quasi divertente a volte, tantissime altre sono seriamente preoccupato per il futuro del web, che sta diventando un settore sempre più invaso da ogni forma di dilettantismo strisciante. Da un lato gente che si affida a “professionisti” che non sanno risolvergli i dubbi, dall’altro quei “professionisti” che chiedono alla ggente come risolvere i propri problemi. Che poi, se uno ci pensa, è molto più divertente commentare post per trovarsi un partner, non per fare consulenze gratis a sconosciuti.

Capisco comunque molto di più chi si iscrive ai forum per fare link building, ed ho detto tutto.

Il problema vero è che nonostante chilometri di post sui blog e ore spese a dire quello che penso in corsi e webinar (che il web è una macchina difficile, che nessuno regala nulla, e che non puoi pretendere di essere primo su Google solo perchè ti senti più figo dei tuoi concorrenti: ad un prospect stavo anche per dirlo esplicitamente, giorni fa) trovo la tendenza di controbalzo al “fai da tesocial decisamente superficiale – per non dire cristallinamente presuntuosa – parecchio degradante per i professionisti del web.

Cerchiamo di capire, quindi, che non è davvero possibile garantire la qualità sul web che tanto vorremmo per i nostri siti senza passare da un consulente serio (che ovviamente devi saper trovare) e pagarlo seriamente: altro che Facebook!  Se non altro, mettiamoci in testa che se prima chiamiamo dilettanti a farci lavori sul web, o chiediamo ai forum o ai gruppi Facebook di risolvere i nostri problemi, poi non siamo autorizzati a lamentarci che Google non considera il sito, o che nessuno condivide il nostro link su Facebook.

Dobbiamo responsabilizzarci, focalizzare il problema e capire che se l’idraulico fa il giardiniere, così come se l’attore fa il geometra o lo smanettone a tempo perso fa il consulente web, diventa alla lunga un problema generalizzato – per l’idraulico, il giardiniere, l’attore, il geometra, lo smanettone ed il consulente web.

E chiudo con il video che citavo all’inizio. Mio dovere farlo.

Ti piace questo articolo?

0 voti

Su Trovalost.it puntiamo sulla qualità dei contenuti da quando siamo nati: la tua sincera valutazione può aiutarci a migliorare ogni giorno.