99 smartphone di seconda mano per generare un “ingorgo virtuale” su Google Maps


Se ne va in giro con 99 smartphone di seconda mano dentro un carretto, tutti con la stessa app attiva: Google Maps. Il tutto per provare a generare un ingorgo fake su una strada che, nella realtà , risultava libera. àˆ quello che ha sperimentato Simon Weckert, un informatico tedesco che ha fatto l’esperimento nel proprio sito ufficiale, di cui abbiamo anche un video Youtube.

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99 smartphone di seconda mano vengono trasportati in un carretto per strada, il tutto per generare un “ingorgo virtuale” in Google Maps. Mediante questo piccolo esperimento “hacker“, è stato possibile trasformare in rosso una strada verde che ha un impatto nel mondo fisico navigando le auto su un altro percorso per evitare di rimanere bloccati traffico.

L’esperimento si presta a numerose riflessioni sull’uso quotidiano che facciamo di queste tecnologie, e su quanto possa essere problematico, nella realtà , un loro utilizzo senza riflettere o comunque acritico. Nel suo libro Nuova era oscura James Brindle racconta, tra i tanti anneddoti realmente avvenuti in cronaca, di un gruppo di turisti giapponesi in vacanza che, per ragioni irrazionali quanto inoppugnabili, si ritrovò in mare con la propria auto, venendo salvati all’ultimo secondo: e tutto questo soltanto perchè il navigatore che stavano usando gli indicava che la strada giusta era… via mare.

Immagine tratta da http://www.simonweckert.com/googlemapshacks.html

La stessa Google Maps che aveva ispirato qualche giochino simpatico (di cui vi abbiamo parlato giorni fa) adesso mostra un potenziale limite ed un dettaglio importante sul suo funzionamento: se vediamo un ingorgo su Google Maps, potrebbe essere un effetto determinato dalla presenza di almeno un centinaio di GPS attivi sull’app che si trovano sulla medesima strada. Ma potrebbe essere anche, a questo punto, un omino che cammina tranquillamente su una strada senza macchine, con un carrettino e 99 smartphone al suo interno…

L’esperimento, molto semplice quanto efficace, mostra una delle questioni etiche del nuovo millennio: come la tecnologia sia diventata un fattore condizionante spesso implicito, a cui tendiamo a credere per la stessa ragione per cui un gruppo di turisti giapponesi di cui sopra si ritrovò in acqua con la propria auto.

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