Perché la SEO non è materia di “prima posizione ad ogni costo”

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Pubblicato il: 26 Marzo 2021

Potrebbe capitarvi di sentire parlare consulenti, addetti ai lavori ed esperti (più o meno tali, a volte…) del web nei seguenti termini: soprattutto in ambito SEO, l’ossessione per la prima posizione gioca un ruolo predominante. In effetti se è vero che la SEO è effettivamente l’arte di posizionare le pagine web nei risultati di ricerca di Google, ridurla ad una semplice prima posizione poteva andare bene qualche anno fa, ma oggi disponiamo di mezzi e metriche decisamente più accurate, e bisogna spingere oltre il discorso.

La SEO offre opportunità anche nella seconda pagina o nel 13° risultato, battute sui cadaveri a parte, e questo anche solo per una prima ragione molto sottovalutata: quello che fa la differenza non è tanto posizionarsi, a volte, ma ricevere click sul risultato del proprio sito. Search Console usa infatti non una singola metrica (il posizionamento) ma tre in tutto (anche impressioni e click): in molti casi, è il numero di click che fa la vera differenza.

La prima posizione è desiderabile e importante, ma non è tutto: anche perchè dipende dal tipo di ricerca che stiamo ottimizzando (varie attività SEO finiscono per essere fuorviate da keyword research non ottimali a monte, del resto). Se vi sembra assurdo come discorso, considerate che:

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  • ci sono molti risultati nelle prime posizioni che, dati alla mano, non vengono cliccati da nessuno o quasi (CTR molto basso), che quindi sono lì magari grazie a tecniche black hat ma che non vengono cliccati da nessuno, magari per i motivi più vari (se bastasse la prima posizione, in effetti, Google mostrerebbe solo un risultato per ogni ricerca, in un certo senso);
  • di contro, ci sono molti risultati nelle posizioni successive hanno CTR comunque accettabile (>1%), e portano visitatori attivi al sito.

Sarebbe il caso, forse, di cambiare prospettiva.

Quella della prima posizione ad ogni costo, come unico e reale obiettivo delle attività SEO, è un mito da sfatare certamente corretto nelle intenzioni ma errato nelle conseguenze, che parte da un presupposto falsato e neanche troppo corretto (ovvero che chiunque possa arrivare in prima posizione per qualsiasi ricerca, cosa in genere falsa) e collassa spesso, ancora peggio, su un errore patologico che molti commettono.

Chi offre o cerca di realizzare attività SEO punta anzitutto alla migliore indicizzazione organica possibile, il che è un riflesso di vari fattori come la collocazione dei link interni ed esterni, il valore dei contenuti, il tasso di attrattività del sito, il livello di UX, le ottimizzazioni locali e globali (on page e off page) e così via; attività quindi complesse, che è riduttivo ricondurre esclusivamente alla prima posizione su Google;

Prima di tutto, infatti, dovremmo capire per quale ricerca vogliamo ottimizzare: al cambiare della stessa, cambieranno i presupposti e le possibilità concrete, ad esempio se si tratti di ricerche della coda lunga – per cui esistono possibilità nel breve periodo – o meno – per cui, invece, le possibilità si riducono e vanno individuate in modo mirato e con occhio esperto. Non sottovalutiamo mai questa fase, insomma;

Convicersi che essere in prima posizione su Google sia sempre desiderabile è un’idea in genere sbagliata: puoi riuscirci facendo SEO in modo pesante, ovviamente, ma è da considerare come non sempre ciò che cerca l’utente si trovi necessariamente in prima pagina. Un risultato in prima pagina che non viene cliccato da nessuno interessa a poco, in effetti, per cui sarà importante più che garantire la prima posizione cercare di ottimizzare il CTR dei risultati di ricerca del nostro sito. Fate caso al vostro uso di Google, in media, e vi renderete conto (credo abbastanza facilmente) che 1) non sempre il primo risultato di una ricerca riporta la risposta che vi aspettavate di trovare 2) in molti casi vi capiterà di tornare indietro, ovvero di cliccare anche il secondo o terzo risultato per varie ragioni (senza pensarne a nessuna troppo complicata citerei… la curiosità!) 3) spesso si cliccano annunci Adwords senza accorgersene, che sono posizionati da annunci a pagamento e non da risultati organici, ma che molti (e qui arriva l’erroraccio a cui accennavo prima) ritengono allegramente essere SEO; sbarazziamoci, quindi, anche da questo equivoco: ciò che puoi ottenere con Adwords non è “prima pagina” in senso ottenibile dalla SEO.

Quello che ci interessa, in questa sede, è quindi misurare il CTR dei risultati di ricerca del nostro sito. Ricevere molti click da persone interessate è più importante che essere in prima linea e godere “a vuoto” di questo fatto; per cui misurate sempre il CTR, se potete, anche perchè Google offre un’ottimo strumento per farlo come la Search Console di Google.

Chiaramente la prima posizione, o meglio la prima pagina dei risultati, resta una corsia altamente preferenziale e rimane un obiettivo primario nelle nostre attività; di fatto, pero’, deve essere accompagnata da un modello commerciale adeguato, che passi dalla collocazione di contenuti mirati alla definizione degli obiettivi più adeguati del proprio business.

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Grazie per aver letto Perché la SEO non è materia di “prima posizione ad ogni costo” di Salvatore Capolupo su Trovalost.it
Perché la SEO non è materia di “prima posizione ad ogni costo” (Guide, Zona Marketing)

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