[PBN SEO] Private Blog Network: guida completa e GRATIS

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Pubblicato il: 12-11-2021 16:29

Nell’ambito della SEO black hat , soprattutto (ma non solo), è frequente ricorrere ai cosiddette PBN, ovvero i famigerati Private Blog Network. Tali reti di blog private sono un insieme di più siti web, gestiti da un singolo o da più persone, in quantità piuttosto numerosa, in modo non pubblico e senza collegamenti diretti tra i diversi siti (almeno, non in modo sistematico alla “tutti linkano tutti gli altri“). I PBN presentano alcune caratteristiche che andremo, oggi, a vedere nel dettaglio.

Private Blog Network (PBN). Cos’è?

Una PBN è un insieme di siti web di un singolo proprietario, o più in generale di un insieme di proprietari “occulti”, che non esplicitano la cosa ed usano i siti per fare link building. Questo si traduce in una rete di supporto per le attività di link building che, generalmente, ha un costo periodico (ad es. mensile) di manutenzione e gestione.

A cosa serve la PBN nella SEO

La strategia PBN è molto utilizzata in Italia e all’estero, soprattutto per disporre di più domini con cui linkare il sito principale e ovviamente al fine di posizionare al meglio un singolo sito che permette di guadagnare (money site), posizionandolo rapidamente al meglio. Il PBN, per quanto sia abusata e temuta come tecnica di posizionamento di un sito, risponde spesso ad un’esigenza pratica: disporre di siti scalabili, a costo relativamente contenuto e senza limitazioni con le quali poter linkare i propri siti web, impresa spesso disperata soprattutto nei settore più competitivi.

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Al tempo stesso, l’uso corretto di un PBN richiede più lavoro di quanto possa sembrare a prima vista: non esiste infatti ricette facili nella SEO in nessun caso, per cui se lo fate dateci dentro, ma soprattutto evitate di farlo se non vi considerate abbastanza esperti.

Quanto costano le PBN

Le PBN sono uno dei “lati oscuri” della SEO: per questo è difficile dare numeri precisi a riguardo, perchè disponiamo solo di informazioni ufficiose a riguardo: alcune PBN (poche) sono gratuite, pochissime sono pubbliche (è rarissimo che troverete PBN cercando su Google, in genere), la maggioranza sono private e afferiscono a “cerchie” di riferimento in cui, generalmente, chi può postare articoli paga una quota di iscrizione al gestore, e contribuisce a gestirla e mantenerne le spese.

Cosa pensa Google delle PBN

Tecnicamente Google punisce duramente l’uso di questa tecnica: rientra infatti nella definizione di schema di link.

Rimase storico l’episodio avvenuto a riguardo, proprio contro alcuni SEO italiani, da parte del mitologico (oserei scrivere) Giacomo Gnecchi Rusconi: una pagina che poi venne rimossa da Google, ma che non le mandava a dire in fatto di penalizzazioni da PBN: penalizzazioni che sono probabili anche oggi, per intenderci.

Le PBN sono SEO black hat nel senso più completo del termine, anche se poi esistono sempre le vie di mezzo e si possono sfruttare in modo più pulito, soprattutto se i siti dispongono di un piano editoriale e non pubblicano esclusivamente articoli con link.

Questo è un articolo che cercherà di andare in profondità sulle tecniche per costruirne  ed utilizzarne una, per aiutarvi a capire come farne parte e per capire come i network di blog privati (PBN) possano valere come qualsiasi altro backlink procacciato, e riescano ad ottenere risultati significativi nel tempo.

Cosa sono le Reti di Blog Private (PBN)

 

Sono un insieme di siti web + domini che è possibile utilizzare collettivamente per linkare qualsiasi sito che si voglia. Alla base di questo vi è un processo di acquisto di domini scaduti ad elevata alta autorità, e la successiva creazione di vari portali apparentemente scollegati tra loro che possano:

  • linkare direttamente il sito principale che si vuole promuovere da ognuno di questi domini;
  • linkare indirettamente, a loro volta, i siti satellite che aiutano a “spingere” il sito principale.

Anche se questo sembra come una tecnica elementare è estremamente potente, quando messa in atto correttamente. Si tratta di un processo lungo, ed i benefici a lungo termine in genere valgono il tempo speso e lo sforzo per crearli, senza contare che comportano dei rischi considerevoli perchè poi, una volta dentro, è abbastanza difficile uscirne – proprio perchè la rete di link è complicata per definizione, costituita da diversi “strati” (layer del PBN), e potrebbe non essere banale annullarne l’effetto.

I PBN sarebbero pensati per essere utilizzato da voi e solo voi, ma c’è chi rivende il servizio anche ad altri (probabilmente il 50% dei servizi internet è composto da reseller, a dirla senza ipocrisia).

Quali sono i migliori PBN

Le PBN davvero potenti, ovviamente, sono quelle private, anche se sono pure le più rischiose. In genere non c’è traccia di PBN se non attraverso il dark web, ovvero persone che si accordano tra loro (ad es. in chat o via email) per acquistare link su gruppi di siti del genere.

In molti casi i PBN si tendono pure a “sputtanare”, e questo per il motivo che è facile immaginare: tutti vendono link a tutti, la qualità dei siti degrada e alla lunga il gioco nemmeno vale la candela. Saper scegliere un sito da cui farsi linkare, di fatto, è un qualcosa che dipende da un mix di esperienza e “sensibilità”, ovviamente soggettive e sulle quali è anche inutile discutere troppo, a priori.

Come riconoscere il sito di un PBN

In genere i siti delle PBN “artigianali” sono:

  • fatti in WordPress;
  • usano theme gratuiti o piratati;
  • non sono particolarmente performanti in termini di prestazioni;
  • non sono molto curati graficamente;
  • pubblicano articoli a ruota, spesso su argomenti molto diversi rra loro, e questi articoli sono quasi tutti con link dofollow all’interno.

Motivo per cui la lista appena snocciolata va considerata come una lista di cose da non fare per evitare, un giorno, di trovarsi penalizzati.

I PBN sono caratterizzati da un po’ di accortezze da seguire, che riassumeremo di seguito. Se volete costruirvi un PBN decente, di seguito ho descritto i singoli passi da compiere.

Scegliere un dominio scaduto (più di uno)

Quando vuoi costruire un PBN devi partire, anzitutto, da una lista di domini scaduti che abbiano un minimo di valore, e costruirci sopra dei siti. Qualsiasi dominio acquistato dovrà essere rilevante, a partire dal nome, per la tua nicchia di riferimento: i prezzi di questi domini “dropped” possono variare considerevolmente, e ti mostrerò i modi migliori per trovare domini di alta qualità a prezzi – se possibile – ragionevoli.

Nota: in genere il fatto che un dominio sia dropped viene inteso, nel gergo dei link builder, come un dominio scaduto da poco tempo, messo in piedi in tutta fretta e popolato di contenuti solo allo scopo di specularci. I siti realmente di qualità (che siano di un PBN o meno), in genere, presentano soprattutto un piano editoriale e non pubblicano sempre guest post a pagamento “a ruota”.

Cosa succede quando compri un dominio dropped

Quando si comprano domini scaduti, è importante ricordare che erediteremo tutti i backlink di quel dominio, per cui potenzialmente potremmo avere la necessità di scremarli (e solo i SEO esperti ci riescono), ereditando buoni backlink – ma anche “monnezza”, in teoria, che dovremo mandare in disavow.

In questa attività non siamo soli: tool come l’analisi dei backlink di SEMRush possono essere di grande aiuto in fase di analisi preliminare per pianificare il lavoro e capire se valga o meno la pena farlo.

Web hosting

Il successivo passo sarà quello di scegliere l’hosting per ogni dominio scaduto che acquistiamo. Spiegherò come farlo, nello specifico, senza lasciare un footprint che Google potrebbe utilizzare per rilevare l’irregolarità.

Creare siti mediante CMS

Una volta acquistati hosting e domini, a questo punto non ti resta che installare su ogni dominio il tuo CMS preferito, aggiungere i vari contenuti + plugin e inserire i collegamenti al tuo sito web dentro gli articoli (evitiamo i link da widget, perchè sono sitewide e tendenzialmente sospetti).

Facile, vero :-D ?

Avviare il proprio PBN

Quando si crea una rete di blog privati non ci sono limiti, e più siti aggiungi meglio è: ma devi sempre avere tutto sotto controllo, e devi lavorare un po’ per volta, ovviamente, mettendo in gioco qualsiasi risorsa web tu possa controllare in autonomia. Puoi iniziare costruendo anche solo un sito al mese se non sei troppo pratico, oppure potresti farne più di uno: in genere la fretta è cattiva consigliera e porta a fare siti inutili, nel complesso.  È preferibile iniziare prima con un singolo sito: questo non solo ti aiuterà a comprendere appieno come funziona il processo. Quanto tempo ci vuole per farne uno, e popolarlo un minimo? Col tempo troverai un modo “scalabile” per realizzare anche tutti gli altri.

Quando inizi a pianificare un PBN, del resto, una delle parti principali a cui penserai è il costo. Può sembrare che sia molto costoso e ci sono molti esperti che ti porteranno a credere che sia così, ma (se uno ci mette la testa, diciamo) è un po’ più economico di quello che potrebbe sembrare a prima vista.

I costi sono infatti suddivisi tra l’acquisto del dominio e l’hosting per ognuno. I prezzi possono variare, ma alla fine i prezzi medi non saranno eccessivi – da 3€ a 6€ al mese. I domini scaduti invece possono avere costi diversi: i prezzi base partono da almeno 10€ a dominio, per arrivare a domini scaduti che possono costare fino a 100, 200 o anche di più in certi casi.

Se la nicchia è molto competitiva, ovviamente, i prezzi salgono parecchio e c’è un sacco di speculazione a riguardo: il mercato dei domini è abbastanza fuori controllo da anni, ormai.

Piano editoriale per i siti del PBN

Un’altra spesa che dovresti affrontare, poi è quella per i contenuti: se ti rivolgi al mercato low cost gli articoli costano da 2€ ciascuno (per circa 400-500 parole) fino ad arrivare a costi superiori. Ovviamente questa cosa farà rabbrividire i copywriter professionisti, e non è nostra intenzione sminuirli o rovinargli il mercato: del resto, se spendi qualcosa in più per farti scrivere i contenuti professionalmente sicuramente l’impatto SEO della PBN sarà più grande (e sicuro, dal punto di vista di future eventuali penalizzazioni di Google).

La sezione successiva offre una panoramica dei costi di costruzione di un PBN, quindi ora diamo un’occhiata all’aspetto hosting web in modo più dettagliato.

Hosting

Hostare i vari siti è un processo piuttosto semplice, tuttavia può essere abbastanza facile commettere l’errore di lasciare un footprint che Google possa trovare. Lo scopo di una rete di blog privati è quello di assicurarsi che ogni sito all’interno della rete sia completamente unico e autonomo, o almeno sembri così dall’esterno. 

Per gestire bene una PBN potrebbe, in teoria, dato l’elevato grado di complessità in gioco, servirti il supporto di un esperto di informatica per il web, di un informatico, di un ingegnere informatico oppure di un sistemista.

Avere indirizzi IP distinti (classe C)

Ogni computer collegato a Internet possiede un indirizzo IP univoco, così come qualsiasi sito su un server. Gli indirizzi IP sono impostati in quattro diverse classi, Classe A, B, C, D: in una PBN sicura è fondamentale che la classe C dell’indirizzo IP di un sito sia distinta da qualsiasi altra, sullo stesso PBN. 

Non usare mai lo stesso indirizzo IP per più di un sito: può sembrare più economico e sbrigativo a prima vista, ma la tua rete di blog privati può diventare inutile  e pagheresti caro l’aver voluto risparmiare troppo. Assicurati anche che ogni sito abbia un indirizzo IP univoco, in modo che il tuo PBN non venga un giorno penalizzato da Google.

In alternativa usa diversi servizi di hosting per ogni sito, e distribuisci bene il “carico”. Se hai cinque siti tutti con IP e classi C diversi ma esistono tutti nella stessa società di hosting, corri di nuovo il rischio di essere “braccato”. 

Name Server: attenzione!

Tutti i domini che registri avranno un nameserver, sarebbe importante che i siti del PBN non abbiano tutti lo stesso NS. Ogni compagnia di hosting ti fornirà un pannello di controllo, dove puoi andare e cambiare il nameserver del sito all’occorrenza ed usare, ad esempio, a volte quelli di CloudFlare, altre quelli nativi degli hosting.

Verifica del proprietario dell’IP

Puoi controllare qualsiasi proprietario del sito acquistare utilizzando uno strumento chiamato WHOIS. Questo strumento ti fornisce tutte le informazioni su chi ha registrato il dominio: ovvio che se 20 domini sono tutti dello stesso proprietario e linkano lo stesso sito, il footprint (l’ “impronta digitale”) diventa lampante a chiunque, Google inclusa, e la penalizzazione è dientro l’angolo.

Un ulteriore aspetto da verificare, come vedremo, è lo stato di “autorevolezza” del dominio.

Migliori hosting da sfruttare

Per un PBN servirà un hosting, o più di uno, che possa permetterti di gestire i vari domini della rete.

Prima di tutto ci sono alcune cose che dovresti evitare, quando scegli una società di hosting, ed una delle regole più importanti per una buona PBN è quella di evitare le offerte classificate e ricercabili come SEO hosting: sono aziende che offrono IP di classe C unici alla rinfusa, spesso poco affidabili purtroppo, a prezzi bassi per ospitare tutti i tuoi siti.

Anche se questa potrebbe sembrare l’opzione migliore, non è esattamente come sembra. Questo perché alcune società di hosting hanno progettato l’infrastruttura per i SEO, il che significa che la maggior parte dei loro indirizzi IP contiene già molte reti di blog privati.

Questi suggerimenti valgono non sono per le PBN, ma possono essere utilizzati – ad esempio – anche dalle web agency che abbiano bisogno di mantenere più domini nella propria PBN privata in modo da poter vendere link più facilmente, ad esempio.

Le società di hosting che utilizzo offrono servizi di hosting come “piace a noi” e nel range di prezzo compresa tra 20€ e 100€ / anno. Ci sono molte aziende tra cui scegliere, quindi non dovresti mai avere problemi a mantenere unico ogni sito. Di seguito sono riportate alcune possibilità che potreste provare:

Digital Ocean (1 indirizzo IP per ogni dominio/droplet che si crea, ma dovete saperli configurare con SSL)

Hosting cloud: Siteground

Hosting cloud: Keliweb

Hosting cloud: Supporthost

Ci sono un po’ di metodi che puoi usare anche per trovare altre compagnie di hosting. Ci sono forum su Internet che parlano di nuove società e reseller di hosting che offrono hosting a basso costo e rispondente ai requisiti necessari. Sconsigliamo di cercare, in genere, “hosting per PBN“, e di preferire offerte di hosting che generalmente rientra nella classificazione più generale e flessibile di “hosting cloud“.

Ora sai tutto quello che c’è da sapere sull’hosting (o quasi). Prima di uscire e acquistare qualsiasi pacchetto di hosting devi aspettare fino a quando non hai acquistato alcuni domini su cui ospitare il tuo sito.

Continueremo ora a discutere su come trovare domini di alta qualità nella prossima sezione del corso, ma per ora, è importante capire come impostare il tuo hosting senza lasciare impronte a Google.

Acquistare domini adeguati / a tema con la tua nicchia di mercato

Il tempo di vita di un dominio è in genere regolamentato da una serie di passaggi fissi, che possono cambiare leggermente in base all’estensione ma che, in genere, sono di questo tipo.

Il giorno in cui un dominio scade, viene messo in “pausa” (redemption period) ed entro un paio di giorni, in genere, il legittimo proprietario può riscattarlo. Questo periodo in genere è abbastanza lungo e va dai 30 ai 60 giorni. Se rinnova entro pochi giorni dalla scadenza, paga il prezzo ordinario di rinnovo, altrimenti dovrà mettere in conto un sovrapprezzo una tantum.

Trascorso il redemption period, il dominio viene sbloccato ed è a disposizione di chiunque per l’acquisto al prezzo standard di rinnovo, a meno che non si tratti di estensioni o nomi particolari.

I registrar, cioè gli enti adibiti alla registrazione, potrebbero in teoria consentire la speculazione; ci sono broker di domini, infatti, che acquistano i nomi scaduti per poi provare a rivenderli ad es. al legittimo proprietario a prezzo maggiorato.

Quando un dominio è “buono”?

Esistono molte metriche che puoi utilizzare per decidere se comprare o meno un dominio scaduto, ed è importante che tu faccia un po’ di ricerchine prima di comprare.

In molti casi infatti, alcuni domini vengono “pompati” per giustificarne il prezzo elevato quando poi, alla prova dei fatti, finisco per essere utili a poco o nulla.

Domain authority (DA)

Leggi l’articolo sulle metriche SEO.

Zoom Authority (ZA)

Vedi l’articolo sulle metriche SEO.

Page authority (PA)

Guarda l’articolo sulle metriche SEO.

Citation flow (CF)

Dai un occhio all’articolo sulle metriche SEO.

Trust flow (TF)

Vedi anche: metriche SEO.

Analisi dei backlink

Un’altra metrica da verifica è quanti (e quali) backlink abbia un dominio. Esistono pochi siti diversi che è possibile utilizzare per controllare i backlink, come SEMRush e Ahrefs. Di solito cerco domini con almeno una 30-40 backlink da almeno 10-15 di domini differenti. Sebbene i siti possano avere un’alta autorità con solo un paio di collegamenti, se perde uno di essi potrebbe perdere anche un po ‘di authority.

Lo strumento che preferisco si chiama SEMRush, questo può mostrarti tutta una serie di metriche e come puoi vedere i backlink su questo sito sono mostrati sopra. Questo non sempre è accuratissimo e qualcosa gli scappa, ma per farsi un’idea orientativa della qualità del dominio è ottimo. Purtroppo è uno strumento che funziona solo a pagamento in modo davvero efficace.

Redirect da domini scaduti

Invece di usare il dominio per la PBN alcuni si limitano a comprare i domini scaduti a tema, e a redirezionarli sul proprio sito o su qualche “nodo” intermedio del PBN, in modo da potenziarlo un po’. Si tratta di una tecnica un po’ brutale, ma che presenta un vantaggio: effettuare un redirect da un dominio scaduto ad un altro permette di “acquisire” tutti i backlink del dominio scaduto e redirigerli dove vogliamo.

Ci sono due modi per fare questa cosa, tecnicamente:

  • (molto poco sicuro) mediante redirect 301, quindi un redirezionamento dal sito scaduto appena acquistato al sito da promuovere; è rischiosa, perchè potrebbe causare problemi di posizionamento, perdite di ranking ed indicizzazioni “folli” in SERP (ad esempio: dominio scaduto con lo stesso aspetto in SERP del dominio destinazione)
  • (più sicuro) mediante redirect 302, in questo modo erediteremo solo il traffico che arriva da quei backlink, ammesso che ce ne sia. Meno efficace lato SEO, ma sicuramente molto più pulita come strategia.

Referring domains

Questa è un’altra metrica che vale la pena verificare, quando si controllano i backlink. Il numero di domini unici che linkano un altro dominio è un modo abbastanza netto per calcolare l’impatto lato SEO dei backlink, considerando che – da un punto di vista topologico, ovvero strutturale della rete di backlink – statisticamente parlando i backlink sospetti sono in genere sitewide, mentre quelli singoli valgono in teoria di più.

In altri termini: sembrerebbe (ipotesi non verificabile, ovviamente) comunque meglio avere 10 backlink da 10 domini  diversi che 100 da un singolo dominio. La metrica in questione fa riferimento esattamente a questo aspetto.

Dove acquistare domini scaduti

Ci sono vari siti da cui è possibile attingere e scoprire domini scaduti, eccovi qualche esempio:

Domini penalizzati da Google: cosa fare?

In genere non c’è un modo sicuro al 100% per capire se un dominio è stato o meno penalizzato, nel qual caso non converrebbe comprarlo ed in genere il venditore non vi farà mai presente una cosa del genere. Diciamo che in genere si possono provare a vedere strumenti di rilevazione delle penalità del dominio, sovrapporli alle date di penalità certe di Google e vedere se ci sono stati cali di traffico in corrispondenza.

Potete vedere, ad esempio, su questo tool free:

Website Penalty Indicator

che fornisce una stima attendibile. Ad esempio questo dominio è quasi sicuramente stato colpito da BERT nel periodo di ottobre 2019, quindi se ce lo proponessero in vendita dovremmo far considerare nella trattativa che è stato penalizzato da Google.

 

Rilevanza del dominio

Ottenere un dominio con alta DA non è troppo importante se, alla fine dei conti, non ti porta traffico o non è pertinente alla nicchia di mercato del tuo sito. Il motivo per cui la vendita di domini tende a spopolare sul web, e a confezionare vere e proprie quasi-truffe (domini già penalizzati da Google che non valgono nulla, per intenderci), è anche legato alla difficoltà dell’effettuare pre-analisi precise.

In genere nella costruzione della propria rete di backlink è bene attenersi ad una serie di regolette pratiche:

  • non acquisire tutti i backlink in brevi periodi, troppo velocemente (rischio penalizzazione mirata) o troppo lentamente (effetto difficile da misurare o nullo;
  • non sfruttare più volte lo stesso dominio per costruire troppi backlink verso pagine del nostro sito;
  • non scambiare mai i link (A linka B, B linka A);
  • non linkare sempre la stessa pagina: linkare sia la home che le pagine interne del sito;
  • utilizzare anche backlink esterni alla PBN, in modo da amalgamare meglio il profilo e farlo sembrare meno sospetto.

Sono le stesse regole che ho espresso, ad esempio, nella guida alla link building.

Valutare che cosa pubblicava il dominio con la WayBack Machine

Archive.org offre uno strumento impagabile per la valutazione dei vecchi contenuti del dominio: potete infatti inserire il nome del dominio e vedere se ci sia qualche pagina in archivio e capire come era fatto quel sito anni prima. Utile per valutarne la qualità, la costanza di pubblicazione ed il livello di eventuale spam.

A questo link, ad esempio, trovate lo storico del mio dominio personale a marzo 2019:

http://web.archive.org/web/20190301151005/https://www.capolooper.it/

Webarchive è, per inciso, un archivio informatico che traccia lo stato delle pagine web mondiali, a campione, e sul quale esiste una discreta probabilità di mantenere traccia dei contenuti del web anche dopo la loro cancellazione o dismissione dei siti.

Desert scraping: recuperare vecchi contenuti cancellati

Alcuni usano questa tecnica per fare il cosiddetto desert scraping, ovvero “raschiare” contenuti non più indicizzati da Google per riaddattarli nel proprio sito come se fossero originali. Google non sembra mantenere memoria a lungo termine delle pagine web dei siti cancellati negli anni, anche se non abbiamo notizie ufficiali in merito.

Il desert scraping viene utilizzato per recuperare contenuti di pagine web cancellate per errore quando non avessimo backup. Al tempo stesso, il desert scraping potrebbe rivelarsi in una violazione del copyright o della proprietà intellettuale altrui.

Another factor to consider is when you search through the Wayback Machine database and the bot has been blocked, you should be wary of the domain. This is a bad sign that the site has something to hide that most likely isn’t relevant to what was recently on the domain.

Età del dominio

Puoi valutare l’età del dominio interrogando un WHOIS tool come questo, e valutando l’anno in cui è stato registrato per la prima volta. Questo campo è visibile tecnicamente nel record grezzo della risposta del sito, ed è solitamente in corrispondenza del record chiamato:

Created

Un esempio di dominio con anzianità 5 anni (siamo nel 2020, è stato creato nel 2015 ovvero 5 anni fa).

Created: 2015-05-02 15:39:03

In genere più i domini sono vecchi più potenzialità hanno, ma dipende (anche qui, ancora) se sono stati utilizzati bene, se hanno uno storico attivo, se non hanno subito penalizzazioni o se non sono stati bombardati da backlink malevoli.

Come gestire la PBN nel tempo

Impostazione dei singoli siti del PBN: mai lasciare traccie

 

Se hai deciso di costruirti una PBN per il tuo sito, devi stare attentissimo a non lasciare tracce: ci sono un po’ di regolette pratiche che è opportuno seguire.

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Non registrare domini tutti a tuo nome (WHOIS)

Cambia spesso indirizzi email per la registrazione

Usa diversi registrar di domini

Usa vari hosting

Usa alternative gratuite come Blogger per creare ulteriori domini

Cambia la grafica dei siti

Installa almeno questi plugin su ogni sito:

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  • All in one SEO oppure Yoast (è sufficiente la versione free)
  • TablePress
  • Advanced Ads
  • Cache Enabler
  • Contact Form 7
  • GDPR Cookie Consent
  • WordPress Popular Posts
  • UpdraftPlus

Cura la grafica dei siti

Aggiorna frequentemente i tuoi siti

Disabilita i commenti (non avrai il tempo di stare dietro a tutti)

Aggiorna theme, plugin e core dei siti

Installa un plugin per la sicurezza

Non usare sempre lo stesso username

Usa sempre password differenti

Assicurati che i siti siano tutti scansionabili da Google

Crea i siti in momenti diversi, ben distanziati: non andare di fretta!

Scrivi bene i tuoi contenuti (paga un copywriter, non fare di testa tua)

Non vendere link sulla PBN (rischieresti troppo e potresti perdere un vantaggio)

Non usare ManageWP (potrebbe essere facile per Google risalire al proprietario di tutti i siti)

Conclusioni

Ora, questo corso è stato progettato per fornire i processi coinvolti nella costruzione di un blog privato di rete. Ora spetta a voi per mettere qui tutte le informazioni per un buon uso. Basta ricordare quanto è importante per mantenere google indovinare con tutto quello che fai. Il tema comune dell’intero corso è stata la parola unica. Finché si bastone con queste linee guida si finirà per avere il proprio PBN con tonnellate di potenza, il che rende la tua vita in SEO molto più facile.

Photo credits: Pixabay

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