Come installare WordPress sul cloud di DigitalOcean

Come installare WordPress sul cloud di DigitalOcean

La maggioranza del web sembra funzionare sotto hosting condivisi, e questa scelta normalmente è adeguata per i siti web e le app web con poco traffico, senza picchi di visitatori e senza un flusso tale da poter garantire degli introiti mediante pubblicità; ma, in generale, la scelta degli hosting shared è spesso sovrastata da opzioni di livello molto superiore. In genere, infatti, si tende a considerare, in un ipotetico ordine di “importanza” o potenzialità:

  1. hosting gratuiti/condivisi
  2. hosting semi-dedicati
  3. VPS
  4. hosting cloud
  5. server dedicati

La soluzione offerta da Digital Ocean, che vedremo approfonditamente in questo post, si colloca più o meno tra l’opzione 3 e la 4, per quanto offra molte delle opportunità riservate solitamente ai servizi della sezione 5.

Perchè trasferire WordPress su cloud?

Chi usa WordPress, nello specifico, potrebbe chiedersi per quali ragioni valga la pena scomodare un hosting di questo tipo, più potente e senza dubbio più costoso: in generale conviene farlo se avete un volume di traffico (Google Analytics alla mano) che valga la considerazione dell’opzione in questi termini, senza contare che potrete disporre di maggiori opzioni lato certificati HTTPS (che vanno installati da terminale, e Let’s encrypt è supportato, ovviamente), ma anche lato prestazioni del sito e cache (esempio pratico: con la soluzione base da 5 euro al mese potrete abilitare la cache ad esempio di W3 Total Cache mediante APC Accelerator, uno degli acceleratori PHP più semplici e minimalisti da configurare, e che permette di migliorare le prestazioni generali del linguaggio fino a 3 volte più velocemente della versione originale).

Quanto costa farlo in termini di tempo e risorse?

Lo svantaggio di questa scelta, se ne volessimo cercare uno, sarebbe insito nel fatto che in genere questi sistemi non sono ancora a prova di utente medio o utonto, ed in generale richiedono un minimo di conoscenze dell’uso del terminale, l’unica vera interfaccia con questi sistemi e mediante la quale sarà anche necessario pensare alla sicurezza del sistema, alla configurazione di ogni dettaglio come firewall, eventuali load balancer e così via. A livello di costi, per la cronaca, siamo in linea con quelli di un normale hosting condiviso di buona qualità, con la differenza fondamentale che disporrete di più siti configurabili (come fosse un multisito, in sostanza) ed ognuno avrà un bel po’ di spazio a disposizione (minimo 25GB ed almeno 1 GB di RAM, più che sufficenti per WordPress in genere).

Vedremo quindi, a questo punto, come sia semplice abilitare l’account base da 5 euro al mese di Digital Ocean per un WordPress più veloce e scattante che mai.

Prestazioni su Digital Ocean

Le prestazioni su un’installazione “nuda” di WordPress parlano abbastanza chiare, del resto (il benchmark è quello di Pingdom): questo è il benchmark effettuato sulla prima installazione con il tema di default e privo di plugin.

Si tratta delle prestazioni reali su un’istanza di base senza nulla installato, ovviamente, che si possono ulteriormente migliorare mediante un plugin di cache (qui avevo usato W3 Total Cache con supporto APC, una configurazione che consiglio a tutti in fatto di prestazioni e facilità di configurazione). Ecco le prestazioni con cache attivata e qualche piccola accortezza (tipo includere localmente i Google Font e “pulire” i parametri di inclusione di script e CSS; senza nemmeno bisogno di minificare nulla):

Ovviamente tenete conto che il vostro sito, a seconda dei theme, dei plugin e delle personalizzazioni che sfrutta, potrebbe non fornire prestazioni paragonabili se non dopo un accurato lavoro di reingegnerizzazione ed ottimizzazioni varie.

Per finire, il TTFB è di circa 0.3 s (in linea con le raccomandazioni di Google):

Come accedere la prima volta – registrazione

Quando vi registrate la prima volta (da qui) dovrete inserire una mail valida e che utilizzate attivamente, perchè mediante essa riceverete tutte le informazioni per accedere al servizio.

In seguito dovrete impostare il metodo di pagamento preferito, che può essere una carta di credito oppure Paypal, su cui andrete ad abilitare un servizio di pagamento ricorrente (per ragioni di praticità Paypal rimane preferibile, per la cronaca).

La registrazione richiede pochi secondo ed è molto snellita rispetto alla registrazione su altri portali, che tipicamente richiedono molti, troppi più dati (qui basta indicare nome, cognome ed indirizzo email valido).

Guida passo-passo per la creazione di una droplet per WordPress

Come primo passo, una volta loggati e dopo aver pagato il primo mese, cliccate su Create in alto a destra, e selezionate Droplets – che servirà a creare un’instanza di cloud VPS da utilizzare come server per WordPress.

Nella pagina successiva, sotto Choose an image per la sezione Distribution lasciate selezionato Ubuntu xx.xx x64, in realtà questa opzione non ci interessa perchè dovremo cliccare su One-click apps, e tra le numerose app disponibili selezionare WordPress. Adesso dovrete decidere la taglia della vostra VPS (Choose a size), per cui andate a selezionare ad esempio quella base (1GB di RAM, 1 vCPU, 25 GB di spazio web a 5 dollari al mese). Come Datacenter Region selezionate London o Frankfurt o la città più vicina a voi, e poi – almeno per un’installazione base a scopo di sviluppo – potete lasciare tutto il resto non selezionato. DigitalOcean provvederà in automatico a creare tutto quello che vi serve cliccando su Create.

Dopo qualche istante, sarete pronti: DigitalOcean vi avrà assegnato un indirizzo IP per accedere via browser, e vedrete in alto nella schermata le droplet create – cioè i server virtuali che avete creato. In genere potete creare, distruggere e resettare qualsiasi droplet in qualsiasi momento, senza costi aggiuntivi; questo andrà molto a vantaggio dell’operatività generale del sito web, e vi consentirà anche di sfruttare il servizio per altre tipologie di attività (ad esempio un’istanza di droplet con Ubuntu attivo e funzionante).

Tenete conto che se installate Ubuntu l’IP assegnato non sarà funzionante da browser (se non dopo un po’ di configurazione da terminale); selezionando WordPress, invece, avrete un’istanza del CMS già pronta all’uso con FTP e tutto, che pero’ sarà sbloccata non appena avrete fatto l’accesso per la prima volta via terminale come utente root.

Nell’esempio successivo, come esempio ulteriore, possiamo vedere due droplet (una in corso di creazione al momento della screenshot), in cui vediamo nell’ordine il nome (cliccabile per info), l’indirizzo IP (basta passare sopra col mouse e cliccare per selezionarlo) ed i tre puntini sospensivi per accedere alle opzioni:

  • aggiungere un dominio (cioè configurare un DNS per la droplet);
  • accedere al terminale
  • ridimensionare le risorse assegnate
  • vedere l’utilizzo effettivo mediante grafici di CPU, banda e spazio su disco
  • abilitare i backup automatici dei dati
  • aggiungere tag interni al fine di identificare le varie droplet

Quando avete appena installato WP, aprendo via browser l’indirizzo IP assegnatovi vedrete qualcosa del genere:

Principali opzioni di Digital Ocean

Mediante interfaccia web sarà possibile effettuare le operazioni più comuni di manutenzione ad alto livello, ad esempio:

  • Destroy: potete buttare giù la droplet (cliccando su Destroy, attenzione che questo comporterà la perdita di tutti i dati, database e file del sito) oppure ricostruirla da zero cliccando su Rebuild dopo aver selezionato dalla casella di ricerca cosa volete reinstallare
  • Access: permette di ripristinare la password di root della droplet
  • Backup: permette di preimpostare un programma di backup dei vostri dati, una volta andati in produzione (si paga a parte)

Viste le potenzialità di un account del genere, è opportuno fin da subito impostare l’autenticazione a due fattori sul sito, per limitare i problemi di sicurezza legati ad accessi indebiti o non autorizzati.

Cosa viene offerto per WordPress? Lo stack LAMP pronto all’uso :-)

La configurazione di base per WordPress vi fornisce una droplet con il classico LAMP stack:

  • server Apache
  • server per il database MySQL
  • supporto al linguaggio PHP 7

Per un supporto potenziato alla sicurezza, inoltre, sono inclusi il supporto a UFW (che permette di gestire il firewall) e fail2ban (che serve a configurare ed aggiornare in automatico il firewall).

Come collegarsi in SSH

Le droplet sono sistemi operativi virtuali pre-impostati, e configurabili a piacere, con i quali darete vita alle vostre web app preferite, quindi WordPress, Django, Node.JS e tante altre. Questo significa, pero’, che per garantire l’operatività al massimo della potenza sull’istanza che avete creato dovrete accedere per la prima volta via SSH, e per farlo fare una cosa del genere, dal terminale di comando Linux e Mac (per Windows bisogna installare prima PuTTy):

ssh root@indirizzo_IP

dove indirizzo_IP sarà, ad esempio, l’indirizzo IP che avrete copiato da DO, tipo: 123.456.789.012.

Ricordatevi che:

  • la username è sempre root
  • l’indirizzo IP viene assegnato dinamicamente per ogni creazione di droplet
  • la password per la prima volta viene assegnata ed inviata via email, poi va cambiata nel seguente modo: copiate la password assegnata via email, inseritela dopo aver richiesto la connessione SSH con il comando visto sopra, poi cliccate Invio, poi inserite nuovamente la vecchia password, premete Invio, solo adesso potrete confermare la nuova password e premere Invio per confermare. Si noti come i caratteri della password non vengano visualizzati da Linux per motivi di sicurezza: tale comportamento non è anomalo, è solo questione di abitudine (almeno, penso e … spero per voi!).

Dopo aver cambiato la password, WordPress sarà pronto all’uso (esempio di terminale di successo):

Changing password for root.
(current) UNIX password:
Enter new UNIX password:
Retype new UNIX password:

WordPress has been enabled!

Ecco un esempio di istanza di WordPress dall’indirizzo_IP assegnato, pronta all’installazione (non servirà configurare nulla, la procedura è automatizzata).

Errore WARNING: REMOTE HOST IDENTIFICATION HAS CHANGED!

Se durante l’accesso dovesse apparire un messaggio di errore come “WARNING: REMOTE HOST IDENTIFICATION HAS CHANGED!” significa che state accedendo ad un indirizzo IP che avete resettato in precedenza, ad esempio, per cui dovrete correggere il comando ed inserire l’indirizzo IP corretto. In alternativa, potrebbe anche darsi che sia necessario cancellare la vecchia chiave di accesso e rigenerare la nuova, in questo modo:

ssh-keygen -R indirizzo_IP

 

Primo accesso a SSH

Dopo aver creato l’istanza droplet e verificato che l’IP sia attivo e funzionante (con la schermata vista prima, in sostanza) andate a controllare se avete ricevuto una mail da DO: dovreste infatti aver ricevuto la password in una email con oggetto “Your New Droplet: …”, del tipo:

  • Droplet Name: il nome della droplet
  • IP Address: il valore da inserire al posto di indirizzo_IP per SSH
  • Username: root
  • Password: la password assegnata dal sistema

Per accedere alle configurazioni più avanzate dovrete utilizzare SSH, la shell o terminale remoto per cui DA vi fornirà, al momento della creazione dell’istanza, una username ed una password di root da cambiare dopo il primo accesso. Per introdurvi al funzionamento di SSH vi rimando, per la cronaca, ai tutorial scritti su questo argomento su Trovalost.it (Introduzione al terminale Linux, Guida base all’uso di SSH).

Gli usi ovviamente non finiscono qui: tra i numerosi CMS ed applicazioni disponibili per le droplet troviamo NodeJS (quindi possiamo tranquillamente usare DO come hosting per NodeJS), Django, Rails, Redis, MongoDB, Cassandra, Docker e tutti i principali sistemi operativi open source (Debian, Ubuntu e così via).

(fonte, fonte)

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