Chi è Howard Schultz, imprenditore di successo

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Pubblicato il: 15-04-2021 19:51 , Ultimo aggiornamento: 15-04-2021 19:58

Howard Schultz è nato il 19 luglio 1953 da Fred Schultz ed Elaine.

È cresciuto con i suoi fratelli nelle Canarsie Bayview Houses della New York City Housing Authority, in una famiglia molto povera, salvandosi con una grande passione per lo sport.

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Grazie alla sua bravura in atletica ottenne una borsa di studio per la Northern Michigan University, diventando la prima persona in famiglia ad andare al college. Nel 1975 si è laureato in comunicazione.

All’inizio della sua carriera Schultz ha lavorato come venditore porta a porta, passando poi alla Xerox Corporation.

Nel 1979 venne nominato direttore generale di Hammarplast, un’azienda svedese di macchine per il caffè.

Incuriosito dall’enorme quantità di filtri a cono di plastica per caffè che ordinavano, nel 1981 visitò per la prima volta un negozio di Seattle che vendeva chicchi di caffè chiamato Starbucks Coffee Company, cliente appunto di Hammarplast.

La conoscenza dell’azienda sul caffè lo impressionò, tanto che entrò a far parte di Starbucks nel 1982, come direttore marketing.

Starbucks: Storia di una visione

Durante un viaggio in Italia, Howard Schultz rimase colpito dai bar e di come questi fossero, oltre a luoghi in cui bere dei buoni espresso, punti di incontro e di ritrovo per le persone. Rimase, inoltre, impressionato da come in Italia ci fossero caffè ovunque, in ogni strada e angolo delle città.

Tornato in America cercò di convincere i proprietari di Starbucks a iniziare a vendere bevande e ad aggiungere posti a sedere per far incontrare le persone, ma il suo entusiasmo non trovò terreno fertile.

Molto deluso Schultz se ne andò e fondò “Il Giornale”, un bar espresso in stile italiano, dove si vendeva anche il gelato, con tavolini per potersi mettere comodi e musica d’opera di sottofondo. Il posto ebbe subito un tale successo che dopo due anni poté acquistare anche Starbucks. Howard Schultz era ora il CEO di Starbucks, e stava per far vedere al mondo di cosa fosse capace.

A cosa si deve il successo di Starbucks

Nel 1987, dopo che Il Giornale acquisì Starbucks, c’erano solo 17 negozi in totale.

Alla fine del 1999, c’erano 2.498 negozi, e solo un anno dopo, l’azienda ne aveva 3.501, fino ad arrivare nel 2020 con 32.000 negozi sparsi in tutto il mondo.

Ma a cosa si deve il successo di Starbucks?

In primis all’importanza dei rapporti umani. 

Come Schultz ama dire:

Starbucks non è un’azienda di caffè che serve persone. È un’azienda di ‘persone’ che serve ‘caffè‘”.

Schultz ha desiderato sin da subito che diventassero luoghi non solo dove bere un buon caffè, ma potersi anche incontrare e creare relazioni umane.

Il successo, per Schultz, inizia con il prendersi cura delle persone, quindi per primi dei suoi dipendenti.

Ricordandosi degli anni vissuti in povertà, con il padre malato, Starbucks divenne una delle prime aziende a fornire un’assicurazione sanitaria per tutti lavoratori, anche quelli a part-time.

Non solo, la sua visione si evolse fino a fargli comprendere che il successo di una realtà imprenditoriale deve essere condivisa al livello finanziario anche con i dipendenti.

Per cui dal 1991 Starbucks divenne la prima azienda a trasformare molti dei suoi dipendenti in azionisti. Schultz organizzò il programma “Bean Stock” per i lavoratori che in trent’anni ha generato più di 1,5 miliardi di dollari.

Nel 2014 diede vita allo Starbucks College Achievement Plan, un programma per fornire ai lavoratori l’accesso al college senza dover pagare le tasse scolastiche.

Uno degli episodi più eclatanti che hanno mostrato al mondo come i dipendenti fossero al centro della società, è stato quando il 26 febbario 2008 Starbucks chiuse per 3 ore tutti i negozi per formare i dipendenti, baristi e manager su come fare l’espresso perfetto.

L’azienda perse più di 6 milioni di dollari, ma mostrò a tutti come accontentarsi non fosse la loro filosofia, ma al contrario quella di offrire sempre il meglio a tutti i clienti.

Secondo punto: Non essere ossessionati dalla crescita

Crescere e crescere fu un’ossessione per Schultz, fino a quando nel 2008 dovette chiudere per la crisi economica centinaia di negozi e licenziare molti dipendenti, per non fallire.

Comprese allora che non sono i grandi numeri a dover guidare un buon imprenditore, ma “uno”: “Una tazza. Un cliente. Un partner. Un’esperienza alla volta. Dovevamo tornare a ciò che conta di più”.

Terzo punto: l’etica

Starbucks è sempre andata fiera di acquistare solo caffè di alta qualità, scelto tra i migliori chicchi di arabica e proveniente da commercio equo-solidale.

Howard Schultz come ispirazione

Schultz ha detto: “Attieniti ai tuoi valori, sono le tue fondamenta. Ritieni le persone responsabili ma dai loro gli strumenti per avere successo. Fate scelte difficili è il modo in cui le eseguite che conta. Siate decisi nei momenti di crisi. Trovate la verità nelle prove e le lezioni negli errori. Siate responsabili di ciò che vedete, sentite e fate. Credete”.

Ha detto inoltre “vendi solo ciò in cui credi” perché provare a vendere un prodotto che non sopporti è il miglior modo di fallire.

L’imprenditore non è mai scappato davanti alle decisioni più difficili da prendere, riuscendo a trasformare Starbucks da un negozio di chicchi di caffè a un’azienda da 80 miliardi di dollari.

Nato in povertà, oggi milionario, la sua lotta e il suo modo di vedere le cose è d’ispirazione per tutti gli imprenditori in erba di tutto il mondo.

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