Come fare SEO per WordPress

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Pubblicato il: 8 Febbraio 2021 , Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2021

Non sempre fare SEO sul proprio sito è alla portata di tutti, e ci vuole certamente una certa esperienza per effettuare le operazioni che servono. I fattori che coinvolgono il posizionamento sono davvero tantissimi, e spesso sono difficili da conciliare tra di loro.

A livello di controlli, ottimizzazione di base e check basilari (SEO audit), comunque, non mancano le possibilità: in questo articolo proveremo a vederne qualcuna che potrebbe tornarvi utile nel concreto, nel caso specifico per un blog aziendale.

Il mio sito in WordPress non compare su Google!

Conosco bene questa frustrazione, e l’impegno nello scrivere tanti articoli che sembra andare a vuoto. In effetti – a volte –  Google sembra quasi indifferente e capriccioso, pare quasi che se ne sbatta di noi e del nostro lavoro: che cosa fare, in sostanza, per aumentare la propria visibilità sui motori? Proverò a spiegarlo in questa sede, ricorrendo ad esempi pratici e a tecniche che ho utilizzato anch’io, in questi anni.

Introduzione: come funziona WordPress

WordPress è il blog CMS più utilizzato in ambito open source, e buona parte del suo successo deriva proprio dalla sua facilità di impostazione anche per l’utente meno esperto. Per quanto infatti non manchino impostazioni avanzate, site builder, plugin di ogni tipo e framework di alto livello, WordPress si presenta ancora oggi – molto più che gli anni scorsi, tra l’altro – come un’ottima piattaforma per diffondere i nostri contenuti sul web, e questo (un po’ come diretta conseguenza) è un aspetto molto correlato con la sostanziale semplicità delle sue impostazioni SEO. Impostazioni che di base sono già disponibili, ma che si possono estendere (quasi sempre necessario farlo) grazie a plugin come All In One SEO oppure SEO Yoast.

Le impostazioni on page di WordPress sono le migliori possibili rispetto a molti altri CMS, e questo è un vantaggio per voi davvero enorme: vi permetterà, infatti, di concentrarvi sui contenuti.

Penso sia comunque il caso di mettere nero su bianco le indicazioni in ambito SEO per WordPress proprio perchè, a dispetto della sua semplicità, non mi pare ci siano guide abbastanza organiche sull’argomento, quantomeno in italiano: per cui bando alle ciance e passiamo direttamente alle impostazioni di WordPress ed i suggerimenti editoriali di massima per ottimizzare il nostro sito sui motori.

Ottimizzazione onpage: Title e meta-description

WordPress offre – anche senza alcun plugin SEO, in effetti – un buon supporto in termini.

Infatti:

  1. il title è già pronto all’uso: delle pagine coincide con il titolo che andremo ad impostare nel backend (il titolo dell’articolo è il tag title, in altre parole);
  2. il title degli articoli, stessa cosa: corrisponde con quello che inseriamo dall’editor nel backend;
  3. il campo meta description, invece, di norma su un’installazione WP di base non compare in automatico, per cui (senza usare plugin, almeno fino ad ora) sarà necessario modificare il theme manualmente (o meglio il child del theme corrente) in questo modo;
  4. gli altri campi sono normalmente opzionali (ad esempio il noindex, nofollow), o meglio sono impostati in automatico dal theme.

Quello che toccherà fare per fare una buona SEO, in sostanza, in genere è (una di queste cose, a scelta):

  • intervenire sul theme child o scrivere un nostro plugin per aggiungere il supporto alle meta description;
  • installare un plugin SEO;
  • cambiare theme se quello attuale non genera meta description, o trovarne uno che abbia un buon supporto nativo lato SEO.

Abbiamo quindi posto le condizioni essenziali per poter controllare title e meta description (almeno) a dovere. Il motivo per cui fissiamo l’attenzione su title e meta description è perchè rientrano tra i tag riconosciuti da Google, e tra questi troviamo anche charset, impostazioni sulla traduzione della pagina, meta tag robots ed altri di minore o nessuna importanza.

Come impostare i title in WordPress

Di norma, il title può corrispondere con il titolo nei risultati di ricerca (quello cliccabile). Per cambiarlo o integrarlo, e verificare le prestazioni di un contenuto rispetto ad un altro, basta semplicemente modificare il campo “Titolo” della pagina o dell’articolo in questione.

Come impostare le meta-description in WordPress

In questo caso, una descrizione discorsiva o l’excerpt dell’articolo (al limite) potrebbero coincidere con la meta description. Per cambiarlo o integrarlo, e verificare le prestazioni di un contenuto rispetto ad un altro, basta manipolare questo campo con una delle tre modalità elencate (codice, plugin, theme nuovo).

Meta-keyword e WordPress

Le meta-keyword di cui molti ancora parlano non hanno alcuna importanza, e lo ha confermato anche il blog ufficiale di Google, per cui è inutile perdere tempo ad impostarle. Molti plugin SEO, comunque, danno supporto a questa caratteristica, ma per come la vedo io è tempo perso lavorarci.

Come fare SEO: try & test (prova e verifica le prestazioni)

Qualsiasi attività SEO effettuata su un sito in WP va per forza di cose contestualizzata, per cui non esistono azioni prettamente tecniche (come installare un certo plugin) che da sole riescano a garantire o diano garanzia di miglioramento. Il try & test rimane la strategia (se non tra le migliore) senza dubbio più semplice da implementare. Inoltre, tenete conto che a due ricerche di chiave1 e chiave2, ad esempio, possono corrispondere più title e più meta description per la stessa pagina web (questo smentisce, per inciso, la strana abitudine di molti SEO ad ottimizzare “one key, one page“, rendendola più che altro una pratica castrante e riduttiva). Ottimizzarli in WordPress a questo livello, quindi, significa mettere il sito in condizione di funzionare lato SEO: per arrivare a grandi risultati è già qualcosa ma non basta, ovviamente.

Coding per meta-description

Chiusa la parentesi SEO “pura” – che potete approfondire nel mio ebook SEO Pratico, in cui tra l’altro parlo per esteso di tutta la parte sulla SEO offpage che qui, per brevità, non affronto – torniamo a WordPress e la sua ottimizzazione in termini di codice: per i title, come detto, non c’è alcun problema tecnico da risolvere, e si può lavorare tranquillamente senza aggiungere nulla. Le modifiche che facciamo ai titoli del blog, delle pagine e degli articoli si riflettono automaticamente nel sito, e non appena il crawler ripasserò dalle stesse “prenderà nota” del cambiamento.

A livello di meta description, invece, le cose sono leggermente più complicate: anche se la pratica suggerisce operazioni leggermente diverse in alcuni theme particolari, possiamo impostare un semplice tag condizionale per generare la meta-description nelle pagine/articoli WordPress e sulla home page in questo modo:

<meta name="description" content="<?php if ( is_single() ) {
single_post_title('', true);
} else {
bloginfo('name'); echo " - "; bloginfo('description');
}
?>" />

Questa, almeno, è l’impostazione suggerita nel codex ufficiale; a mio avviso pero’ non è esatta perchè, stando alla documentazione ufficiale, single_post_title restituisce il title della pagina corrente fuori dal Loop. Solo che a noi serve una description: ripetere il titolo è, senza mezzi termini, piuttosto inutile.

Motivo per cui possiamo, molto meglio, inserire un excerpt (un estratto, ad esempio le prime 20 lettere del contenuto dell’articolo o della pagina) del post corrente, che è quantomeno più significativa come impostazione, in questo modo (che risolve il problema di inserire una description anche per le pagine dei tag e delle categorie).

<?php if (is_single()) { ?> <meta name="Description" content="<?php echo strip_tags(get_the_excerpt($post->ID)); ?>" /> <?php } else if(is_home() || is_page()) { ?> <meta name="Description" content="whatever your blog/site is about goes here w00t!"> <?php } else if(is_category()) { ?> <meta name="Description" content="<?php echo strip_tags(category_description(get_category_by_slug(strtolower(get_the_category()))->term_id)); ?>" /> <?php } ?>

Per una varietà di ragioni (legate alle inevitabili differenze di implementazione tra i vari theme disponibili, tra l’altro), non esiste una risposta unica a questo genere di interrogativo, e se non siete pratici con PHP in molti casi tanto vale utilizzare direttamente un plugin SEO, come quelli che vedremo tra un istante.

Per la home page, comunque, di norma basta aggiungere questa semplice riga (e sostituirla all’eventuale vecchia versione, se presente):

<meta name="description" content="<?php bloginfo('description'); ?>" />

Quello che bisogna avere chiaro, a questo punto, è che non tutti i theme sono ottimizzati nel modo corretto o migliore per il vostro caso: anzi, in molti casi sono splendidi graficamente quanto fatti con i piedi (detta senza filtro) lato SEO. Title e meta description possono mancare (anche in parte), mentre secondo le linee guida dei motori di ricerca devono essere univoci e, di fatto, in molti casi possono non esserlo (a meno di cambiare impostazioni sul codice lato child e/o impostare gli attributi noindex, nofollow). In questi casi, un plugin ci salverà da diverse ore di lavoro, test ed imprecazioni a destra e a manca.

Plugin SEO: All in one SEO Pack

Livello: medio/PRO

Ad esempio, utilizzando All in one SEO pack (una delle più concrete alternative all’utilizzatissimo Yoast) è possibile impostare in automatico le meta description su tutte le pagine, in modo che corrispondano agli excerpt degli articoli oppure, a seconda dei casi, alle descrizioni di tag e categorie.Il plugin in questione è piuttosto carino e ricco di impostazioni, ma non sempre (nella mia esperienza) gli utenti lo trovano pratico.

Plugin SEO: Yoast

Livello: principiante

Per quanto riguarda Yoast, invece, le sue caratteristiche stanno migliorando mese dopo mese, per cui è consigliato farne uso soprattutto per i principianti, per quanto persista una sua caratteristica fuorviante: un indicatore che segna in rosso la presenza/assenza di parole chiave rilevanti nel title. Non fateci caso, mi raccomando, specie se avete un blog in italiano. Questo porta facilmente in una direzione pericolosa (spinge a fare keyword stuffing, specie agli utenti meno esperti), che (non solo secondo me) deve essere evitata, evitando di farsi portare fuori strada e, senza mezzi termini, fare cazzate. Yoast farebbe bene, per inciso, a togliere di mezzo per sempre questa inutile feature nelle nuove versioni, o quantomeno dare un’opzione più chiara per nasconderla.

Per quanto riguarda le impostazioni base di SEO Yoast, dopo averlo installato ed attivato cliccate sulla sezione nel backend di WordPress per visualizzarne tutte le opzioni. I pannelli più interessanti, per quello che ci siamo detti finora, sono quelli delle Sitemap XML e di Titoli e Metadati.

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Nel pannello Sitemap XML troverete le impostazioni per decidere cosa includere nella mappa del sito (articoli, pagine, categorie, tag: decidere cosa includere dipende da cosa volete mostrare a Google e da cosa ritenete utile mostrare, soprattutto). Inoltre, troverete un link alla sitemap del vostro sito che potrete sottoporre alla Search Console perchè possa scansionarla periodicamente e tenere traccia degli aggiornamenti.

Nel pannello Titoli & Metadati, invece, c’è tutto quello che vi serve lato SEO: title e meta description della home sono diventati due semplici campi di testo da compilare, così come categorie, pagine, articoli, tag, media ed eventuali tipi di dato creati da voi. È possibile anche utilizzare dei tag generici per inserire, a seconda delle necessità, il titolo dinamico, la descrizione dinamica, l’excerpt dell’articolo, l’ID e tanto altro ancora (vedi qui per maggiori informazioni). Le altre opzioni possono essere variamente utili a seconda dei casi, ma per una SEO di livello medio-base vanno più che bene le cose già viste. La cosa essenziale, nello scegliere questi tag, è quello di garantire la giusta visibilità ai contenuti, e questo per forza di cose si lega alla scelta delle strategie editoriali del blog; per ogni possibile strategia editoriale, in altri termini, sarà necessario prendere provvedimenti diversi lato tecnico.

Plugin consigliato: SEO Ultimate

Livello: medio/PRO

Tra i plugin SEO per WordPress, comunque, date anche uno sguardo a SEO Ultimate, che non ha la popolarità dalla sua (almeno in Italia), ma che si rivela particolarmente utile per via di alcune caratteristiche avanzate, come la possibilità di editare sia automaticamente che manualmente title e description di tutto il sito (categorie, tag, articoli, home e pagine), oltre ad altre feature quali l’autolink interno delle parole, l’editor di robots e molto altro ancora. Evitate comunque di usare più di un plugin SEO alla volta, perchè creano conflitti su WordPress nel 99% dei casi.

Che cosa fare e cosa non fare

Sito ben funzionante

Anzitutto assicuratevi che il sito funzioni bene in ogni sua parte, senza errori tecnici lato server e lato console sviluppatori. In questo modo avrete la quasi certezza che le persone possono sfruttare quello che offrite nel sito al massimo livello.

Keyword (e non solo)

Come seconda cosa, non focalizzatevi troppo sulle parole chiave e sulla loro ripetizione ossessiva anche dove non necessario. Il sito deve essere fatto per gli utenti, non per ottenere vantaggi impropri dai motori di ricerca (tanto più che, prima o poi, Google se ne accorgerà).

Contenuti utili

Scrivete in modo chiaro e coerente con il linguaggio del vostro settore di mercato, non copiate ed evitate di scopiazzare da altri competitor. I duplicati ed i contenuti thin sono spesso penalizzanti lato Google, su quasi tutte le nicchie.

Contenuti non thin

Il fatto che le schede prodotto e ogni articolo non debbano essere povere di contenuto non significa che per forza uno debba scrivere papelli chilometrici. Confrontate con quello che hanno fatto gli altri nella vostra nicchia di mercato, ed il più delle volte avrete la risposta che aspettate. Molte pagine a rimbalzo altissimo performano bene lato SEO perchè danno quello che vogliono agli utenti che cercano, senza fronzoli nè banner pubblicitari invasivi.

Contenuti aggiornati

Non è sempre vero che più si aggiornano i contenuti e meglio, ma Google Caffeine ha fatto la fortuna di molti blogger negli anni; contenuti aggiornati e sensati, spesso, incentivano i vostri utenti a tornare nel sito anche in seguito migliorando le metriche Google Analytics e fidelizzandoli.

Supporto responsive

È essenziale che il theme che usate sia ben consultabile da mobile, e che sia veloce a caricare (vedi punto successivo).

Velocità del sito

Ottimizzate il vostro sito per il Pagespeed Insights, se possibile: è difficile, ma è un fattore di posizionamento non di poco conto. Al tempo stesso, fate in modo che almeno le metriche di GTMetrix siano accettabili (2 A oppure almeno una B e una A, ad esempio).

User eXperience

Considerate l’usabilità del vostro sito, la facilità a trovare le cose e vedrete che anche quello sarà un fattore di posizionamento indiretto per il vostro sito web.

È ora arrivato il momento di parlare di due aspetti che spesso chi ha un sito in WP sottovaluta e prende sottogamba, ovvero: la scelta di un modello di business e la stesura di un piano di pubblicazione.

Il modello di business del blog

Se hai un tuo blog personale e vuoi migliorare la sua SEO, prima di effettuare qualsiasi operazioni dovresti chiederti se il tuo modello di business esiste ed è solido: se non hai un modello di business o non sai cosa sia, le cose possono essere complicate. Rischi di pubblicare molti post a vuoto, senza mai avere alcun rientro concreto dalla tua attività. L’attività di un SEO in effetti si basa su una serie di azioni e di misurazioni successive, che servono a determinare interventi mirati ad aumentare le visite, le conversioni, il posizionamento e così via. Il modello di business, anche detto modello d’affari (o in inglese business model) serve a descrivere le logiche secondo cui l’azienda (quindi ad esempio voi, con il vostro blog aziendale) crea, distribuisce e raccoglie il valore – e guadagna, nello specifico.

Un modello di business, per quello che ci serve, è una modalità chiara per ottenere degli introiti e permettere conversioni, vendite mediante (di solito) la creazione di un valore aggiunto: per quest’ultimo obiettivo, è tipico utilizzare un piano editoriale. I modelli di business più diffusi sul web sono la vendita diretta di link, l’opportunità di mettere in evidenza nel blog le proprie conoscenze (tipico di chi vende consulenze via blog), la scrittura o pubblicazione di guest post (articoli “ospitati”), l’uso di banner contestuali oppure l’inserimento di link affiliati.

Il piano editoriale del blog

Abbiamo citato la creazione di valore aggiunto come punto cardine per potenziare il modello di business e fare, in seguito, una buona SEO: questo aspetto è basilare, ed in molti casi viene tendenzialmente trascurato perchè considerato poco importante. Molti blog aziendali affidano la scrittura degli articoli al primo collaboratore libero che riescono a trovare, il quale scriverà contenuti riciclati o di bassa qualità nella quasi totalità dei casi: del resto, non è il suo mestiere. In realtà pubblicare contenuti su un blog aziendale è un lavoro serio e complesso, da affidare a copywriter professionisti nella totalità dei casi. Gli autori del blog devono conoscere bene l’argomento, sapersi documentare, proporre un taglio originale, pianificare un numero periodico di pubblicazioni – ad esempio, 1articolo al giorno – e cercare di proporre qualità: nello specifico, saper rispondere in anticipo alle richieste, alle FAQ, alle curiosità ed alle necessità dei potenziali clienti dell’azienda.

Mediante un flusso di pubblicazioni si attirerà traffico dai social network e dai motori di ricerca (nello specifico), a patto che quei contenuti siano pertinenti all’azienda e sappiano fornire risposte alle giuste domande. Il compito della SEO, a questo punto, è anche quello di definire le giuste “domande” (query di ricerca).

Come fare SEO su WP

Fermo restando i punti precedenti, solitamente la SEO per un qualsiasi blog si articola in due fasi distinte, che sono:

  1. ottimizzazione on-site, cioè quella che interessa le pagine del sito – title, description, contenuti, struttura dei link interni e così via;
  2. ottimizzazione off-site, ovvero quella che si effettua esternamente al sito – referenze, backlink da blog o forum, citazioni, partnership eccetera.

Per effettuare la prima fase dovrete disporre delle “chiavi” di accesso al sito di interesse, ad esempio in WordPress o Joomla! esse coincidono con la username e la password di amministratore o editore del sito. Per intervenire a livello SEO su un sito, quindi, di solito è indispensabile disporre dei permessi elevati, per cui un amministratore (e non un semplice contributor o articolista del sito) che possa eventualmente modificare il tema e le impostazioni è la “figura” più adatta a farlo. Per quanto riguarda la seconda fase, invece, dovrete invece sfruttare degli account ad hoc che possono essere siti di news “fiduciati”, accessi secondari a siti di colleghi, contatti via email o social e via dicendo. Le strategie nello specifico possono cambiare di molto a seconda dello scenario e del tipo di consulenza, qui stiamo dando solo delle indicazioni di massima.

Alla base di una qualsiasi analisi ed attività SEO spesso si dimentica una cosa fondamentale: al di là delle attività singole che possono o meno portare dei risultati (link building, ottimizzazioni interne, ecc.) vi è il concetto di pertinenza di una ricerca, ovvero: si cerca di capire se esistano delle pagina del nostro sito che possa avere senso, per intenderci, che Google le restituisca in corrispondenza a quella ricerca. Sembra una cosa un po’ complessa, ed in effetti (senza giri di parole) lo è: riuscire a capire bene il senso ed il significato della pertinenza di una pagina rispetto ad una o più ricerche fa la differenza tra il SEO dilettante ed il professionista, e questo nel caso dei blog si traduce nella gestione idonea di contenuti che possano determinare le giuste risposte alle giuste domande.

A livello pratico, quindi, avere un modello di riferimento dal punto di vista monetario è importante per capire il “cosa” stiamo ottimizzando: se abbiamo inserito degli annunci nel blog (caso più che comune) dovremo capire come incrementare visualizzazioni e soprattutto click sugli annunci, ad esempio producendo articoli tematici e/o incrementando i backlink verso nostra home page. Se vendiamo consulenze in un settore specialistico, poi, ci interessa che arrivi il maggior numero di traffico mirato sul nostro sito. Diverso ancora, inoltre,  è il caso in cui il nostro blog riceva visite generaliste, ed in questo caso l’incremento di visite “grezze” serve a rendere le nostre pagine più appetibili per gli inserzionisti (stiamo vendendo banner sul blog, in pratica).

Una volta compreso il modello di business sottostante, andremo ad effettuare le classiche operazioni della SEO che possiamo dividere in due macro-categorie:

  1. ottimizzazione locale delle pagine, quindi a livello di title, description, snippet in primo piano, contenuti delle pagine, rich snippets ecc.;
  2. ottimizzazione esterna, per cui lavoreremo sulle fonti di traffico, backlink, misurazione dei ranking (ad esempio via SEOPanel) ecc.

C’è anche da sottolineare un altro aspetto importante: moltissimi blog di natura personale, per quanto ben scritti ed ottimizzati lato SEO, non sono adatti a guadagnare e/o ad entrare sul mercato, proprio perchè molti argomenti non danno guadagni consistenti e, come se non bastasse, spessissimo il problema risiede nella cronica sottovalutazione del modello di business. I blogger che sanno scrivere bene, infatti, non sempre hanno ben presente ciò che fanno o meglio, lo fanno semplicemente perchè amano farlo. Questo non è per forza di cosa il miglior modo di approcciare al proprio sito, che lato SEO dovrebbe avere anche un buon modello editoriale sottostante, un po’ come se fosse un magazine o una rivista specializzata.

A livello SEO, quindi, sarà necessario il più delle volte aumentare le referenze, le eventuali partnership ed i contenuti di alta qualità al fine di incrementare link in ingresso e popolarità.

Ad esempio se la chiave è “hosting economici”, una pagina che “risponde” bene a questo genere di ricerca è quella che ho creato sul mio principale sito, ovvero Hosting economici a meno di 20 euro / anno. Il punto chiave da capire è che questa pagina effettivamente risponde bene all’esigenza di chi stia cercando un web hosting per le proprie tasche.

In genere (specie quando si fa SEO a livello base) si parte da un posizionamento esistente del sito, cercando (fase di check):

site:nomedelsito.com key

e verificando se compaia almeno un risultato; successivamente si passa alla fase in cui si controlla, sempre su Google, che la chiave di ricerca porti al nostro sito nella prima o seconda pagina dei risultati:

key

In molti casi, si debbono considerare le varianti della cosiddetta coda lunga, ovvero sinonimi, variazioni più specifiche e simili a partire dalla chiave originale. Ad esempio, partendo dalla chiave di ricerca “SEO” possiamo estendere le ricerche a tre ulteriori varianti: “SEO italia”, “consulenze SEO”, “consulenti SEO”.

Di solito lavorando per qualche tempo sulla coda lunga si riesce ad incrementare il numero di visitatori dai motori di ricerca sul sito, anche se non sempre ciò corrisponde con un posizionamento sui motori ottimale o che si “ottimizzi” quando piacerebbe a noi.

Sulla prima fase (onsite) diciamo che:

le modifiche che portano a miglioramenti “apprezzabili” del posizionamento sono, di solito, variazioni sul title (a volte anche sulla meta-description), ammesso che la pagina sia considerata pertinente nel senso specificato in precedenza.

Conoscere i plugin (Yoast di WordPress e per EFSEO per Joomla sono i più classici ed efficenti) ed il funzionamento dei CMS è certamente molto utile ad un SEO, che non sempre disporrà di un webmaster che possa cambiare per lui questi elementi. Su molti siti, comunque, mi sono trovato decisamente meglio ad ottimizzare in HTML in via diretta il theme, ovviamente operando secondo le “regole” del CMS stesso (theme child di WP ad esempio).

Per quanto riguarda la seconda fase, invece il processo è molto più complesso: consiste nella verifica del posizionamento delle pagine, nell’acquisizione di visibilità da fonti esterne autorevoli senza violare le norme di Google, e (anche qui, again & again) nel successivo monitoraggio dei risultati.

I cambiamenti che portano a improvement del posizionamento sono difficili da quantificare e precisare, per quanto abbia riscontrato risultati apprezzabili nell’utilizzo di fonti di traffico attive (Scoop.it, OkNotizie, …) più che di link autorevoli veri e propri (Dmoz, siti di quotidiani, ecc.), spesso praticamente impossibili da ottenere – se non dietro sotterfugi o pagamenti quasi sempre (dal mio modesto punto di vista) fuori budget. C’è da dire che nell’ambito SEO c’è poco da fare i moralisti, e molto spesso la necessità dovrà cedere il passo a tecniche poco convenzionali.

Regole generali SEO onsite

Fare SEO per il tuo sito può essere spesso un’esperienza stimolante e ricca di spunti sempre nuovi, a patto di disporre della sufficente flessibilità e conoscere adeguatamente, se possibile, le tecnologie del web. Non sarà facilissimo, ma un tentativo di base possiamo provare a farlo: in questa seconda parte della guida, vediamo come!

In questa parte di lavoro rientrano varie attività che vanno dalla revisione dei testi all’uso di plugin SEO, passando per la scrittura / riscrittura almeno di title e meta description delle pagine, per la creazione di rich snippets, per la verifica di sitemap e robots.txt, per un controllo di scansionabilità del sito e così via. L’ottimizzazione di questo tipo non è soggetta regole troppo stringenti, per quanto valgano delle regole basilari ed il principio del buon senso.

In generale valgono i seguenti criteri.

Ottimizzare <title>

il metatag <title> Deve contenere una descrizione sintetica del contenuto della pagina, in certi casi può corrispondere almeno in parte con la ricerca che stiamo ottimizzando,e soprattutto le parole che usiamo al suo interno devono trovare riscontro effettivo all’interno della pagina. È opportuno che ognuno di questi campi sia unico rispetto tutte le altre pagine Web.

Ottimizzare meta description

il metatag description deve contenere una descrizione estesa del contenuto della pagina, in certi casi può corrispondere in parte con la ricerca che stiamo ottimizzando, e soprattutto le parole che usiamo al suo interno devono trovare riscontro effettivo all’interno della pagina. È opportuno che ognuno di questi campi sia unico rispetto tutte le altre pagine Web.

Ottimizzare sitemap

La sitemap Deve essere XML ben formato, non deve contenere errori Deve includere tutti gli URL che desideriamo indicizzare su Google;

Ottimizzare robots.txt

I robots.txt devono essere utilizzati in modo corretto, che servono sia ad indicare le parti scaricabili del sito (e quelle eventualmente non scaricabili).

Come lavorare sull’onsite SEO

In molti casi per lavorare sull’onsite si adotta una strategia try & test, della serie:

  1. Fissiamo una metrica, ad esempio la posizione della pagina, il CTR o il numero di clic rilevati dal webmaster tools Giorno 1;
  2. Proviamo ad effettuare una modifica all’interno di uno dei campi elencati in precedenza;
  3. Andiamo a verificare il valore di quella metrica successivamente alla modifica, ad esempio Giorno 15;
  4. Se non è cambiato nulla torniamo al punto 2, proviamo ad effettuare altre modifiche.
  5. Se non è possibile effettuare il punto 4, si torna a quello 1 e si verifica se non sia il caso di adottare un’altra metrica di riferimento.

I linea di massima si possono utilizzare metriche di qualsiasi genere (ad es. numero di visite sulla pagina), anche generate da software esterni, se è necessario: la cosa essenziale è che queste metriche ci siano, diversamente il nostro lavoro non sarà misurabile nè in positivo, né in negativo.

Come rientra l’onsite nella strategia SEO

Solitamente l’attività SEO per qualsiasi sito web si articola in due macro-fasi distinte, che riguardano:

  1. ottimizzazione on-site, cioè sulle pagine del sito – title, description, contenuti, strutturazione dei link eccetera;
  2. ottimizzazione off-site, cioè esternamente al sito – referenze, backlink da blog o forum, citazioni, partnership eccetera.

Le due fasi possono (anzi, spesso devono) alternarsi, una non esclude l’altra e la valutazione della necessità dell’una o dell’altra dipende da fattori che solo il consulente potrà valutare, per esperienza, necessità, requisiti o altro ancora. Per quanto riguarda la prima fase, il processo è più che altro compilativo, di natura ripetitiva: consiste nella verifica del posizionamento delle pagine, nella “taratura” dei tag principali del sito secondo le

note indicazioni di Google

, e nel successivo monitoraggio dei risultati. Non ci sono regole precise o assolute anche perchè, se ce ne fossero, tutti le applicherebbero, e sarebbe poi troppo complicato discernere la “qualità” dei vari risultati.

Conclusioni

I cambiamenti che portano a miglioramenti positivi del posizionamento sono, in molti casi, variazioni smart sul title (a volte anche sulla meta-description). Non ho mai registrato, almeno fino ad oggi, miglioramenti significativi in corrispondenza di aggiunta di feature avanzate delle pagine, tipo i rich-text snippet (che possono comunque migliorare altri fattori tipo il CTR). Questo ovviamente non significa che non si possa, o non si debba, operare su questo, come su altri fattori, che possono contribuire globalmente ad un sito di maggiore qualità.

Conoscere i plugin (Yoast di WordPress e per EFSEO per Joomla sono i più classici ed efficenti) ed il funzionamento dei CMS è certamente molto utile ad un SEO, che non sempre disporrà di un webmaster che possa cambiare per lui questi elementi. Su molti siti, comunque, mi sono trovato decisamente meglio ad ottimizzare in HTML in via diretta il theme, ovviamente operando secondo le “regole” del CMS stesso (theme child di WP ad esempio).

Per quanto riguarda la seconda fase, invece il processo è molto più complesso: consiste nella verifica del posizionamento delle pagine, nell’acquisizione di visibilità da fonti esterne autorevoli senza violare le norme di Google, e (anche qui, again & again) nel successivo monitoraggio dei risultati. I cambiamenti che portano a improvement del posizionamento sono difficili da quantificare e precisare, per quanto abbia riscontrato risultati apprezzabili nell’utilizzo di fonti di traffico attive (Scoop.it, OkNotizie, …) più che di link autorevoli veri e propri (Dmoz, siti di quotidiani, ecc.), spesso praticamente impossibili da ottenere – se non dietro sotterfugi o pagamenti quasi sempre (dal mio modesto punto di vista) fuori budget. C’è da dire che nell’ambito SEO c’è poco da fare i moralisti, e molto spesso la necessità dovrà cedere il passo a tecniche poco convenzionali.

(fonti: Codex.wordpress.org)

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Come fare SEO per WordPress (Guide, Zona Marketing)

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