La sfiducia nella scienza potrebbe essere correlata alla lettura di giornali conservatori

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Pubblicato il: 14-10-2021 09:53

Credere o meno alla scienza dipende anche, se non soprattutto, dal fatto di leggere o meno determinati tipi di notizie. È la considerazione impietosa, quanto realistica, a cui arriva John Timmer sul sito ArsTechnica, analizzando i dati di una ricerca e di alcuni sondaggi e collocando, come immagine del proprio contributo, una foto del celebre immunologo Anthony Fauci.

Più nello specifico, sembrerebbe che un punto di vista conservatore sia legato all’intenzione di usare ivermectina, il controverso farmaco in uso per curare malattie parassitarie e in ambito veterinario, e da tempo proposto come cura al Covid-19. Cosa su cui l’AIFA si è espressa negativamente: non esistono studi comprovati che mostrino un reale beneficio in merito, e quelli che esistono producono risultati molto contradditori (da nessun beneficio a beneficio potenziale).

Lo studio in questione, ad ampio spettro, dimostra un collegamento tra sfiducia nella scienza e rispetto delle misure sanitarie. E qualche sondaggio indica anche le persone che leggono tendenzialmente fonti informative conservatrici siano più propense, in media, a fare uso di farmaci non autorizzati o “cure” non testate per la malattia. Questo sembra legarsi altresì ad un’altra forma di correlazione, ovvero il fatto che (sempre in media, ovviamente) c’è stata una tendenza leggermente più marcata nel rispettare il lockdown (cosa misurata “a spanne”, analizzando i dati di geolocalizzazione dei telefoni e facendo una media) negli stati in cui le persone erano anche più propense a credere al riscaldamento climatico (negarlo è un altro tipico tratto di alcuni conservatori, per inciso), e viceversa (dove c’erano più negazionisti, c’era meno rispetto delle regole). Solo correlazioni e non causalità tra gli eventi, ovviamente, il che fornisce lo stesso un quadro indicativo della situazione.

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L’articolo osserva come i comportamenti delle persone in seguito al Covid-19 siano stati caotici, cosa peraltro estendibile a livello mondiale: da un lato si è rispettato il distanziamento sociale, il lockdown e la somministrazione del vaccino non appena disponibile. Dall’altro si registrava un comportamento opposto, con numerose proteste in piazza, rifiutando il vaccino, senza distanziamento nè mascherina. Se è vero che gran parte delle persone è ricaduta in uno di questi due casi, si sono registrati anche casi di persone che hanno cambiato idea, o – forse ancora più frequentemente – che sostenevano una cosa pur avendone fatta un’altra (novax che si vaccinavano segretamente, oppure vaccinati che esprimevano ugualmente scetticismo presi probabilmente dal bastian-contrarianesimo imperante). In alcuni casi, peraltro, i messaggi novax arrivavano direttamente dai politici, alimentando una forma di sfiducia nei confronti della scienza e delle informazioni scientifiche (anche per via dell’abitudine, sempre più diffusa anche da noi, da parte dei media in cerca di click facili di riferire studi in pre-print come se fossero risultati consolidati).

Ovviamente, per una risposta complessa come quella, sono probabilmente in gioco molteplici fattori, districarli può essere difficile. Ad esempio, i conservatori negli Stati Uniti hanno ricevuto messaggi contro i vaccini dai loro leader politici, ma questo si aggiunge a una tendenza a lungo termine di sfiducia nei confronti delle informazioni scientifiche. Foto di Radoan Tanvir da Pixabay

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