L’intelligenza artificiale avrà un suo codice etico Fortemente voluto dalla UE, si ispirerà a principi generali da specializzare caso per caso

<span class="entry-title-primary">L’intelligenza artificiale avrà un suo codice etico</span> <span class="entry-subtitle">Fortemente voluto dalla UE, si ispirerà a principi generali da specializzare caso per caso</span>

Come già fatto in circostanze simili in passato, nel 2018 la UE ha pubblicato, in collaborazione con vari esperti internazionali del settore, una bozza di documento contenente le linee guida per una AI (Artificial Intelligence o intelligenza artificiale) affidabile. Rimane da capire, ovviamente, cosa si intenda e cosa si desideri rendere tale, tanto che il testo è aperto ai contributi degli utenti e sembra ancora lontano da una sua forma definitiva.

Nello specifico si assume che la AI possa portare benefici enormi per lo sviluppo di una società del futuro all’avanguardia ed in cui si possa vivere meglio, portando contributi concreti nella diagnosi di malattie o per il risparmio energetico: ma è anche necessario, suggerisce il testo, che le decisioni rispettino la privacy delle persone e non soffrano di bias di valutazione pregiudizievoli. Le linee guida della UE, pertanto, sono incentrate non sui soliti discorsi astratti e generalistici – purtroppo tipici, in queste circostanze – ma tendono a realizzare una checklist di punti da soddisfare by design, ovvero in fase di progettazione dei sistemi.

Quasi come in un romanzo cyberpunk diventato realtà imminente, si riportano alcuni dei principi in questione (contenuti in un documento draft in PDF, ad oggi, dal titolo significativo Draft Ethics guidelines for trustworthy AI), quali ad esempio:

  1. Assicurarsi che la AI sia focalizzata sulle persone, ovvero venga sviluppata con scopi etici, rispettosi dei diritti umani fondamentali e sul fare bene a qualcuno, sul non fare del male a nessuno, ad esempio;
  2. Rispettare i principi generali di progettazione del software di qualità, tra cui ad esempio la accountability, la data governanance, il design di livello, la non discriminazione, il rispetto della privacy, la robustezza di progettazione, la trasparenza e la sicurezza;
  3. Sviluppare linee guida che siano specifiche, volta per volta, dei singoli scenari in cui l’intelligenza artificiale si trovi ad operare.

Rimane da chiedersi come, e se davvero, questi principi possano essere applicati nella realtà: ma nel frattempo la sensibilità sul tema sembrano essere, in ogni caso, crescente.

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Informazioni sull'autore

Salvatore Capolupo

Consulente SEO, ingegnere informatico e fondatore di Trovalost.it, Pagare.online, Lipercubo.it e tanti altri. Di solito passo inosservato e non ne approfitto.