IP di classe C e SEO: cosa c’è da sapere

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Pubblicato il: 28-02-2020 10:01 , Ultimo aggiornamento: 28-02-2021 10:55

In questo articolo affronterà un argomento un po’ più specialistico del solito, in quanto incentrato sugli interessi della comunità SEO degli ottimizzatori SEO di siti web (ma anche, tanto per dire, chi avesse necessità di far togliere l’IP di un server SMTP da una blacklist). La questione è legata alle politiche antispam di ogni azienda e, in teoria, potrebbe rientrare in una vera e propria policy interna.

Nell’ambito SEO, tra i consulenti del settore e cosiddetti link builder, da molti anni si discute dell’importanza di variare la provenienza dei backlink, in tutto o almeno in parte, trovandoli sempre da indirizzi IP di classe C: questo porta ad evitare il comportamento più ovvio, cioè che un apra sullo stesso hosting decine di siti diversi “satellite” solo al fine di costruirsi una rete di link privata (piuttosto grossolana, ma tant’è).

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Una volta compreso cosa sia un indirizzo IP, senza scendere nei dettagli matematici della classificazione A, B, C, D (pur fondamentale per tutti gli IPv4), bisogna inquadrare la cosa nel modo corretto.

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Cosa c’entra la classe IP con la SEO / link building?

L’associazione tra classe IP e link building non è ovvia, per cui facciamo un piccolo esempio tanto per capirci: immaginiamo di aver trovato che il nostro sito è linkato esternamente da 100 domini distinti tra loro. Ad ognuno di questi 100 domini corrisponderà un indirizzo IP: se l’acquisizione dei link è avvenuta in modo effettivamente casuale e non forzosa, tali IP dovrebbero risultare tutti distinti tra loro. Se invece abbiamo preso parte a potenziali schemi di link oppure, tanto per capirci, 50 di quei domini sono parte di un network che – magari per risparmiare – forniva lo stesso IP a tutti i domini, ci ritroveremo in una situazione problematica e potenzialmente assimilabile allo spam.

L’acquisizione dei backlink deve essere casuale (o sembrare tale, nella migliore delle ipotesi): le migliori strategie di link building fanno proprio questo, in effetti, e cercano di diversificare la provenienza da siti web diversi, quindi di proprietari diversi e – con buone probabilità – da classi di IP diverse tra loro.

Ovviamente la struttura dei backlink è solo una delle cose da tenere in considerazione, perchè i link andranno comunque “costruiti” con criterio, ma è chiaro che conoscere qualcosa sugli indirizzi di classe C aiuta, e non poco.

Cosa c’entra la classe IP con lo spam?

In generale, i comportamenti dei bot e degli utenti sulla rete subiscono un certo grado di monitoraggio, che il più delle volte è automatizzato. Il monitoraggio in questione, a parte porre eventuali problemi di privacy, viene effettuato per individuare spammer e utenti che sfruttino le risorse di rete in modo illecito o improprio. Uno dei casi più comuni di spam via email, ad esempio, è legato ad indirizzi IP configurati come server SMTP che inviano indiscriminatamente, troppo velocemente o con errori o eccessivo HTML a troppi indirizzi di posta destinatari. Per un fatto di economia, diciamo, è abbastanza comune che gli spammer possano usare più domini con la stessa classe C dell’IP, o addirittura dal medesimo IP.

Un comportamento del genere, se non è per forza sinonimo di spam, certamente pone le basi perchè un IP possa essere messo in blacklist.

Come individuare la classe C di un IP

Se prendiamo l’indirizzo IP di un sito, ad esempio, questo potrebbe essere quello di trovalost.it:

46.101.11.137

Consideriamo ora i singoli numeri separati dal punto, ed avremo che:

  • la classe A viene identificata dal 46;
  • la classe B viene identificata dal 46.101;
  • la classe C viene identificata dal numero 46.101.11, che è quello che ci interessa;
  • la classe D, infine, viene identificata da 46.101.11.137.

Quindi, ad esempio, se prendiamo questi altri IP:

le classi C saranno determinate come segue:

Sono tutte diverse tra loro, quindi i backlink da questi siti potrebbero essere più efficaci di quelli, ad esempio, dovute da domini con classi C uguali tra loro (esempio classico in negativo: 10 domini tutti sullo stesso hosting gratuito).

Il tool utilizzato in questa sede  lo trovate qui.

Il problema dei siti con identica classe C

Nel caso degli hosting condivisi, di fatto, è molto comune che la classe C sia in comune, ad esempio:

46.101.11.137 ---> trovalost.it
46.101.11.138 ---> pippoprova.blog
46.101.11.139 ---> provaprova.net

Di fatto, si suppone che Google vada a controllare la classe dell’IP, e se trova la stessa classe C (di fatto, i tre siti mappati qui sopra che puntano al sitodapromuovere.com) potrebbe essere indotto ad ignorare o sottovalutare i backlink a scopo di ranking (che mi pare la cosa più probabile), oppure potrebbe pensare su larga scala ad una PBN malevola (dal suo punto di vista, ovviamente).

Hosting con classe C distinta

Ci sono vari modi per ottenere diverse classi C per i propri siti web:

  • utilizzare un buon hosting VPS, ad esempio Digital Ocean crea un IP diverso per ogni singola droplet (macchina virtuale corrispondente ad un servizio su dominio univoco) che si va a creare;
  • usare un hosting multi-dominio (attenzione perchè non tutti forniscono indirizzi IP di classe diversa, ed alcuni applicano sovrapprezzi);
  • sfruttare più hosting dedicati con IP dedicato, che è l’opzione più corretta formalmente ma anche la più costosa;
  • evitare di hostare più siti nello stesso hosting condiviso: molto meglio usare più hosting diversi tra loro (l’opzione più utilizzata ed economica, senza dubbio).

Offerte di hosting di classe C

Spesso sentiamo parlare di hosting per la SEO, e molte offerte commerciali (di solito mediamente costose) danno la possibilità di tenere sotto un singolo account ad esempio 30 indirizzi IP distinti di classe C; in questi casi, avremo quindi 30 backlink che potremo gestire in autonomia, ognuno dei quali corrisponderà ad un singolo sito web di vario genere. Senza la condivisione delle classi di IP, infatti, sarà più probabile che i link vengano considerati in positivo dal Google nella nostra strategia di ranking del sito.

Hosting suggerito per creare siti con IP distinti:

Tool per verificare la classe C di vari domini / IP

http://ip-report.com/

2.74/5 (34)

Che te ne pare?

Grazie per aver letto IP di classe C e SEO: cosa c’è da sapere di Max Headroom su Trovalost.it
IP di classe C e SEO: cosa c’è da sapere (Guide, Assistenza Tecnica, Zona Marketing)

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