Come fare disavow dei backlink su Google

Introduzione

In questo articolo descriverà nel dettaglio il funzionamento del tool per il disavow dei link, cioè lo strumento ufficiale di Google che permette di effettuare il rifiuto dei backlink “sospetti”. Si tratta di una delle novità principali più recentemente introdotte, ed è importante considerarlo per via del proprio potenziale: permette infatti di filtrare i backlink in ingresso, disconoscendo (da cui il nome, disavow) quelli che non riconosciamo o che “non ci piacciono“.

Disavow come label o etichetta dei link

C’è una certa confusione sulla valenza del disavow, e sul fatto che “serva davvero” alle attività SEO: Google la considera? Sicuramente rientra in un mix di fattori messi sul tavolino per effettuare il ranking, e non è affatto scontato che ciò avvenga.

Più che di filtro vero e proprio, del resto, bisognerebbe parlare di etichette (label), perchè il disavow è di fatto un’etichetta di tipo disavow che comunichiamo a Google (come confermato da un’intervista a Gary Illyes (Webmaster Trend Analyst di Google). Altri tipi di etichette sono, ad esempio, i link dal footer dei siti (che Illyes dice chiaramente “valere meno” di quelli provenienti da dentro un articolo) oppure i link che fanno parte di penalizzazioni (ad esempio) Penguin.

Il problema: i link “tossici”

Ipotizziamo di stare cercando di posizionare il nostro sito su Google, senza successo: lo scenario tipico potrebbe essere legato alla presenza di link “tossici” che impediscono al sito di avere qualche posizione in più nel ranking. Esempi di link tossici possono essere:

  • siti scraper che copiano il nostro sito in tutto o in parte;
  • siti spam in genere;
  • guest post spammosi inseriti a nostra insaputa;
  • siti che non c’entrano nulla col nostro e ci linkano uguale.

Il processo di link dall’esterno è difficilmente controllabile, purtroppo, per cui il nostro profilo di link dovrebbe essere periodicamente ripulito con questa strategia. Facciamo le nostre valutazioni SEO in merito, e alla fine decidiamo di ricorrere al disavow, a questo punto.

Passo zero: proviamo a rimuovere i backlink tossici manualmente

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Il disavow dovrebbe essere sempre l’ultima spiaggia, dato che in alcuni casi si possono rimuovere i backlink tossici anche su richiesta. Ad esempio avevo inserito su un blog, tempo fa, un commento con link al mio sito su un blog simile al mio; dalla Search Console mi sono accorto che arrivavano migliaia di backlink da questo dominio, ed il motivo era che il webmaster di quel sito aveva inserito un widget laterale con gli ultimi commenti, che aveva sparso il link su migliaia di pagine (classico caso di backlink sitewide). Ho contattatto il proprietario, ho chiesto la rimozione e dopo qualche giorno il problema è stata risolto senza ricorrere al disavow; ovviamente non è detto che questo approccio funzioni sempre, ma è sicuramente più sicuro (nel senso che da’ un feedback: il link viene materialmente rimosso) del fatto di ricorrere al metodo qui descritto. Se non funziona così, facciamo pure disavow e puliamo un po’ il profilo di backlink – io lo faccio più o meno ogni 2 mesi su tutti i siti che gestisco, per inciso, anche in mancanza di notifiche della Search Console.

Si presuppone, prima di procedere nel disavow, che almeno la maggioranza dei backlink sospetti sia stata rimossa manualmente, pertanto, e questo in definitiva si può fare:

  1. cercando di far rimuovere manualmente il link (se proviene da un forum, ad esempio, si può segnalare la situazione agli amministratori, oppure se proviene da un commento di un blog si dovrebbe chiedere al blogger);
  2. provando a contattare il webmaster via email o telefono che ci linka male, e chiedendogli di rimuoverlo (in certi casi preannunciare bonariamente di usare il disavow contro il sito “cattivo” può essere una buona idea)
  3. eventualmente, in fase finale o in mancanza di altre alternative, segnalando il link sospetto con il tool antispam di Google (cosa che suggerisco di fare comunque nei casi più critici: il tool antispam è questo, ma anche qui non da’ feedback diretto sull’esito della cosa).

Come usare il disavow tool di Google

Per poter attivare a vantaggio del proprio sito il rifiuto dei backlink, è necessario anzitutto registrare nella Search Console di Google il sito per cui intendiamo effettuare l’opera di pulizia: tale pulizia può essere, contrariamente a quello che si pensa, determinata sia da una penalizzazione esplicitamente notificata, sia da una semplice azione “preventiva” su iniziativa del SEO, ad esempio al fine di sconfessare link di spam o come risultato di una negative SEO.

Attenzione a quello che fate

In linea di massima, azioni SEO sconsiderate, miopi, incompetenti o poco prudenti potrebbero portare alla necessità di usare il tool in questione. Se usiamo il disavow in modo scorretto, comunque, rischiamo di compromettere i posizionamenti positivi che abbiamo ottenuto col nostro sito, per cui non conviene usarlo con troppa disinvoltura e se non abbiamo molta esperienza in ambito SEO.

Google stessa invita ad usare questo strumento con cautela, anche perchè in certi casi non è per forza necessario o efficace farne uso. Se avete un certo numero di siti che non volete che vi linkino, o che sono ad esempio fuori tema, visibilmente spam o palesemente inutili, il tool disavow fa esattamente al caso vostro, ed è uno strumento mirato e (parere personale) enormemente utile.

Come editare il file disavow

Chiarite le circostanze per cui si usa il tool per il disavow, passiamo ad un esempio concreto di uso del disavow.

Fase 1: apriamo un file di testo (ad esempio nomesito-disavow.txt) ed inseriamo, per righe, tutti gli URL dei siti che desideriamo sconfessare o “bannare” dal nostro profilo di link in ingresso. Possiamo inserire in questa fase:

  1. domini completi, tipico del caso degli scraper e dei link sitewide (www.sitomoltocattivo.it, ed in questo caso bisogna premettere la stringa domain:)
  2. URL specifici di domini , tipico di penalizzazioni dovute a link isolati (www.sitomoltocattivo.it/pagina.html, ed in questo caso basta riportare l’URL con http:// o https:// davanti).

Se dobbiamo inserire commenti utili per lo staff di Google (cosa che normalmente faccio in questi casi), premettiamo alla riga un simbolo #.

Sintassi da usare nel file di disavow

Un esempio di file disavow è il seguente (scaricalo da qui: template-disavow.txt):

# non riesco ad eliminare questi link

# questo è un commento per lo staff di Google (lo leggeranno davvero?)

# URL singoli che valutiamo come penalizzanti
http://spam.prova.com/stuff/abc.html
http://spam.prova.com/stuff/cde-fgh.html

# domini completi che valutiamo come penalizzanti
# questo dominio mi copia tutti i contenuti (scraper)
domain:sitocopione123.it
domain:sitocopione456.com

# un template di disavow by trovalost.it :-)

Cosa mettere nel file di disavow?

In questi casi la difficoltà è legata alla scelta dei domini penalizzanti: non c’è un criterio sicuro, ed ogni sito tende a fare storia a sè. Nel dubbio, se la vostra strategia usa tecnica più spinte meglio un link in meno che uno in più, viceversa se vi considerate i re del white hat. Ovviamente nella valutazione può rientrare anche un fattore “similarità” con i competitor, e può essere ragionevole confrontare più profili di link prima di decidere cosa fare.

Più link sospetti riusciamo a trovare meglio sarà, in questa fase, ma assicuratevi di avere un criterio uniforme per giudicare bene o male un backlink; in casi drammaticamente spammati, inoltre, potreste pensare di esportare tutti i backlink dalla Search Console in un file Excel, e poi andare a prendere i singoli URL da lì, e giudicarli bene o male uno alla volta. Tutti i “cattivi” finiranno nel file disavow, editato come descritto poco fa, a vostra completa discrezione.

È un lavoraccio, come potrete facilmente intuire, ma in molti casi vale la pena farlo (e i ranking persi si riescono a recuperare, in molti casi reali da me trattati). Considerate infine che, in teoria, il disavow potrebbe causare cali di ranking – ovviamente se lo usate per sconfessare link che siano utili dal punto di vista di Google, anche se questa cosa, devo dire, non mi è mai capitata.

Suggerimenti vari per il disavow

Attenzione a tre cose, soprattutto:

  1. il # su una riga introduce un commento che potrà essere letto da un operatore di Google, ma non sarà considerato per altri scopi
  2. quando scrivete domain:sitocopione123.it state rinnegando tutti i link da questo dominio, ricordatevi – quando lo scrivete – di non lasciare spazi tra l’operatore domain: e il nome del dominio; ideale per backlink tossici a livello sitewide (da tutto il dominio)
  3. quando invece scrivete direttamente http://spam.prova.com/stuff/abc.html state rinnegando questo URL specifico che vi sta linkando solo da qui, ideale per guest post spammosi o penalizzanti.

Come formattare il file per il disavow

Il file creato dovrete salvarlo come file di testo, ad esempio disavow.txt, dove in generale troveremo un commento o un singolo indirizzo o dominio per riga.

Abbiamo un disavow già pronto? Perfetto, possiamo andare all’indirizzo:

https://www.google.com/webmasters/tools/disavow-links-main

e scegliere, a questo punto, il sito da ripulire (deve essere registrato nella Search Console).

Scegliamolo, e facciamo click su Rifiuta Link.

Cliccate su “Rinnega link”, poi su “Seleziona file”, scegliete il file di testo disavow.txt appena creato, caricatelo. Cliccate su “Invia” per confermare.

Conclusioni

La procedura di segnalazione per il disavow Google finisce qui: se avete ricevuto una penalizzazione manuale da Google, se il problema era quello entro qualche giorno dovreste aver risolto. Se invece avete effettuato (sperabilmente in modo oculato) il vostro disavow per pulizia preventiva, non vi sarà notificato nulla, ma il lavoro sarà comunque stato fatto.

È anche possibile annullare l’invio di un file disavow, in genere, se ad esempio vi rendete conto di aver peggiorato qualche ranking su Google positivo.

Per cui usare questo strumento con terrore nell’anima come molti suggeriscono implicitamente di fare, secondo me, ha poco senso: l’essenziale è usarlo coerentemente alle proprie politiche SEO, che devono certamente essere ben definite.

(fonte)

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