Oggi possiamo sentire la voce di un sacerdote egizio, 3000 anni dopo (AUDIO)

Oggi possiamo sentire la voce di un sacerdote egizio, 3000 anni dopo (AUDIO)

Un gruppo di scienziati è stato in grado di riprodurre il suono emesso dalla voce di un antichissimo sacerdote egizio, Nesyamun, grazie all’accurata ricostruzione del suo tratto vocale in 3D mediante tomografia computerizzata, ed il suo collegamento con una laringe elettronica. La scoperta è stata pubblicata sull’autorevole rivista Nature e spiega tutti i dettagli del lavoro svolto. Il senso della scoperta, ovviamente, deve essere visto in prospettiva, soprattutto: un giorno potrebbe essere possibile riprodurre intere parole in modo ancora più accurato, e poter disporre di una maggiore comprensione dell’antica lingua in questione.

La scoperta si basa sugli studi di un gruppo di ricercatori dell’Università Royal Holloway di Londra e dell’Università di York, in uno studio pubblicato su Scientific Reports che ha iniziato i lavori nel 2013, partendo dalla ricostruzione di una laringe, e basandosi sullo studio di una delle mummie più analizzate negli ultimi 20 anni. Quello che è stato possibile ricostruire è solo una vocale, in realtà, non una parola o un discorso: ma si tratta, ovviamente, di un inizio che potrebbe convergere verso ulteriori sviluppi.

Ecco un esempio del campione ricostruito, come riportato nell’articolo originale (credits: springer.com).

Peraltro non si tratta nemmeno di uno dei primi esperimenti di questo tipo: in passato è stato già fatto qualcosa di simile per ricostruire la voce di un uomo di Neandertal o di un dinosauro. Il tutto sulla base delle evidenze presenti nei fossili, dell’analisi del DNA e di modelli computerizzati in grado di colmare le lacune mediante opportune ricostruzioni.

Nesyamun era una sacerdote del tempio di Amun vissuto circa 3000 anni fa, considerato di altissimo rango e risalente al periodo di Ramses XI. Dopo la sua morte, avvenuta a circa 50 anni (probabilmente a causa di una reazione allergica), il suo corpo venne mummificato e fu riportata sulla sua bara l’iscrizione “Nesyamun, maat kheru” con riferimento alle credenze dell’epoca per quello che riguarda il trattamento degli uomini dopo la morte. In particolare essa esprime un desiderio specifico, ovvero che la sua anima potesse parlare con gli dei dall’aldilà.

 

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Redazione

Articolo scritto in collaborazione con Trovalost.it