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L’hosting cloud è il futuro?


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Chiunque realizzi siti web sa bene che, di solito, gli strumenti per modificare, configurare e gestire il sito sono quelli di sempre:

  1. FTP per caricare file, gestire vari tipi di situazioni e fare interventi di configurazione “al volo” mediante un apposito client;
  2. PHPMyAdmin per gestire il database via browser;
  3. cPanel, directAdmin o Plesk per i backup, la gestione del file system ed altro ancora, anche qui tipicamente via browser.

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Di fatto, se partiamo dal presupposto che la tecnologia non cambi radicalmente, e che si continueranno ad usare (a livello di portali, blog aziendali e simili) WordPress o Joomla! (quindi hosting prettamente PHP e Linux), questi strumenti dovrebbero, in linea di massima, rimanere invariati. Quantomeno dal punto di vista dell’utente finale, dovrebbe essere cosà¬.

L’uso del cloud apparentemente presuppone un maggiore utilizzo del web come interfaccia finale delle varie applicazioni: per cui, di fatto, la gestione di un sito web in cloud sarà  praticamente equivalente a quella che di solito avviene su hosting dedicati, condivisi e/o VPS.

Il cloud è una soluzione comoda, anche se ancora costosa per molti imprenditori, e che sembra portata alla massima diffusione, inoltre, per via sia della sua semplicità  d’uso, ma anche per la formula di pagamento che è particolarmente intuitiva e vantaggiosa per l’utente medio-piccolo. Infatti, il cloud si paga tipicamente “a consumo”, dove il consumo viene definito in funzione di banda, spazio web utilizzato, connessioni I/O e cosଠvia. Questo aspetto lo renderebbe davvero competitivo, specie se i prezzi dei cloud attuali (a volte leggermente “gonfiati”) vadano ad allinearsi a quelli dei grossi competitor sul mercato, come Amazon AWS o Google Cloud per intenderci. A livello di manutenzione non sarà  troppo diversa, per gli operatori, da quella necessaria su dedicati e Virtual Private Server.

L’hosting web diventerà  quindi una prerogativa del cloud? Difficile fare previsioni precise, ma la tendenza sul mercato suggerisce che, entro un paio d’anni e connettività  permettendo (una cosa che in Italia è ancora un po’ carente, forse), andrà  quasi certamente per la maggiore.

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