Il diritto alla libertà di scegliere il modem

La Agcom ha recentemente stabilito che per rispettare pienamente la neutralità della rete, il principio secondo il quale tutti i dispositivi hanno pari opportunità di accesso ad internet e a qualsiasi sito web, la libertà nella scelta del modem faccia parte della discrezionalità del cliente. Cosa peraltro ribadita dalla Commissione Europea nel 2015, e che alcuni operatori di internet sembrano non rispettare o vedere interamente di buon occhio: ne è la prova il fatto che i modem che si comprano vanno comprati assieme all’abbonamento, con la scusa che siano più facili da configurare e che poi, alla prova dei fatti, pagando un canone per l’acquisto dello stesso a rate. Qualsiasi modem in effetti andrebbe bene, anche se poi dovremmo pagare un tecnico per configurarlo o affidarci all’amico o al cugino bravo col computer.

Del resto se vale la net neutrality è facile convincersi del fatto che la libera scelta possa evitare l’aumento sproporzionato dei prezzi, specialmente se si considera che con alcuni provider è obbligatorio acquistare un router dedicato altrimenti non ti fanno connettere per nulla. La libera scelta del modem, in tal senso, è assolutamente necessaria ed andrebbe mediata diversamente dai vari operatori sul mercato – parere del tutto personale ma, pensiamo, condivisibile dalla maggioranza degli utenti che usano internet a casa.

Con il libero mercato, del resto, aumenta anche la qualità dei dispositivi sul mercato, e questo è leggibile nella possibilità di fare reclamo in caso di disservizi e malfunzionamenti: i modem attuali sono abbastanza evoluti in questo, e permettono di tracciare dei log delle connettività effettive, cioè capire quando e se internet abbia funzionato oppure no.

Avere un modem proprio, del resto, comprato come modello indipendente dal provider di servizi che si usa, è un principio cardine dell’affermazione dell’autentica neutralità della rete, in modo che ciò possa fornire servizi fruibili e veloci per tutti gli utenti (fonte).

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