Propagazione del DNS: che cos’è (e a cosa serve) E perchè, in questi casi, bisogna avere pazienza

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Quando si aggiorna il DNS di un sito web o di un servizio pubblicamente disponibile su internet, è necessario prestare attenzione alla propagazione del DNS in quanto, di norma, potrebbe influire sulle tempistiche di pubblicazione del dominio.

Al momento di aggiornare un name server, ad esempio, passando da quello del vecchio DNS a quello del nostro nuovo hosting, possono essere richieste da 24 a 48 ore di tempo perchè la nuova configurazione si diffonda su internet. Questo perchè in un architettura distribuita come il web, di fatto, la lentezza insita nella rete stesse impedisce di velocizzare o “incoraggiare” il processo in qualsiasi modo, ed è quindi inevitabile attendere qualche tempo.

Funzionamento del Domain Name System (DNS)

Il DNS è il cuore del funzionamento di buona parte di internet, quantomeno della sua parte web legata quindi a servizi web, portali, blog, forum, siti di notizie e così via. Utilizzando un DNS, gli utenti connessi hanno la possibilità di collegarsi ad un sito web come ad esempio Trovalost.it da ogni parte del mondo, senza essere costretti a ricordare l’indirizzo IP numerico dello stesso. Esiste quindi una rete molto intricata, distribuita o diffusa a livello mondiale, di vari DNS che cooperano tra loro per ottenere un nobilissimo scopo: rendere qualsiasi sito web disponibile, visibile e funzionante da qualsiasi parte del mondo andiate a connettervi. Chiaro, pero’, che questo aggiornamento richiede del tempo, per ragioni analoghe al fatto che potrebbe essere necessario, in certe condizioni, attendere un po’ quando scarichiamo la posta elettronica o quando visioniamo un video in streaming.

A livello più specifico, si tratta di un algoritmo che funziona in maniera distribuita sulla rete: questo significa che non può lavorare in contemporanea esatta in tutte le zone del mondo, ma ci sarà sempre un ritardo (o latenza) da attribuire alle cause più svariate: errori di rete, problemi di varia natura sugli host, rallentamenti temporanei, rumore sulla linea e così via. In generale, questi ritardi si riflettono sull’utente comune che prova ad accedere ad un sito web, e si traduce – nel caso in cui si effettui, ad esempio, la migrazione di un sito web – in tempi richiesti perchè il DNS possa propagarsi.

Tempi medi per la propagazione del DNS

Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, che qualsiasi modifica si vada ad effettuare alla configurazione di un sito (o di un dominio, per meglio dire) potrebbe non riflettersi in modo uniforme all’interno di internet; motivo per cui potrebbero capitare delle situazioni temporanee anomale come quelle elencate di seguito.

  1. Due client che provino a connettersi da due parti diverse del mondo nello stesso momento, vedono due cose diverse! Una ad esempio vede il sito correttamente, un’altra vede una pagina di benvenuto o di errore.
  2. Di due client che provino a connettersi con due connessioni ad internet diverse (ad esempio: una mediante ADSL di casa, l’altra via connessione cellulare 4G) nello stesso istante, solo una delle due riesce a vedere correttamente il sito, a navigarlo e ad utilizzarlo, mentre quella che si connette mediante un altro provider no.

Possono sembrare due casi strani ed apparentemente inspiegabili, ma il tutto avviene per una ragione tecnologica ben precisa: due diversi provider di internet, normalmente, potrebbero usufruire di due DNS differenti, che non si aggiornano nello stesso istante per differenze di latenza tra l’uno e l’altro.

OK, ma cosa significa a livello pratico?

dns-issues

Il caso tipico in cui i tempi di propagazione del DNS causano disagi, per intenderci, e malfunzionamenti gravi su interi siti web, sono tipici quando si migra un sito da un hosting all’altro; in questi casi bisogna avere solo un po’ di pazienza e, ad esempio, pensare di effettuare cambi del genere preferibilmente nei fine settimana o nei periodi in cui il sito non riceva molte visite. Pensateci bene prima di innervorsirvi inutilmente: quando fate trasferimenti di siti web, cambi nelle configurazioni degli hosting o necessari aggiornamenti o trasferimenti da un hosting web ad un’altro, ricordatevi sempre che possono capitare inconvenienti del genere, che possono richiedere del tempo e che non si possono “accelerare” in alcun modo, purtroppo. L’unica è armarsi di pazienza, ed aspettare un po’ (fino a 48 ore in media, nei casi drammatici), ovviamente solo dopo essersi accertati di aver fatto per bene tutte le operazioni di aggiornamento dei DNS.

Ricordatevi, comunque, che un cattivo funzionamento dei DNS o una configurazione errata non c’entra nulla, una volta accertata, con eventuali problemi sul codice del sito, dei plugin, del theme e così via.

Da cosa dipende la propagazione del DNS?

I tempi di propagazione di un DNS sono influenzati, solitamente, da due fattori fondamentali:

  1. il nostro internet provider – non tutti i provider di internet riescono a vedere le modifiche al DNS nello stesso istante, motivo per cui può capitare (caso tipico) che un sito sia visibile con la connessione mobile del telefono e non, ad esempio, con la connessione ADSL di casa. Anche qui, serve armarsi di pazienza, svuotare la cache del browser e riprovare dalle 2-3 ore fino ai 2 giorni dopo.
  2. TTL – Time To Live, cioè il “tempo di vita” del DNS stesso; ogni server ha il suo, e deve quindi trascorrere quello perchè si possa parlare di aggiornamento effettuato. Per motivi di efficenza, infatti, esiste questa sorta di cache che fa da cuscinetto per le richieste, per cui potrebbe continuare a rispondere il vecchio DNS anche se, di fatto, noi l’abbiamo cambiato e configurato correttamente. Al limite, impostate un TTL più piccolo per provare a velocizzare il processo, ma tenete conto che non si tratta dell’unico e solo fattore in gioco.

Nei casi medi, normalmente i DNS si riescono a propagare entro pochi minuti dall’aggiornamento. Non è possibile intervenire per accelerare questo processo, se non a priori (prima di fare l’aggiornamento) provando ad agire, riducendolo, sul TTL.

Propagazione del DNS e … estensioni di dominio!

Una cosa di cui pochissimi parlano, e che secndo me è invece fondamentale, riguarda il discorso del comportamento delle varie estensioni di dominio (o TLD): è bene sapere che non tutte le estensioni accettano tutti i cambi di record DNS, e questo vale ad esempio per i record di tipo NS. Tempo fa, ad esempio, avrei dovuto trasferire un sito web con estensione .it su un NS autoritativo estero (l’hosting web iFastnet, nello specifico); non mi è stato possibile farlo perchè, dopo addirittura 5 giorni, ho scoperto che non era possibile per un TLD .IT accettare un nameserver di quel tipo. In questi casi, quindi, bisogna trovare anche un hosting che accetti facilmente il cambio.

Non è banale agire in queste situazioni, ma la cosa da fare potrebbe essere quella di tentare di chiedere al gestore del NS di rettificare le proprie zone DNS, in modo che possa accettare anche la configurazione. Normalmente, pero’, nella mia esperienza se non supportano quell’estensione è perchè non la trattano commercialmente per cui sarà difficile effettuare il cambio di hosting, e bisognerà optare per altre alternative di configurazione.

Approfondimento: latenza della propagazione del DNS (DNS propagation latency)

La quantità di tempo richiesta perchè una modifica del DNS del nostro sito si vada a distribuire (o propagare) effettivamente sul DNS server cosiddetto autoritativo viene chiamata latenza nella propagazione del DNS. Il DNS autoritativo è quello normalmente responsabile di due aspetti: da un lato, fornisce le risposte alle query (richieste) del DNS cercando quindi di mappare l’IP numerico al nome del sito. Un po’ come avverrebbe con l’elenco telefonico o le pagine gialle, quando si cerca (query) qualcosa è possibile trovare una singola risposta secca oppure più risposte possibili: il DNS sarà ovviamente in grado, entro certi limiti, di gestire anche ambiguità del genere.

Esistono vari programmi di benchmark che riescono a calcolare tali latenze (al plurale, visto che sono distribuite sulla rete internet per ogni richiesta) con un certo grado di approssimazione, spesso illustrando in una mappa mondiale i punti critici in cui il cambiamento non si è ancora riflesso. Di solito, questi prodotti inviano una query di test al DNS autoritativo e calcolano internamente i tempi di risposta, che sono spesso dell’ordine dei millisecondi ma possono incrementarsi drasticamente in caso di problematiche di connessione, di implementazione degli host, di configurazione della rete e via dicendo.

Strumenti online per verificare la propagazione del DNS

Nella pratica, la propagazione del DNS è stratificata su diverse tipologie di record, ognuno indipendente dagli altri ed ognuno con le proprie specifiche funzioni. Quelli importanti per far funzionare il nostro sito di base, di solito, solo i record A, quelli CNAME e quelli NS; altri tipo MX servono per far funzionare le caselle di posta elettronica, i TXT indicano campi testuali per altri tipi di applicazioni e così via.

Aggiornamento. Il nostro sito da qualche tempo offre uno strumento gratuito per verificare la propagazione del DNS di un dominio: basta digitare il nome del dominio, e vedremo su quanti host in percentuale si è propagato. Se qualcosa non dovesse tornare, inoltre, durante la fase dei settings del dominio è possibile controllare come sono stati impostati i record (verifica dell’impostazione del DNS).

A parte questo esistono molti altri strumenti analoghi.

  • https://www.whatsmydns.net, probabilmente il tool di verifica della propagazione del DNS più celebre al mondo;
  • https://dnschecker.org, altro servizio simile al precedente
  • https://dns.google.com è un ottimo tool, a cura di Google, per verificare lo stato attuale di un dominio in termini di DNS e record di vario tipo;
  • http://dnsviz.net  è un buon tool per diagnostica e rilevazione di eventuali problemi di questo tipo;
  • https://intodns.com, infine, riesce a fornire un report molto dettaglio sui DNS del sito che vi sta dando problemi.

Propagazione del DNS in modo visuale

Nell’animazione successiva viene mostrato un esempio di rilevazione dei valori del DNS per record MX all’interno di vari host di prova nel mondo (tratto da whatsmydns.net).

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Tipi di record DNS: A, AAAA, MX, CNAME, TXT, PTR, SPF, NS

Eccovi a questo punto un riassunto schematico dei principali tipi di record DNS per cui è possibile testare l’avvenuta propagazione del DNS. Ricordate che, in generale, i NS (NameServer) vengono “visti” per primi rispetto al resto; pertanto, quando digitiamo trovalost.it (o qualsiasi altro sito web) nella barra del nostro browser, il DNS restituisce una risposta sulla base della configurazione del NS. A questo punto, e solo a questo punto, saranno fornite ulteriori informazioni sui record A, CNAME, … corrispondenti, che porteranno poi all’identificazione dell’indirizzo IP.

A (rispettivamente AAAA) Record di indirizzo caratteristico dell’host in questione, restituisce un indirizzo a 32 (64) bit
MX Record MX, utile per la configurazione del server di posta elettronica del dominio in questione
CNAME Nome canonico che permette di collegare un DNS ad un altro; permette ad esempio di configurare vari servizi diversi tra loro sullo stesso sito :ftp.nomesito.it per i servizi FTP, www.nomesito.it per il web ecc.)
PTR Record puntatore utilizzato per la risoluzione inversa del DNS (rDNS), ovvero: risalire al nome dell’host partendo dal suo indirizzo IP
SPF Sender Policy Framework, serve a prevenire il fenomeno dell’email spoofing
TXT Record TXT dell’host, era stato pensato per inserire commenti leggibili da operatori; viene usato oggi anche per trasferire particolari informazioni aggiuntive sulla sicurezza, sulla crittografia ed altro ancora.
NS Name Server dell’host, di norma è necessario specificarne da due a quattro host distinti

 

 

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Propagazione del DNS: che cos’è (e a cosa serve)

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