L’enigma del meccanismo di Antikythera

L’enigma del meccanismo di Antikythera (News, Fuori dalle righe)
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Pubblicato il: 13 Marzo 2021

E’ possibile che già intorno al 200 a.c. l’uomo avesse conoscenze tali da poter realizzare sofisticati meccanismi ad ingranaggi come quelli che possiamo trovare negli orologi odierni? il Meccanismo di Antykythera ci testimonia di sì!

No machine-readable author provided. Marsyas assumed (based on copyright claims)., CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons – Museo Archeologico di Atene

Forse vi sarà già capitato di imbattervi nella foto di questo strano scatolotto con all’interno, in bella mostra, degli ingranaggi metallici all’apparenza in tutto e per tutto simili a quelli che potremmo trovare nella cassa di un grosso orologio. Tale strano reperto archeologico è stato rinvenuto più di un secolo fa, nel 1900, a bordo del relitto di una antica nave naufragata nel II° secolo avanti cristo nel peloponneso, al largo dell’isola di Cerigotto.

Subito il reperto suscitò l’attezione degli archeologi che rimasero sorpresi nello scoprire che l’oggetto in rame che stavano esaminando sembrava un qualcosa che non poteva e non doveva trovarsi a bordo di una nave antica come quella da cui era stato ripescato, dando l’impressione di  essere la prova di una tecnologia troppo avanzata per l’epoca cui era stato datato. Il reperto, infatti, consta di ben 82 parti in rame meccanicamente coincidenti tra di loro con precisione costruttiva degna di un esperto orologiaio. Il problema è che l’invenzione degli orologi meccanici, per come li conosciamo, non può essere datata a prima del XIV° secolo, quindi circa mille e cinquecento anni dopo la realizzazione del Meccanismo di Antikythera.

Lead Holder, Public domain, via Wikimedia Commons
Lead Holder, Public domain, via Wikimedia Commons

Gli studi sul Meccanismo di Antikythera

Come detto, il meccanismo attirò subito l’attenzione degli archeologi dell’epoca e il primo a studiarlo fu il greco Valerios Stais che, dopo aver pulito e scrostato il manufatto, comprese che quello che aveva tra le mani era un vero e proprio meccanismo complesso con delle scritte – tradotte solo in tempi recenti – impresse sugli ingranaggi più grandi. Il meccanismo venne esposto al Museo Archeologico di Atene – dove si trova tutt’ora – e da allora è uno dei pezzi più visitati dell’intera collezione, anche per via del mistero che accompagna la sua fama.

A quando risale questo meccanismo?

Per un certo periodo di tempo alcuni hanno ritenuto che il meccanismo sia in realtà un oggetto recente caduto casualmente all’interno del relitto in cui è stato trovato, prima che ne venisse definitivamente confermata la datazione tra il I° e il  II° secolo avanti cristo. Studi successivi arrivarono a catalogare ben 82 pezzi facenti parti dell’oggetto, alcuni rimasti incrostati in un unico blocco di 30 cm per 15 cm, altri staccatisi con il tempo e ritrovati in prossimità della parte più grande. La precisione e la complessità dell’oggetto sono tali che in un angolo di appena 7 mm di diametro, si trovano incastonati ben 5 ingranaggi. Solo nell’ultimo decennio e grazie all’analisi con raggi X ad altissima risoluzione dell’oggetto, si è riusciti ad arrivare finalmente a capo di circa il 90% delle iscrizioni contenute al suo interno.

Out Of Place Artifacts

Prima di svelare cosa sia il Meccanismo di Antikythera è necessario fare una precisazione che dia il giusto merito agli ignoti che lo costruirono più di duemila anni or sono: spesso il reperto viene classificato tra i cosiddetti OOPArt (acronimo che sta per Out Of Place Artifacts, traducibile come “oggetti fuori posto o fuori dal tempo“), una categoria di oggetti studiati dall’Archeologia Alternativa, una branca di studi – non riconosciuta e spesso derisa dall’archeologia ufficiale – che si occupa di ritrovamenti archeologici che, a detta di tali studiosi, non dovrebbero risalire all’epoca in cui sono ufficilamente datati, e vi appartengono reperti che testimonierebbero l’incontro tra l’uomo e gli alieni, viaggi nel tempo, presenza recente di dinosauri sulla terra, esistenza in passato dei giganti e cose del genere.

Nonostante alcuni di questi studiosi (i quali spesso non sono neanche archeologi e che in mezzo a qualche lecito interrogativo degno di attenzione che pongono, il più delle volte prendono delle vere e proprie cantonate e altre affermano spudoratamente il falso) continuino ad affermare che il Meccanismo di Antikythera sia un oggetto testimone di civiltà tecnologicamente avanzate andate perdute nei gangli della storia (Atlantide, per capirci), in realtà il reperto è senza ombra di dubbio ellenistico, con una datazione certa, di fattura artigianale e, soprattutto, interamente autentico e riconosciuto dalla comunità archeologica internazionale. In un’epoca di bufale e controstorie a iosa, è giusto affermare con fermezza la realtà, onde cadere nel tranello di pseudo-scenziati che dietro a simili “notizie” fanno la loro fortuna.

Cos’è il Meccanismo di Antikythera

Ipotesi su cosa sia il Meccanismo di Antikythera (altrimenti chiamato anche “dispositivo“, “calcolatore“, “macchina“) ne sono state fatte a decine. Oggi, grazie agli innumerevoli studi e analisi cui è stato sottoposto, possiamo concludere con ragionevole certezza che esso sia una sorta di vero e proprio “computer analogico” in grado di calcolare il movimento della Terra, della Luna e degli altri pianeti all’epoca conosciuti intorno al Sole.

Dalla sua ricostruzione che fa bella mostra di sè al museo archeologico di Atene, nella stessa sala dove sono conservati i resti del meccanismo originale, se ne deduce che esso era una sorta di scatola di legno rettangolare con due quadranti su un lato e un quadrante sull’altro. Dalle indicazioni deducibili da questi quadranti e grazie alle incisioni che sono state potute interpretare grazie alla tecnologia dei raggi X (e la cui traduzione, incredibilmente, non è ancora stata resa pubblica) è possibile prevedere il moto della luna con le relative eclissi, calcolare gli anni bisestili e quando sarebbero avenute le Olimpiadi greche oltre ad altre complesse informazioni astronomiche che l’uomo ha riscoperto con ben altri mezzi tecnologici solo nell’ultimo secolo.

Se è vero che gli antichi egizi, così come le culture mesoamericane o gli abitanti di Stonehenge erano riusciti a costruire degli enormi osservatori astronomici utilizzando enormi megaliti (per quanto riguarda Stonehenge) o maestose piramidi e templi, i greci, grazie al genio di qualche ignoto inventore-meccanico-artista, erano stati in grado di ottenere gli stessi precisissimi calcoli con un’apparecchiatura compatta che oggi chiameremmo, appunto, computer. E come nei moderni computer o smartphone, anch’esso è dotato di “app”, rappresentate dai vari quadranti che erano “specializzati” ad effettuare determinati calcoli che poi potevano esere combinati tra di loro. Probabilmente, il Meccanismo di Antikythera non era un oggetto “di bordo” appartenente alla nava in cui è stato ritrovato, bensì una apparecchiatura scientifica destinata a qualche edificio o tempio in cui venivano effettuati studi astronomici.

Sebbene possa lasciare perplessi il fatto che un così sofisticato marchingegno sia potuto essere stato costruito tra il I° e il II° secolo Avanti Cristo, la sua datazione coincide con l’epoca in cui visse l’inventore Erone di Alessandria, al quale viene attribuita la creazione della prima macchina a vapore e di altri dispositivi meccanici per uso scenico-teatrale e ingegneristico in generale, a testimonianza del fatto che, seppur  a parte di frammentarie descrizioni di queste tecnologie non ci sia arrivato nessun esemplare, esse erano presenti nel mondo ellenistico. Come infatti, di altri marchingegni complessi esistenti all’epoca ellenistica, come l’orologio ad acqua, abbiamo diverse prove scritte.

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Si potrebbe quindi affermare che il Meccanismo di Antikythera rappresenta l’unica prova tangibile giunta fino a noi di questa tecnologia complessa ed avanzata e se dovesse verificarsi un altro colpo di fortuna simile a quello capitato nel mare greco un secolo fa, magari qualche altro esemplare simile o ancora più stupefacente potrà essere ripescato da un relitto, dalle sabbie del deserto, o da qualche antico edificio rinvenuto sotto metri di terra. Speranzosi che ciò avvenga, noi saremo qui ad aggiornarvi.

Immagine di copertina: I, Mogi, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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