Hosting secondo la legge: attivo, passivo o neutrale?

Cosa succede se il sito ospitato da un servizio di hosting pubblica contenuti contro la legge? Di chi è la responsabilità? La legge è sempre più chiara in merito, e le sentenza della Cassazione in questo caso costituiscono uno storico sempre più interessante. Quello che scriverò ovviamente è frutto della mia personale documentazione sull’argomento, per cui mi scuso se dovessi utilizzare termini impropri o riportare inesattezze – parlo da addetto ai lavori, che con l’hosting opera tecnicamente ogni giorno e che spesso deve porsi problemi di questo genere un po’ per forza di cose.

Hosting attivo e passivo

Per dirla tecnicamente, l’hosting può assumere una parvenza duplice: da un lato può essere hosting attivo, dall’altro hosting passivo. La differenza è presto detta: un hosting attivo esercita una funzione di controllo, selezione o filtraggio dei contenuti del sito, mentre quello passivo si limita a fornire in modo neutro il servizio (ed è questo il caso in cui, in sostanza, se un utente carica un contenuto illecito come un link pirata ad una partita, ne rimane direttamente responsabile anche se in molti casi non è facile risalire alla sua identità).

La sentenza della Cassazione

Tuttavia una recente sentenza della Cassazione (se ne parla qui per esteso) è andata a specificare un punto importante: se l’hosting viene avvisato di un qualche illecito che sta avvenendo mediante una sua piattaforma, deve imporre all’utente di rimuovere quel contenuto senza averne responsabilità diretta, detta in modo estremamente sintetico. Si tratta della cosiddetta “posizione di garanzia” che l’hosting può assumere, e che lo esenta da responsabilità una volta che abbia messo a disposizione i mezzi per rimuovere quei contenuti.

Non è agevole fornire esempi univoci, perchè comunque la normativa è soggetta ad interpretazione ed i casi possono essere molto diversi tra loro: pensiamo ad esempio a Youtube, mediante il quale un utente può caricare un video protetto da diritto d’autore (ad esempio un film, in tutto o in parte). In questa situazione l’hosting dovrebbe essere prima di tutto a conoscenza del problema, ad esempio mediante email o comunicazione ufficiale cartacea, poi (almeno per quello che è dato capire) dovrebbe valutare la fondatezza della richiesta (questo per una ragione precisa: si potrebbe infatti richiedere la rimozione di un contenuto strumentalizzando la legge, per capirci usando il diritto d’autore come mero pretesto: ed è il caso del video non ufficiale delle dichiarazioni di un politico, ad esempio), e una volta accertato il problema deve potersi attivare per rimuoverlo o per chiedere al suo utente – è qui la chiave per comprendere il tutto: l’utente è della sua piattaforma – di rimuovere quel contenuto, cosa che Youtube per esempio fa sia mediante operatori umani che mediante algoritmi (che spesso possono sbagliare ed essere troppo zelanti o severi, come capitato per i video rimossi senza apparente motivo, cosa che è capitata ad alcuni Youtuber).

Se l’hosting possiede sole funzionalità di cache – e sembra essere il caso dei risultati di ricerca di Google, ad esempio – in questo caso la sua funzione sembrerebbe adibita ad un ruolo passivo, come scritto anche nel nostro articolo sulla neutralità del caching.

 

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