Guida ai domini con gli Emoji

Guida ai domini con gli Emoji

Gli Emoji sono i simboli grafici abbastanza simili alle classiche emoticon, ma un po’ più dettagliati graficamente ed utilizzati in Giappone fin dagli anni ’90; oggi sono diventati popolari sulle varie chat e sui social network, per esprimersi in modo sintetico e comunicare stati d’animo di ogni genere. Si tratta di un modo di comunicare molto divertente, senza dubbio, e parecchio creativo, e pochi sanno che è possibile farne uso anche all’interno dei nomi di dominio. Un dominio con emoji (emoji domain) non è altro che un dominio del genere:

www.😉.estensione

ovvero un nome di dominio in cui il secondo livello è interamente caratterizzato da una emoji. Fin da subito l’ICAAN (l’autorità mondiale che presiede alla registrazione e gestione dei nomi di dominio) ha stabilito delle regole per le registrazioni amminissibili, e fin dal 2010 sono state stilate delle regole specifiche per regolarmentare anche questo caso.

C’è da premettere che ci sono molte limitazioni in questo caso: che non tutte le estensioni supportano gli emoji, motivo per cui non possiamo ad esempio registrare

www.😈.com

anche se prima del 2010 era possibile farlo, ed in questo caso si tratta di domini “premium” abbastanza rari, come ad esempio il caso del possessore di www.♨.com, che continuerà a funzionare lo stesso. Bisogna ricordare che questo genere di limitazioni è legato alla tecnologia utilizzata dai domini stessi: da quando sono state messe sul mercato le nuove estensioni di dominio o TLD, infatti, la codifica classica è stata estesa con quella detta “punycode“, la quale permette di gestire nomi di dominio internazionalizzati (IDN) ad esempio con caratteri cinesi o arabi all’interno.

Ad ogni dominio punycode corrisponderà una codifica ASCII con il prefisso univoco:

xn--

mentre l’emoji sarà rappresentato da una stringa univoca: ad esempio, 😉 in codifica IDN sarà

xn--n28h

Ad oggi è possibile registrare domini con emoji soltanto in otto estensioni o TLD, in quanto per tutte le altre l’ICANN ha fortemente consigliato di rigettare qualsiasi richiesta in tal senso (specie sui gTLD); ad ogni modo i TLD disponibili a registrare emoji domains sono i seguenti:

.ai, .cf, .ga, .gq, .ml, .tk, .to, .ws

In molti casi la registrazione del dominio non è banale per una questione pratica, in realtà facilmente risolvibile: i form di registrazione del dominio richiedono di inserire la codifica punycode del dominio che vogliamo registrare, per cui per registrare 😉.ai, ad esempio, sarà necessario rivolgersi ad un hosting che supporti le registrazioni dei .ai, e si richieda la registrazione di xn--n28h.ai.

Il sito di riferimento per la registrazione dei domini con le emoji all’interno è:

http://xn--f28h.to

nel quale sarà facile trovare sia nomi liberi (a circa 40-60 dollari all’anno, in media) che nomi da acquistare da broker di domini (che costano invece molto di più). In genere l’uso di domini emoji può essere interessante per viralizzare facilmente siti web di startup e simili, ma resta più di un problema di fondo: in generale, infatti, bisogna capire come pronunciare questi nomi, dato che uno dei requisiti fondamentali per scegliere correttamente il nome di un sito web è quello di trovare un nome che sia facile da pronunciare. Come comunicheremo a voce il nome del sito ai nostri potenziali clienti, se esso è ad esempio 😉.tk?

In secondo luogo, l’ICANN ha manifestato varie perplessità su questo formato, perchè alcuni emoji hanno una resa grafica differente a seconda dei sistemi operativi utilizzati, e questo va contro l’usabilità e la neutralità del web rispetto al dispositivo proprietario del client. Non tutti i browser, inoltre, supportano gli emoji nella barra degli indirizzi, anche se i motori di ricerca sembrano in grado di mostrarli correttamente tra i risultati. Esistono poi codifiche come la Unicode 8.0 che presentano varianti della stessa emoji in colori diversi, e questo può diventare ancora più problematico se una di esse viene usata nel nome di dominio, che deve essere non ambiguo oltre che facile e chiaro da pronunciare. Le variazioni di colore possono creare disagio, in questi termini, anche in termini di accessibilità.

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